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Atalanta che vende, Atalanta che vola: il segreto nei “prestiti”

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Per il terzo anno consecutivo l’Atalanta di Gian Piero Gasperini vive nelle zone alte di classifica. Ogni anno doveva essere l’ultimo, il caso doveva lasciar spazio alla normalità, un’Atalanta sempre dignitosa nel piazzamento finale ma nulla più. Un’Atalanta capace di lanciare giovani, del proprio vivaio soprattutto ma anche scoperti in giro per il mondo, alla stregua dell’Udinese: puntualmente, l’anno successivo, la ruota sarebbe tornata a girare con altri giovani ancora ed altri gioiellini reperiti chissà dove nel mondo, senza mai perdere in competitività.

Da tre anni però gli orobici hanno superato se stessi, riuscendo a fare qualcosa di sempre più grande, pur ogni volta regalando l’illusione che si fosse giunto il limite massimo possibile. Così fu due anni fa, nella magica sfida al Borussia Dortmund in Europa League nei sedicesimi di finale, perduta sì ma giocata con enorme dignità e con un passo verso una qualificazione che sarebbe stata leggenda. E poi quest’anno, quando il Copenaghen ai rigore sbatteva fuori nei preliminari europei i nerazzurri, che sbagliavano con Cornelius il rigore decisivo sciupando la qualificazione ottenuta l’anno precedente.

Sembrava il canto del cigno e invece da lì è cominciata una cavalcata trionfale, che sta portando i ragazzi del Presidente Percassi così in alto da mettere le vertigini ai tifosi: ad un punto dalla zona Champions ma soprattutto, in semifinale di Coppa Italia contro la Fiorentina, dopo aver battuto nettamente la Juventus già fermata in campionato e all’orizzonte il sogno di un trofeo che avrebbe dell’incredibile.

Chiedersi come tutto questo sia possibile è lecito, anzi doveroso, perché in questo triennio l’Atalanta ha perso pezzi uno dietro l’altro, anche nel corso della stagione: dallo storico portiere Consigli a centrale di difesa e bomber Caldara. Per passare al centrocampo e all’addio in quel di gennaio di Gagliardini, due stagioni fa, fino ai laterali Conti e Zappacosta passati niente meno che a Milan e Chelsea. Questi sono solo alcuni dei pezzi da 90 perduti dall’Atalanta in questi anni, l’ultimo Spinazzola alla Juventus: ciò nonostante è sempre lì, anzi sempre più in alto con la capacità straordinaria di innovarsi e rinnovarsi ogni stagione.

Merito senz’altro di un vivaio storico, l’Atalanta vanta uno dei settori giovanili più floridi del mondo, il migliore in Italia con quello dell’Inter. Non solo, una rete di ricerca sparsa per il globo con pochi eguali, che le permette ogni anni di reperire a bassi costi elementi validi da lanciare e con cui generare ingenti plusvalenze.

56, questo il numero impressionante di giocatori di proprietà della squadra bergamasca, fra Italia ed Europa: un dato impressionante in cui è seconda solo al Chelsea. Se qualcuno ancora si spiega il perché di un’Atalanta che vende, ma il cui livello non scende, piuttosto sale, eccolo spiegato.

SPORTS AGENCY SC24

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