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Nel calcio di oggi ha ancora senso ritirare il numero di maglia?

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Nel calcio di oggi ha ancora senso ritirare il numero di maglia?

Dopo dodici stagioni, 121 gol in 519 presenze, dopo aver asfaltato ogni record possibile ed aver riscritto la storia, Marek Hamsik lascia il Napoli e vola in Cina, dove giocherà per le tre stagioni future alle cifre proprie di un mercato che da qualche anno ha fatto saltare il banco in Europa. Parliamoci chiaramente: quando si scrive Marek Hamsik in automatico, per gli appassionati di calcio, si legge bandiera. Il suo addio, oltre ad aver commosso un’intera tifoseria che gli ha tributato ogni onore del caso, ha aperto però a svariate polemiche, a diversi quesiti. Quello che vi proponiamo oggi è il seguente: visto quanto fatto da Hamsik in questi anni, il Napoli dovrebbe ritirare il numero di maglia dello slovacco?

Un calcio senza bandiere

Porre la questione del ritiro della maglia, nel calcio del 2019, pare quantomai una cosa astorica, laddove la storia è stata messa da parte per questioni più importanti. Chi è cresciuto a pane e Del Piero, Maldini, Zanetti e Totti fa fatica ad accettarlo ma il calcio oggi non è più della gente, è un’industria in cui ciascuno ha la sua parte: calciatori, allenatori, dirigenti, società, fino ai tifosi e agli addetti ai lavori. La Juventus, dopo il ritiro di Del Piero, in favore di questa logica, di comune accordo col calciatore, ha deciso di non ritirare la sua dieci, ieri data a Tevez, oggi sulle spalle di Dybala.

Per non togliere il sogno ad un bambino, si disse. Ed è vero, ma fu anche una brillante operazione di marketing, a maggior ragione con un calciatore, come l’argentino, a valorizzare a 365°. La Roma, dopo il ritiro di Totti invece, ha deciso di non assegnarla: non ci sarà mai un altro Totti ma oggi, in casa giallorossa, non c’è neanche chi di Totti ha un colpo o un pizzico di classe. Scelta, in questo caso, quasi costretta. Il Milan, invece, l’ha ritirata. Troppo grande era stato Paolo Maldini. E lo stesso è valso per l’Inter, che non ha più assegnato la celeberrima numero quattro della leggenda Javier Zanetti. E dicasi lo stesso del Brescia: nessuno, tra le rondinelle, ha più visto il numero 10 che fu del Divin Codino Roberto Baggio. Ma, per la stragrande maggioranza, le cose vanno diversamente. E così il Napoli, con Diego Maradona.

Il senso ancora vivo del ritiro della maglia

Quanti ne abbiamo visti, e quanti ne vediamo, di calciatori che baciano la maglia ma l’anno dopo cambiano casacca, come se niente fosse, anche dopo anni trascorsi a difenderne i colori. Certe cose avevano un valore in un certo tipo di calcio, ne hanno uno totalmente diverso nel mondo del football dei Neymar, Cristiano Ronaldo, Pogba. E via dicendo. Quindi cambiamo la questione: tralasciamo i calciatori, parliamo degli uomini. Per omaggiare certi uomini, nel calcio di oggi, ha ancora senso il ritiro della maglia?

La risposta, inevitabilmente, è sì. E torniamo al protagonista di tutto, Marek Hamsik. Per l’uomo Hamsik, oltre che per il calciatore, per quel che ha rappresentato, più per quel che ha dato, per come ha indossato la maglia, allora sì, il Napoli dovrebbe ritirare la maglia numero 17 che non può andare sulle spalle di nessun altro più. E allora sì, anche la Juve avrebbe dovuto ritirarla, la Roma dovrebbe comunicarlo senza aspettare un degno erede. Perché, certe cose, hanno molto più valore dei soldi. E in molti casi non si possono comprare. Valori come attaccamento, fedeltà, lealtà, coerenza, non si trovano sul mercato, non vivono circondati dai soldi. Rappresentano, in molti casi, la componente viscerale e passionale, del calcio, certi giocatori. Quello che è ancora della gente. Ecco, davanti agli uomini che sono della gente il ritiro della maglia ha ancora un senso. In fondo sono loro i veri, ed unici, padroni del calcio.

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