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Kalidou Koulibaly, l’ex peggior acquisto del Napoli

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Quando arrivò al Napoli di Rafa Benitez, nell’ormai lontano 2014, fu bollato repentinamente come una futura meteora, termine con cui, nel mondo del pallone, si indicano quei giocatori che, estimatori a parte, non lasceranno traccia di sé. Addirittura la Gazzetta dello Sport, probabilmente il quotidiano sportivo più importante d’Italia, osò mettere tre al mercato del Napoli, squadra che aveva, fin da subito, creduto in Kalidou Koulibaly. Il peggior acquisto del mercato, si disse. Ma la memoria, come la storia, ha un grande vantaggio: non può essere cancellata.

Kalidou Koulibaly si è preso il suo posto nel mondo

In Serie A dal 2014, Koulibaly è alla sua quinta stagione al Napoli, dove è diventato un pilastro. Ma non è sempre stato tutto rosa e fiori, anzi, tutt’altro perché, dopo solo un anno, il franco-senegalese era vicinissimo all’addio: dopo la fine dell’era Benitez, con l’avvento di Maurizio Sarri, Kalidou chiese la cessione. La società lo bloccò subito, nonostante lo scetticismo di Sarri. Allora Kalidou, rimboccandosi le maniche, ha cominciato a giocare. È da quel preciso istante che si è preso il suo posto nel Napoli. “Giocavo sempre, anche quando ero stremato, per farmi notare dal mister!” – e con Sarri, Koulibaly, è diventato un perno fondamentale ed è grazie a lui, che forse oggi è il giocatore che tutti conoscono. Lo chiamano il Muro, il K2. E praticamente, da due stagioni, ha lasciato da parte anche quelle poche lacune rimastegli: non sbaglia più nulla. Ed ha cominciato, così, a prendersi il suo posto nel mondo.

Lo sconto di De Laurentiis, la lezione di Benitez, gli allenamenti di Sarri

Oggi, Koulibaly si è preso il suo posto nel mondo. Ed è desiderato da tutti, ma De Laurentiis se lo tiene stretto. Ma forse nemmeno lui poteva immaginare cosa sarebbe diventato quel giocatore per il quale chiese uno sconto: era dieci centimetri più basso di quanto si diceva in giro! Ma molti meriti vanno dati a Benitez: “Gli staccai il telefono in faccia due volte, credevo fosse uno scherzo” – Rafa, prima di essere un allenatore, è un ottimo scovatore di talenti. Ci aveva visto lungo, lo volle a tutti i costi. E gli diede una lezione, un’altra, fondamentale: spiegargli i movimenti con bicchieri e forchette per simulare difensori ed attaccanti. Quindici minuti fondamentali per capire come giocare a calcio con la testa. E poi Sarri, i suoi allenamenti senza opposizione, cose da “pazzi”. E infine, un’altra visione del calcio, che ora trova la sua piena maturità tra le mani di Carlo Ancelotti. Che ha un giocatore sublime tra le mani, un campione. Ed un leader. Soprattutto un leader. Capitano aggiunto. Alla faccia del peggior acquisto di  una Serie A nemmeno tanto lontana…

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