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Luciano Spalletti: amico di se stesso, nemico di tutti

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Spalletti sulla panchina dell'Inter

Arrogante, presuntuoso, maniacale, lunatico, permaloso, vittimista. Ma ha anche dei difetti, direbbero i giovani di oggi, sulla scia di un’espressione social ormai diffusissima e sempre divertente. Luciano Spalletti è il classico individuo che, qualora nella vita privata fosse come appare in pubblico (e non abbiamo motivi per credere il contrario), nessuno vorrebbe avere come compagno, collega o amico. Sicuramente non Francesco Totti e Mauro Icardi, che si sono scontrati duramente con la personalità complessa del tecnico di Certaldo; ma probabilmente nemmeno i suoi dirigenti, che formalmente sono dalla sua parte, ma di fatto devono convivere quotidianamente con quell’atteggiamento da defraudato dalla sorte cui Spalletti pare sempre accompagnare ogni suo gesto, ogni suo discorso.

L’anti-capitano?

Il fatto che i due grandi nemici di Spalletti siano stati Totti e Icardi non è casuale. L’allenatore dell’Inter, dipinto scherzosamente come “Anti-capitano”, in realtà è un vero e proprio capitano che non tollera di avere pari grado attorno a sé. Lo sa bene anche Kerzhakov, simbolo dello Zenit, arrivato anch’egli ad assaggiare la mano dura del toscano. All’epoca si trattava di una questione di soldi, alcuni calciatori del club russo si erano lamentati per gli stipendi troppo alti dei neo arrivati Hulk e Witsel. Ragionamento tutt’altro che sballato, ma per Spalletti inaccettabile. La riappacificazione sopravvenne presto, in quel caso, ma la vicenda è utile a caratterizzare il personaggio. Quanto avvenne a Roma con Totti, invece, è cosa nota. Una vendetta covata per anni, esplosa nel momento meno opportuno possibile; un sadismo che forse non conosce precedenti.

Il debito con la sorte

Il vero cruccio di Spalletti, tuttavia, è un altro. E’ convinto di essere un grande allenatore, cui solo la sorte ha negato un palmarès più ricco. Tornando a Roma dopo l’esperienza in Russia, confessò ad un amico:” Se torno, finisco quello che ho lasciato in sospeso”. Un’ossessione che lo perseguita, e probabilmente continuerà a farlo per tutta la vita. E pure, la carriera di Luciano allenatore ci descrive un buon tecnico, con ottime idee, ma non un fuoriclasse. Dopo una gavetta interessante, la grande esperienza di Udine, dove forse si è costruito un’immagine di sé del tutto fuorviante, ha lanciato Spalletti nel panorama del calcio che conta. A Roma ha vissuto stagioni intense, dove il bellissimo giocato mostrato ha prodotto però solo un paio di Coppe Italia ed una Supercoppa, che per la storia giallorossa non è poco, per quella di Spalletti nulla. Sognava lo scudetto, sognava il riconoscimento della sorte. Macchè.

Una caccia senza fine

Le vittorie ottenute alla guida dello Zenit non bastano, soprattutto perché accompagnate da continue delusioni europee, l’unico palcoscenico che avrebbe potuto dare ristoro all’animo inquieto di Luciano. Il rapporto tra il toscano e la Russia è stato complicato; gli spiriti che ribollono non hanno grande spazio da quelle parti. Il rientro in Italia ci ha offerto un altro Spalletti, più cattivo, più deciso ad ottenere il risarcimento che cercava e che cerca tutt’ora. Fin qui, però, l’eterna incompiutezza delle sue creature continua a sconvolgere i suoi piani. E’ ciò che differenzia, d’altronde, i grandi dai grandissimi. Non amato dai capitani, ha ottenuto però il rispetto della maggior parte dei tifosi, che ne riconoscono le doti di condottiero. Se si accontentasse di ciò, l’animo di Spalletti potrebbe davvero trovare la pace. La luce no, però. Ed egli la luce cerca, e la caccia ad essa non cesserà di turbare i suoi sonni. Più di un Francesco Totti; più di un Mauro Icardi.

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