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Dalle critiche agli applausi: la rivincita e la storia di Felipe Caicedo

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Due gol per prendersi la scena. Due gol per zittire le critiche e trasformarle in applausi. Felipe Caicedo è stato il grande protagonista dei sei punti conquistati dalla Lazio contro Frosinone ed Empoli. Due vittorie tanto sofferte quanto importanti e che hanno la firma in calce dell’attaccante ecuadoregno. L’eroe che non ti aspetti e con una storia alle spalle tutta da scoprire e da raccontare.

Gli inizi e l’avventura al Basilea

Il buon Felipe nasce il 5 settembre del 1988 a Gauyaquil, una città non certo facile. A testimoniare è la lacrima che l’attaccante ha tatuata sotto l’occhio sinistro. Il simbolo chiaro ed evidente di un’infanzia tutt’altro che semplice e priva di ostacoli. Cresciuto calcisticamente nel suo Ecuador, più precisamente nel Barcelona Sc e nel Rocafuerte, all’età di 17 anni viene ingaggiato dal Basilea. L’esordio è datato 10 settembre del 2006. Caicedo chiude la sua prima stagione da professionista con 32 presenze e nove reti. Il 2007 per l’attaccante ecuadoregno è un anno importante, perché arrivano il debutto in Coppa Uefa e il primo trofeo in carriera, ossia la Coppa di Svizzera.

La grande occasione e il girovagare per il mondo

A gennaio del 2008 la carriera del classe ’88 può definitivamente svoltare. L’attaccante viene infatti acquistato dal Manchester City per una cifra vicina ai 7 milioni di euro. Il sudamericano, in una stagione e mezza, riesce a ritagliarsi il suo spazio, mettendo a segno anche a sette reti, ma non convince a pieno. Ed ecco che da qui inizia la sua girandola di prestiti: Sporting Lisbona, Malaga e Levante. La penisola iberica diventa dunque la sua casa, ma il feeling con il gol non sembra voler sbocciare. Caicedo è un lottatore, bravo a proteggere il pallone, a far salire la squadra e a lavorare di sponda. Il numero di reti però è troppo basso, anche se con il Levante tocca quota 14. Ed è per questo che gli spagnoli, nel maggio del 2011, decidono di riscattarlo. Ma si tratta solo di una vana illusione.

Russia, Emirati Arabi e di nuovo Spagna

Il buon Felipe non si fa mancare nemmeno l’avventura in Russia, alla Lokomotiv Mosca. Tre stagioni in cui l’ecuadoregno realizza appena 15 reti. E allora ecco che la prossima meta si chiama Emirati Arabi, più precisamente Al-Jazira. Una toccata e fuga che dura solo sei mesi e che porta al ritorno in Spagna, stavolta in casa Espanyol. Caicedo sembra ritrovarsi, realizzando 22 gol nei primi due anni. L’ultima annata però chiude con appena due reti. L’esperienza però è tanta. Ed è questa ad attrarre e a convincere il direttore sportivo della Lazio Igli Tare.

Da attaccante di scorta a spalla ideale

L’attaccante sbarca a Roma per ricoprire il ruolo di vice Immobile. Il classe ’88 però non convince per prestazioni, impatto e statistiche. Chiude la stagione con il trionfo in Supercoppa, 33 presenze e 6 reti, un bottino non troppo malvagio per una riserva. A pesare però sul giudizio sono due episodi che incidono sulla stagione biancoceleste: il rigore causato in Lazio-Fiorentina e il clamoroso gol sbagliato a Crotone, quando una vittoria avrebbe spedito gli uomini di Inzaghi in Champions League. Ed è per questo che Caicedo passa un’estate al centro di voci di mercato, con l’addio sembra dietro l’angolo. L’ecuadoregno però rimane nella Capitale e incredibilmente la sua avventura cambia radicalmente. Tutto comincia quando inizia a giocare come spalla di Immobile. Questo ruolo appare più adatto alle sue caratteristiche e alla sua fisicità. Il 30enne prende fiducia e le sue prestazioni salgono di livello. Lo dimostrano i gol realizzati, a partire da quello in quel di Marsiglia. Il resto è storia di questi giorni. Il resto è storia di un giocatore che si è preso la scena. Un’arma in più nella corsa Champions. E chissà che stavolta tutto non possa completamente ribaltarsi.

SPORTS AGENCY SC24

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