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Tutte le scuse più assurde nella storia del calcio

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Il weekend uscente ci ha regalato una di quelle perle indimenticabili per l’eternità, capace di rievocare alcune delle più celeberrime scusanti nella storia di questo meraviglioso sport, che ha saputo donarci personaggi colmi di fantasia non solo in campo, ma anche in sala interviste. Da allenatori a giocatori fino a Presidenti, nessuno escluso: uscite a vuoto, alibi perfetti (più o meno), scusanti sempre più originali. Pur di giustificare una sconfitta o una brutta prestazione, si è disposti a vendere l’anima al diavolo, a perdere la faccia e a finire su Blob. Ma dopotutto, anche questo è il bello del pallone.

L’ultimo in ordine di tempo è un protagonista piuttosto inaspettato, poco avvezzo a regalare soddisfazioni ai microfoni, sempre pacato e diplomatico, al limite del noioso. Ma l’ultima uscita, è di quelle che fa ridere a crepapelle e destinate a entrare nel guinnes dei primati. E’ di Marcelino, allenatore del Valencia: “Su 24 partite ne abbiamo giocate ben 10 alle ore 16.15. Non abbiamo invece mai giocato dei match di sera, quando la palla va più veloce. Ho la sensazione che di pomeriggio il campo sia più lento”.

L’idolo indiscusso della speciale graduatoria è ovviamente lui, Walter Mazzarri. L’uomo dalle mille espulsioni, mimi dell’orologio e scuse strampalate. Memorabile quella del 2015, dopo un Inter-Verona: “Abbiamo creato tanto, poi è arrivata la pioggia…”. O, andando più indietro nel tempo, era vice di Ventura nel ’99 quando la colpa fu data ad una festa di compleanno e a “…un virus di diarrea fra i giocatori“.

Genio coi piedi, genio con la bocca, fu Ronaldinho. Straordinario nel 2020, al ritorno in Brasile e precisamente al Flamengo, trovò una straordinaria quanto originale scusa per evitarsi quello che tutti i brasiliani (in particolare) proprio non sopportano: allenarsi. Ebbene, il carioca, disse che a causa di un’insonnia cronica non poteva alzarsi presto la mattina per le sedute. Bugia solo in parte, dubitiamo che la notte dormisse…

Bilic, allenatore del West Ham nel 2014, dette la colpa degli scarsi risultati al fatto che oltre le linee che delimitavano il campo vi fosse troppo verde, così da disorientare i giocatori circa gli effetti spazi entro cui giocare. Che dire, genialità croata!

Una delle ultime, che riguardano l’Italia, è stata detta da Leonardo. In questo caso, a onor del vero, per quanto bizzarra non aveva tutti i torti visto che la Uefa aprì un’indagine a riguardo. Trattasi del match che ha buttato fuori il Milan dall’Europa, contro l’Olympiacos: dei suoni assordati emessi da chissà quale sorta di strumento che venivano adoperati ogni qual volta vi era un’azione offensiva dei rossoneri.

La chiusura è tragica, o lo sarebbe, fosse stato vero. Si chiama Somalia, giocava nel Botafogo: finse un rapimento pur di andarsene in vacanza. Tutti tranquilli, è stato ritrovato, non si era mai perso: semplicemente, in Brasile, aveva di meglio da fare che giocare a pallone.

 

SPORTS AGENCY SC24

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