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Il pagellone della Serie A: Piatek e Pavoletti top, Mattioli e Insigne flop

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Sanabria

Voto 1 Insigne. Riassunto delle puntate precedenti: Le Iene mandano in onda uno scherzo che vede protagonisti Insigne e la compagna. Si parla di social, di bellezza, di gelosie, di spasimanti. Insigne insulta, minaccia, addirittura colpisce la fidanzata, tra le risate grossolane in sottofondo del programma. In un paese dove la violenza femminile è sempre più forte il nuovo capitano del Napoli diventa simbolo del momento del paese: una donna non può farsi le foto e metterle sui social, non può essere bella, non può apparire. Come successo alla mamma di Nicolò Zaniolo, intervistata sempre da Le Iene con domande su dimensioni del seno, posizioni sessuale e altra roba giornalisticamente elevatissima. Le donne non possono essere belle e apparire senza essere insultate ma, soprattutto, non possono parlare di pallone. Lo dice Fulvio Collovati, a Quelli che il calcio: “Vado fuori di testa quando sento le donne parlare di tattica. Non lo possono fare“.

Voto 2 Preparatori atletici Lazio. Quando il gioco si fa duro, i giocatori della Lazio iniziano a rompersi. Potremmo riformulare così il tradizionale proverbio per avvicinarlo al momento della squadra di Simone Inzaghi che puntualmente, ogni volta che si trova in lotta per l’Europa o per altri obiettivi, si ritrova a combattere con i soliti malanni di stagione. Gli effetti dell’epidemia di infortuni muscolari che ha colpito Formello si erano visti già nella partita contro il Siviglia e la partita di domenica pomeriggio, contro il Genoa, non ha fatto che confermare la diagnosi. Gli ultimi caduti, in ordine di tempo, sono Parolo e Luis Alberto, assenze che si aggiungono a quelle di un Immobile e un Leiva a mezzo servizio, un Savic lungodegente, un Berisha clamorosamente fragile. C’è qualcosa che non va e il dito va subito contro lo staff medico e quello dei preparatori: rientri forzati, tappe bruciate, tempi accorciati, allenamenti troppo intensivi e preparazione estiva, al contrario, troppo tenue. Poi la rosa è quella che è, il povero mister Inzaghi se la passa veramente male.

Voto 3 Chievo. L’ultima, anzi l’unica, vittoria del Chievo risale ormai al 2018, 1 a 0 contro il Frosinone. Sembrava potesse essere la rinascita, la riscossa di una squadra che, dopo il caso delle plusvalenze fittizie, partiva con un forte e giusto handicap in campionato. La realtà però è ben diversa: 4 sconfitte nelle ultime cinque partite, prestazioni sempre meno convincenti, volontà dei giocatori ridotta all’osso. L’impressione è che i remi siano stati già tirati in barca, il resto della stagione sarà un’agonia in attesa di una retrocessione annunciata. La Serie A a 20 squadre, forse, è veramente da rivedere.

Voto 4 Mattioli, presidente Spal. 4 come i minuti che hanno sconvolto Spal Fiorentina lasciando strascichi e polemiche. La storia la sapete: fallo su Chiesa in area ferrarese, l’arbitro lascia correre, la Spal segna, la Var annulla tutto, rigore per la Fiorentina e gol di Veretout. Il fallo c’è, il penalty pure. Il presidente dei biancoazzurri però non ci sta: “Chiesa è un tuffatore, si butta sempre, è una persona poco seria” tuona. Pioggia di polemiche, Antognoni difende il suo gioiello, Pioli fa ironia. La lezione di stile arriva direttamente dall’allenatore della Spal, Semplici: “Rigore giusto, il fallo c’era“. Basta poco, per essere signori.

Voto 5 Perisic. Ma come? L‘Inter vince e mettete insufficiente ad un suo giocatore? Perisic trascina i nerazzurri, crossa, dribbla, lotta, e voi gli mettete 5? Sì e vi spieghiamo perché. Non può di certo essere un caso la prestazione autorevole del croato, arrivata fatalmente durante l’assenza dell’ex capitano Icardi. La fronda anti-Maurito, all’interno dello spogliatoio, farebbe capo proprio a lui, uno degli uomini tirati in ballo anche da Wanda Nara. E i calciatori, si sa, sono esseri spietati, a volte egoisti, hanno i loro interessi, i loro calcoli. Sanno loro quando giocare e quando no, quando voltare le spalle a giocatori, staff, allenatore e quando invece appoggiarli. Perisic, ad esempio, dopo un autunno giocato sottotono e senza voglia, dopo la cessione richiesta a gennaio, ha ricominciato a giocare proprio contro la Sampdoria, perchè non c’era Icardi. Dov’è finito il rispetto per i tifosi, per la maglia, anche addirittura per il contratto? Un calciatore può giocare solo quando ha voglia? Solo con l’allenatore che gli piace? Solo quando c’è il compagno con cui si trova di più? Evidentemente sì.

Voto 6 Aina. La sua partita in uno scatto al quarto d’ora della ripresa: chiusura su Callejon, pulita, provvidenziale, sicura. L’inglese, di origini nigeriane, è arrivato ad agosto quasi sottovoce, in prestito dall’Hll City. La fascia sinistra del 3-5-2 di Mazzarri è ormai roba sua: quantità e qualità, fisico e corsa. Una stagione ottima per lui che ha attirato gli interessi delle grandi di mezza Europa. Dedizione e lavoro pagano sempre.

Voto 7 Empoli. Il 3 a 0, secco e perentorio, con cui i toscani battono il Sassuolo è una vera e propria boccata d’ossigeno. L’ultima vittoria per gli uomini di Beppe Iachini era ormai lontana 3 mesi: 9 dicembre, 2 a 1 contro il Bologna. Nel mezzo ci sono pareggi scialbi contro Cagliari e Chievo, sconfitte pesanti contro Torino, Inter, Lazio, Genoa. Ora però la quadratura del gruppo è stata trovata: Bennacer, due assist domenica pomeriggio, sembra finalmente esploso, Farias è il partner ideale per Ciccio Caputo, Silvestre può garantire la giusta solidità in difesa. La salvezza si può conquistare, basta ripetere prestazioni così.

Voto 8 Sanabria. Quando era andato via da Roma lo fece senza presenze ufficiali e con una patina di illusione e tristezza. Doveva essere un crack, la tecnica c’era, il fiuto pure, ma non si erano visti. Poi in Spagna ha iniziato a segnare, a far vedere tutti i numeri del suo repertorio: velocità, agilità, destrezza, buon piede. Ora è di nuovo in Italia e domenica pomeriggio ha timbrato ancora il cartellino, contro la Lazio. Gol del pareggio, il terzo in quattro partite, a confermare quanto di buono visto in terra iberica e a ripagare la fiducia di dirigenza, compagni e tifosi. Gol e prestazioni che servono soprattutto a confermare una crescita lenta ma graduale. Il fardello dell’eredità di Piatek è pesante, ma Sanabria sa come fare.

Voto 9 Pavoletti. Poche cose sono sicure nella vita. Tra queste c’è sicuramente il colpo di testa di Pavoletti. Quando vedete una palla spiovere in area di rigore, un cross a mezz’aria, una sciabolata morbida, iniziate ad abbracciarvi. O ad imprecare, se avete Pavoletti contro al Fantacalcio. Il gol di sabato è un gol pesantissimo e di un’importanza cruciale per il suo Cagliari: 3 punti contro il Parma, salvezza sempre più vicina. Basta usare la testa, quella giusta.

Voto 10 Piatek. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, cantava Francesco De Gregori nella sua Leva Calcistica. La fantasia del primo gol del bomber polacco contro l’Atalanta: una girata impossibile, un gol che sfida le leggi della fisica e della rotazione terrestre, una parabola da terrapiattista. Il coraggio del gol del 3 a 1, a soffiare la palla di Berisha, abbassare la testa quel tanto che basta per portargli via tutto. L’altruismo di chi si mette a disposizione dei compagni, facendo a spallate, offrendo sponde, facendosi trovare sempre pronto. Higuain è solo un lontano ricordo: il Milan ha il suo centravanti. Finalmente.

 

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