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Amadou Diawara non patisce più il freddo. E sogna ancora

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Amadou Diawara non patisce più il freddo. E sogna ancora

È stato l’acquisto più oneroso dell’era De Laurentiis, se si guarda il rapporto età-prezzo: quindici milioni per un appena diciannovenne guineano dalle belle speranze, passato subito in una grande piazza per qualità e doti che raramente sfuggono all’occhio di chi costruisce i propri progetti sui giovani. Una storia curiosa, quella di Amadou Diawara, arrivato in Italia quasi per caso, cresciuto tra San Marino e Bologna, patendo il freddo, trovatosi poi a Napoli. Nel cuore del Sud, in un posto che, non solo per il caldo, sa tanto di casa.

La svolta della vita nel cortile di una parrocchia

Comincia prestissimo, Amadou. All’insaputa dei genitori, insegnanti guineani, che sognano per lui un futuro diverso dal calcio. Un ruolo da impiegato, da professionista, al vertice della società. Lo asseconda, sola, e copre, la sorella farmacista, Sira. Che di tanto in tanto gli regala un paio di scarpe che lui indossa, puntualmente, nella parrocchia del suo quartiere. È il migliore e tra gli amici della Chiesa le sue qualità spiccano notevolmente. Ma è solo un gioco, gli dicono. È un hobby, non è un lavoro. Col calcio non si guadagna. E quando il padre lo scopre volano schiaffi. E invece no, perché Amadou ancora non lo sa, ma quel gioco è il suo gioco. E quelle qualità sono il suo bigliettino da visita. Un africano coi piedi di un brasiliano. Con buona pace del padre (la madre è purtroppo morta anzitempo, n.d.r).

Oggi Amadou Diawara non patisce più il freddo

Si preparano in fretta e furia i documenti per portarlo in Italia, e ci arriva, sì, ma è extracomunitario ed allora serve un tutor ma il tesseramento comunque non arriva: le norme sono restrittive ed allora i legali ricorrono all’espediente della discriminazione razziale. In poco tempo una sentenza costringe la FIGC al tesseramento del giovane Amadou. Inizia la sua storia, ma non sempre è stata rosa e fiori: giovanissimo, poco più che un bambino, nessun familiare al suo fianco. Impara velocemente la lingua, adora il bagnoschiuma, sconosciuto nel suo paese. In pochi mesi è al San Marino ma patisce il freddo ed i dirigenti devono comprargli indumenti sempre più pesanti per coprirlo. Poi è la volta del Bologna, arrivano i primi soldi, i primi guadagni. Compra una BMW Serie1 appena maggiorenne: colleziona venti multe, un record. Ma sono multe di felicità, per chi veniva dal nulla. E poi il Napoli, dopo una rottura tutt’altro che tranquilla col Bologna. La grande occasione di esplodere, crescere, consacrarsi. E continuare a sognare, sì, sulle orme dell’idolo di sempre, quel Yaya Tourè che è la dimostrazione dell’uomo che ce l’ha fatta. Come ce la sta facendo Amadou. Non più in pianura, senza patire freddo. Al caldo di Napoli, in un posto che sa di casa, davvero. Casa sua.

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