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Da scommessa a eroe e capitano: Senad Lulic, un simbolo biancoceleste

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26 maggio 2013. Basterebbe una semplice data per spiegare e raccontare l’avventura di Senad Lulic con la maglia della Lazio. Il bosniaco è stato infatti l’autore del gol nella storica finale di Coppa Italia vinta contro la Roma. Una rete che gli ha permesso di entrare nella storia e di scolpire il proprio nome nella memoria dei tifosi biancocelesti. La sua avventura nella Capitale è stata però caratterizzata da altri avvenimenti impossibili da non raccontare.

Gli inizi in Svizzera

Nato il 18 gennaio del 1986 a Mostar, che all’epoca si trovava in territorio jugoslavo, e cresciuto a Jablanica, cittadina dell’allora Bosnia-Erzegovina, il buon Senad ha iniziato la sua carriera calcistica in Svizzera, più precisamente nel Chur 97. Ed è proprio con questo club che fa il suo debutto in Prima Lega nella stagione 2003/2004. Due anni dopo si trasferisce al Bellinzona. Ed è qui che Lulic inizia a mettere in mostra le sue qualità: corsa, resistenza, duttilità e generosità. E addirittura si dimostra utile anche in zona gol, realizzando 10 gol in 33 partite. Il suo giro elvetico si completa con Grasshopers e Young Boys, con il quale debutta nelle competizioni europee. È  questo il suo biglietto da visita quando arriva alla Lazio. Un curriculum che convince il ds dei biancocelesti Igli Tare.

Dalle difficoltà iniziali al gol della storia

È il giugno del 2011 quando il nativo di Mostar sbarca nella Capitale. Dopo qualche difficoltà iniziale, il classe ’86 inizia pian piano a scalare le gerarchie e a ritagliarsi uno spazio importante. Prima Reja e poi Petkovic sfruttano la sua duttilità, utilizzando in tanti ruoli: terzino, esterno di un centrocampo a 4, mezzala e persino ala in un tridente offensivo. Senad ci mette sempre impegno, carattere e tenacia, diventando un punto di riferimento per i compagni e per i tifosi. Poi c’è quella data già citata: il 26 maggio 2013. Una vittoria che resterà incisa nella storia. Un gol che fa da cornice a due stagioni più che positive, chiuse con 88 presenze e sette gol. Lulic è diventato un pilastro dei capitolini.

Stefano Pioli e l’alternativa di lusso

Il secondo anno di Petkovic la Lazio va in evidente difficoltà e tutta la squadra sembra non brillare, nonostante il ritorno in corsa di Reja. Il bosniaco realizza comunque sette gol, confermandosi una pedina fondamentale. Con l’arrivo sulla panchina di Stefano Pioli le cose però cambiano leggermente. Il passaggio dal 4-3-3 di inizio stagione al 4-2-3-1 porta l’ex Young Boys a trovare meno spazio. La sua utilità comunque non è in discussione e lo dimostra il gol in semifinale di Coppa Italia contro il Napoli. Quando serve il buon Senad si fa sempre trovare pronto, diventando una sorta di alternativa di lusso ed essendo protagonista di una grande stagione in cui i capitolini centrano il terzo posto. L’annata successiva però la squadra si sgonfia, a partire dai preliminari persi contro il Bayer Leverkusen. Ed ecco che è il momento di un nuovo cambio in panchina.

Inzaghi e il nuovo ruolo

Corre l’anno 2016 quando Simone Inzaghi diventa allenatore della Lazio. Corre l’anno 2016 quando Lulic tocca le 200 presenze in maglia biancoceleste. Basterebbe quest’immagine per spiegare il rapporto che si crea tra i due fin dai primi momenti. Il classe ’86 torna titolare indiscusso e, nella seconda annata inzaghiana, visto l’addio di Lucas Biglia, diventa anche capitano. Il resto è storia fin troppo recente. Il resto è storia di una Champions sfumata, ma di un giocatore sempre più leader. Un giocatore reinventato dal tecnico laziale come quinto di centrocampo. Un ruolo che sembra adattarsi alla perfezione alla sua corsa e alla sua generosità. Perché sono queste le caratteristiche che ti restano impresse. Oltre quell’indimenticabile Lulic 71.

 

 

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