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La Caduta degli Dei

Maurizio Sarri, un passo avanti e due passi indietro

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Maurizio Sarri, allenatore del Chelsea

Non sappiamo se il calendario nell’appartamento di cinque stanze nel Surrey abbia un circoletto rosso attorno alla data del 24 febbraio, né se un armadietto a Cobham, centro di allenamento del Chelsea, sia già stato svuotato. Quel che è certo, è che Maurizio Sarri domani si gioca l’ultima chance per rimanere allenatore dei Blues, almeno fino al termine della stagione. Novanta minuti per decretare il vincitore della Carabao Cup, la coppa di Lega inglese, ma soprattutto il destino di un allenatore che, fino a qualche mese fa, sembrava aver trovato a Londra il proprio posto nel mondo.

L’antidivo che piace(va) agli inglesi

Arrivato nella terra di Sua Maestà in punta di piedi, come era inevitabile per uno che in carriera ha vinto zero, chiamato ad iscrivere il proprio nome accanto a chi in carriera ha vinto tutto. Un po’ per questo, un po’ per la sua indole da beneficiario di una sorte insperata, Maurizio Sarri si è calato perfettamente nella sua parte di antidivo, che al Chelsea, dopo le esperienze con le personalità debordanti di Mourinho e Conte, hanno apprezzato fin da subito. Pochi riflettori, poche chiacchiere, pochi giri nella City, molto lavoro, come è da tradizione per uno che fa dell’esser figlio di un operaio il vanto più grande. L’inizio è stato di quelli importanti. Cinque vittorie di fila, la prima sconfitta arrivata solo alla tredicesima giornata, l’impressione che il “sarrismo” potesse attecchire brillantemente anche in una banda di solisti capricciosi. Il proprio posto nel mondo, appunto.

Il mondo capovolto

“Essere allenati da Sarri è come stare seduti a scuola ad ascoltare qualcuno per tutto il tempo”. Con queste parole, Antonio Rudiger ha certificato la fine del rapporto tra lo spogliatoio e Sarri. Ma d’altronde, il mondo aveva già iniziato a capovolgersi. Troppo maestro Sarri, troppo maestro di un’orchestra che non vuole essere guidata, se non da se stessa. Troppo solisti i calciatori, troppo solisti per un sognatore di calcio, per un sognatore di idee. I risultati hanno smesso di sorridere al Chelsea, il gioco, che a Napoli era stato il marchio di fabbrica del “sarrismo” anche nei momenti più difficili, è evaporato. Il 6-0 patito per mano del Manchester City di Guardiola, lo stesso che potrebbe calare giù il sipario in quel dramma satiresco che si è divenuta l’esperienza di Sarri a Londra, ha rappresentato il punto più basso della stagione, e insieme il simbolo di una fine inevitabile.

Le seconde opportunità del calcio

Le previsioni in questo sport non esistono, esiti scontati sono stati spesso ribaltati. La normalità, però, ci direbbe che domani, intorno alle 19.30, qualcuno comunicherà a Sarri che non sarà più l’allenatore del Chelsea. Fra qualche tempo, il tecnico di Bagnoli ci dirà cosa si sarà portato dietro di questa esperienza assurda. Dividere le responsabilità per un fallimento inaspettato, a questo punto, non ha più senso. Molto banalmente, le storie d’amore si costruiscono in due. Per fortuna, però, il calcio è come la vita, e dà tantissime seconde opportunità. Se lunedì 25 febbraio Sarri dovesse sperimentare il destino comune dei suoi amati operai, quello della disoccupazione (mutatis mutandis, chiaramente), c’è già chi è disposto a dare credito al “sarrismo”, quel mix di integralismo, tattica portata all’esasperazione e capacità di non ammettere mai i propri errori, che a Napoli hanno adorato, a Londra annusato e poi scartato. In questi giorni si è parlato di Roma, e va da sé che le caratteristiche dell’attuale allenatore del Chelsea, anche a livello umano, ben si sposerebbe con un ambiente esasperato ed esasperante come lui. O forse sarà altrove, a ricercare ancora il proprio posto nel mondo.

SPORTS AGENCY SC24

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