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Florenzi non lo sa, ma purtroppo si odia chi troppo amore ci dà

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Florenzi

Quando Fabrizio Moro cantava Libero era il 2008 e Alessandro Florenzi giocava negli allievi della Roma. Era da poco maggiorenne, arrivato in giallorosso dopo gli inizi all’AXA Calcio e alla Lodigiani. Non sapeva ancora quanto difficili e inattesi sarebbero stati gli ostacoli del cuore, quanto dura la strada dell’amore.

Perchè la storia tra Florenzi e la Roma è, incredibilmente, un qualcosa di complicato e di difficile come solo le grandi storie sanno fare. Se andaste in Curva Sud, oggi, il numero 24 giallorosso sarebbe uno dei più odiati, secondo forse solo a Kolarov.

Ma perchè? Cosa ha fatto di male per essere fischiato così duramente? Cosa ha portato alla retrocessione di un Figlio di Roma?

Il ragazzo di Vitinia

Flash back. Torniamo indietro di qualche anno. Precisamente al 2011, quando Alessandro Florenzi viene ceduto in prestito al Crotone. Nello scacchiere di Menechini occupa la casella di esterno destro a tutto campo, più offensivo che difensivo, come testimoniano gli 11 gol messi a segno in 37 presenze. Era stato Bruno Conti a consigliargli di andare in Calabria per crescere, lo stesso Bruno Conti che lo aveva aiutato, facendogli da corazza e da secondo padre, nei momenti difficili vissuti agli allievi e in Primavera. Florenzi era cresciuto bene, aveva già fatto il suo esordio in Serie A contro la Sampdoria, entrando al posto di Francesco Totti. Un pass generazionale, una sliding door che si riapre quando, un anno dopo, il ragazzo di Vitinia torna a Roma. A Trigoria c’è Zeman e le sue caratteristiche si sposano alla perfezione con il gioco tutto corsa e verticalità del Boemo. Saranno lui e Rudi Garcia, l’anno successivo, a forgiare Florenzi come giocatore d’attacco. Tecnica, velocità, dribbling: sono queste le caratteristiche che stregano tutti.

Bello de Nonna

Oltre ai gol e agli assist, alle rovesciate e ai gol da centrocampo (quello contro il Barcellona, all’Olimpico, un pallonetto da 55 metri davanti a 60.000 persone, finalista del Premio Puskas) sono altre virtù che restano nel cuore dei tifosi: la dedizione al lavoro, la maglia sudata, i chilometri percorsi, il sacrificio e l’intensità. È il periodo più felice di Florenzi, il ragazzo semplice, che viene dalla borgata romana ed è riuscito a sfondare, un calciatore terra terra, vicino per come parla, per gli anni che ha, per il luogo da dove viene, a migliaia di tifosi della Roma.

La scena che rappresenta più di tutte le altre la normalità di Florenzi è, in realtà, un gesto straordinario: l’esultanza con la nonna, scavalcando il cancelletto della Tribuna Monte Mario. Uno spot per la famiglia, per la passione, per i sentimenti. Per la Roma e per l’amore. Che sono quasi la stessa parola.

Il calvario

È proprio al momento di fare il grande salto che tutto s’incrina per la prima volta. All’indomani della stagione che lo ha visto in campo per 33 volte e in rete per 7, dopo il primo gol in un derby vinto da capitano, Florenzi deve confermare la crescita, prendere la fisionomia definitiva del top player.

Il 26 ottobre 2016 però, durante la sfida contro il Sassuolo, arriva la rottura del legamento crociato anteriore. Una sfida difficile che però Alessandro affronta con il sorriso, con l’ironia romana, con la sua classica voglia di fare. L’operazione, la fisioterapia, la riabilitazione. Sembra tutto pronto quando durante un allenamento in Primavera lo stesso ginocchio operato si rompe di nuovo, ancora una volta il crociato anteriore. Tutto da capo, ancora una volta. Un calvario che, in totale, dura quasi un anno. Al termine del quale Florenzi è ovviamente un giocatore cambiato, diverso. Le cicatrici che porta sul ginocchio fanno male ma, ovviamente, aiutano a crescere e a cambiare. In campo, innanzitutto, dove diventa grazie alla mano di Di Francesco e Spalletti terzino destro. Lo aveva introdotto e benedetto Walter Sabatini: “Florenzi è l’esterno difensivo del futuro, è il nuovo Dani Alves“.

Una profezia che, ad oggi, sembra essersi fermata, con il classe 91 protagonista dell’annata più difficile della sua carriera.

La fascia e il contratto

Facciamo un altro flash back, torniamo al 28 gennaio 2018, quando all’Olimpico la Roma perde per mano della Sampdoria. La tifoseria chiama la squadra sotto la Curva Sud, solo Nainggolan si avvia ma viene richiamato dal capitano di quel giorno, proprio Florenzi. “Tutta la squadra sarebbe andata sotto la Curva per prendere i fischi che ci meritavamo, purtroppo c’è una regola che lo vieta” ha spiegato il terzino. Ma non ha funzionato.

Da quel momento, come la regola del piano inclinato, la biglia Florenzi ha iniziato a scivolare sempre più verso il basso. Prestazioni sottotono, incognita del vero ruolo, dubbi tecnici. Infine, l’estate scorsa, la grande telenovela del rinnovo contrattuale. Una firma difficile e lunga, stando a quanto si è visto da fuori. Scontata e sicura, per chi era dentro Trigoria. Non sono bastate le rassicurazioni e le aperture, Roma è stata tappezzata di scritte, “Florenzi togliti la fascia, indegno!”, al Tre Fontane, negli allenamenti a porte aperte di questa estate, piovevano fischi e insulti: “Florenzi Trenta denari“.

Ma il ragazzo di Vitinia non alza la cresta, non risponde. Anzi, lo fa nell’unico modo che conosce: il lavoro, il sacrificio, mettendosi a disposizione di allenatore e compagni. Ha detto di no alle offerte dell’Inter, ha rispedito al mittente tutte le avances della Juventus. Lo aspetta la fascia da capitano di De Rossi e Florenzi vuole riconquistare a tutti i costi il rapporto con i tifosi. Guardate l’esultanza ai gol di Zaniolo, contro il Porto: tifoso tra i tifosi, aggrappato alla barriera, tendendo il pugno verso il muro giallorosso in un urlo di gioia e rabbia. Finirà anche questo calvario, sarà rimarginata anche questa cicatrice. Perchè non è vera quella canzone che dice “l’amore non è mai ricambiato, l’odio sempre“.

Roma sa amare, abbracciarti, addirittura adottarti. Figurati se già sei suo figlio.

SPORTS AGENCY SC24

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