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Tra magie e difficoltà: Luis Alberto, il Picasso della Lazio

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Luis Alberto Storie di Sport

12 gol e 21 assist. Basterebbero semplicemente questi numeri per spiegare e per descrivere la stagione vissuta l’anno scorso da Luis Alberto. Lo spagnolo è stato, assieme a Milinkovic e Immobile, il trascinatore della Lazio. Quest’anno però l’ex Liverpool, anche a causa di problemi fisici, sta incontrando qualche difficoltà. La sua classe però non può essere in discussione, come fa capire ampiamente capire la sua storia.

Gli inizi a Jerez e il salto a Siviglia

Nato a San José del Valle il 28 settembre 1992, il buon Luis muove i primi passi e dà i primi calci al pallone nello Jerez, a pochi passi da casa sua. All’età di 12 anni arriva però la grande occasione chiamata Siviglia. Nel club andaluso trascorre cinque in cui si inizia a formare come calciatore. Insomma, è in quella esperienza e in quel settore giovanile che nasce il Luis Alberto di oggi. Nel 2009 viene inserito nella rosa del Siviglia Atletico (la squadra B), dove rimane fino al 2012, realizzando 25 reti in 77 presenze. Il suo esordio con la prima squadra arriva nel 2011.

L’illusione Barcellona e l’approdo al Liverpool

I suoi numeri stregano il Barcellona, che decide di acquistarlo con la formula del prestito. I catalani però scelgono di parcheggiarlo in Segunda Division nel Barcellona B. È un modo per valutare il giocatore e le sue qualità. L’8 settembre 2012 arriva il suo primo gol in maglia blaugrana. La sua stagione si chiude con numeri più che positivi: 38 presenze e 11 reti. Nonostante questo però la sua avventura giunge immediatamente ai titoli di coda. Per il classe 1992 si aprono le porte della Premier League. Il Siviglia infatti decide di cederlo al Liverpool per ben 8 milioni di euro. Il 27 agosto 2013 arriva immediatamente il suo debutto, ma lo spagnolo non riesce a imporsi in terra britannica, deludendo le aspettative.

Il ritorno in Spagna e la girandola di prestiti

La soluzione per il buon Luis è il ritorno nella sua Spagna. L’esperienza in prestito al Malaga è tutto sommato buona: 20 presenze e 2 reti. Altra stagione e altra squadra. Nel 2015 è la volta del Deportivo La Coruña. Pian piano il nativo di San José del Valle riesce a riprendersi e totalizza 31 presenze, realizzando 6 reti. Le sue qualità sono indubbie a mancargli però sembrano essere continuità e costanza. Ed ecco che, a quasi 24 anni, per lui è tempo di scoprire la Serie A. Il direttore sportivo della Lazio Igli Tare lo sceglie come sostituto di Candreva.

Da incognita a mago

La sua prima stagione è un’autentica delusione. L’iberico si vede poco e niente. Ciò che è chiaro è che le sue caratteristiche non sono quelle di un esterno d’attacco. Il suo passo e le sue doti sono quelle di un centrocampista offensivo e di un trequartista. Ed è da questa certezza che tutto riparte. Il suo gol a Genova datato 15 aprile 2017 è il primo squillo. A seguire c’è un’estate in cui il buon Luis è l’uomo della rivoluzione. Inzaghi decide di cambiare modulo, passando al 3-5-2. L’infortunio di Felipe Anderson gli consegnano la maglia da titolare. Lo spagnolo è protagonista di una prima parte di campionato a dir poco scintillante. È lui il partner di Immobile. È lui a lanciare l’attaccante biancoceleste in porta, a illuminare con classe e giocate di fino. La mancata qualificazione in Champions non intacca la sua grande annata. Ed è per questo che tutti si attendevano la conferma. Luis Alberto invece sparisce e diventa cupo, a causa di un problema chiamato pubalgia. Tare lo sprona, Inzaghi lo coccola e lo gestisce. E lui, con il tempo, ritrova pian piano la sua bacchetta magica, vivendo però di alti e bassi. La Lazio ha bisogno del suo mago e spera che quest’ultimo non torni incognita. Luis Alberto deve tornare Picasso, disegnando quella che è la sua arte: il calcio.

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