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La Opinión

Né Krzysztof Piątek né Paquetá, è tutto merito di Ringhio

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Né Krzysztof Piątek né Paquetá, è tutto merito di Ringhio

Krzysztof Piątek e Lucas Paquetá hanno portato una ventata di entusiasmo in casa Milan: il 2019 dei rossoneri si è aperto nel migliore dei modi e finalmente, dopo un 2018 quantomai altalenante, i rossoneri sembrano aver preso finalmente la giusta direzione per far tornare il Milan quel che è stato e quel che merita di essere. Seppur ottimi, i colpi di mercato in entrata ed in uscita non sono, in realtà, il vero fattore della rinascita dei rossoneri. Il vero motivo siede in panchina e risponde al nome di Gennaro Gattuso. Che, finalmente, si sta riscattando e sta smentendo tutte le critiche, spesso anche ingiuste, nei suoi confronti. È tutto merito del tecnico-bandiera del Milan?

Gattuso e l’essere Milan: una questione di mentalità

La risposta, senza mezzi termini, è sì: è tutto merito di Gattuso. È il suo grande riscatto e, finalmente, la dimostrazione che ha avuto ragione fin dal primo giorno in cui è stato messo sulla panchina del Milan. Del suo Milan, quella squadra che per più di dieci anni ha portato avanti in tutto il mondo e con cui ha scritto memorabili pagine della Bibbia del calcio. Gattuso è la storia del club di Via Turati, lo è stato ieri e lo è ancora oggi dalla panchina. Perché per anni ha declinato al meglio l’essenza dell’essere Milan. E l’ha fatto non grazie a gol, colpi di genio, tocchi da fuoriclasse. L’ha fatto da gregario, da lavoratore, da instancabile guerriero a centrocampo. Con forza, tenacia, personalità. Carisma, tanto carisma, ancora oggi intatto anche dalla panchina. Anche qualche mese fa, quando lo si dava per spacciato, quando lo si bollava come incapace, inetto, non all’altezza. Lui ci ha sempre creduto, fino ad inculcare ai suoi lo spirito che fu del suo Milan, quello che ha vinto tutto, lo stesso che oggi, finalmente, ha trovato il pezzo che per qualche anno gli è mancato. Il Milan ai milanisti, al milanista per eccellente. Al primo tifoso e all’ultimo guerriero, baluardo di un amore che va al di là dei colori. È tutto merito di Ringhio.

Il nuovo corso del Diavolo sotto il segno di Ringhio

Ringhiava in campo, ringhia ancora oggi in panchina. A denti stretti e pugni chiusi, un tipo di poche parole ma capace di trasmettere tutto in pochi, semplici gesti. L’ha sempre fatto, anche quando la barca non andava a velocità spedita, anche quando il bomber tanto atteso è rimasto vittima della sindrome del numero 9 ed ha abbandonato capre e cavoli. Non si è mai smosso, Ringhio. Ha sempre parlato con rispetto, da uomo vero, da uomo che ha sempre fatto il suo lavoro con la passione che ci vuole. Ed ad un certo punto la squadra gli ha creduto, gli è andata dietro. L’ha seguito, l’ha appoggiato. Ha perso e si è rialzata, ma sempre con Ringhio. Ha vinto ed ha gioito e lui, sempre l’ultimo a farlo, consapevole che una meta non è che un altro punto di partenza. Si è preso il Milan, ha educato i suoi, la dirigenza ha fatto il resto. Perdonateci se non elogiamo il pistolero polacco o il funambolico brasiliano. Talenti purissimi, calciatori che fanno e faranno la differenza. Ma quella vera, signori, la fa una sola persona. È davvero tutto merito di Ringhio…

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