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Juan Guaidó, presidente e usurpatore

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Juan Guaidó parla alla stampa

Non capita a tutti, in effetti quasi a nessuno, di svegliarsi la mattina e decidere di autoproclamarsi presidente di uno Stato. Qualora avvenisse, il minimo che ci si possa attendere in cambio sarebbero le risate di scherno. Non tuttavia se ti chiami Juan Guaidó, e di professione fai il presidente (vero) dell’Assemblea Nazionale del Venezuela. Faccia un po’ da bulletto dei quartieri bene di New York, sguardo da uno con una voglia matta di cambiare il suo futuro. Juan Guaidó si è preso la scena mediatica, in barba alla presunta assenza di libertà di stampa sotto il regime di Maduro, di tutto il mondo.

Un presidente venuto dal nulla

Prima di diventare presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, controllata dal 2015 dalle opposizioni, di Juan Guaidó nessuno aveva mai sentito parlare. Figura sconosciuta in Occidente, non emergeva particolarmente nemmeno nel suo paese, nonostante la lunga militanza in Voluntad Popular, partito centrista che fa parte di Mesa de la Unidad Democratica, la coalizione anti-Maduro. Probabilmente, a sapere qualcosa di lui erano solo i familiari e gli amici più stretti, oltre naturalmente agli Stati Uniti (che sanno sempre tutto). E’ nato il 28 luglio del 1983 a La Guaira, città portuale dello Stato di Vargas che nel 1999 è stata al centro di quell’alluvione che portò con sé morte e distruzione. Si è laureato nel 2007 in ingegneria, e nello stesso anno ha intrapreso la sua attività politica.

La carta dell’Opposizione

Guaidó ha delle cicatrici sul collo, che si dice possano essere state provocate dai proiettili di gomma sparati dalla polizia durante le manifestazioni studentesche del 2007. Chavez era al potere già da otto anni, e cinque anni prima aveva subito il primo tentativo di colpo di Stato, respinto dall’esercito e dalla mobilitazione popolare. Da allora, l’opposizione ha fatto leva più sull’appoggio degli USA che su quello delle masse venezuelane, perdendo praticamente tutte le elezioni che si sono susseguite nel paese, con poche eccezioni, come quelle del 2015. Juan Guaidó rappresenta però una carta nuova. La sua giovane età gli consente di chiamarsi fuori rispetto all’elite pre-Chavez, di cui il popolo conserva un ricordo amaro. Il fatto che sia venuto dal nulla gli conferisce l’aura di rinnovatore che, in una situazione complicata come quella venezuelana, porta con sé un carico di speranza potenzialmente vincente.

Maduro, presidente del Venezuela

Il presidente del Venezuela Maduro, che gode fin qui dell’appoggio dell’esercito

Guaidó, presidente o usurpatore?

Guaidó è da una decina di giorni presidente autoproclamato, e riconosciuto da buona parte degli stati occidentali (non dall’Italia, almeno per il momento). I mass media di tutto il mondo raccontano di un vasto sostegno popolare verso la sua persona, ma la realtà ci dice che milioni di venezuelani credono in Maduro e nelle conquiste della rivoluzione. Pesa su Guaidó, al di là delle sue intenzioni, l’ombra degli USA, che in Sud America hanno lasciato tracce pesanti di imperialismo, spesso attuato anche manu militari, come dimostra l’esempio tragico di Allende. L’opposizione in Venezuela non ha mai voluto fare i conti con questa ipoteca, sottovalutandone l’impatto tanto sul fronte interno, quanto su quello esterno (non a caso, sia l’OSA che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno sconfessato il colpo di mano di Guaidó). Se vorrà provare ad essere credibile, un cambio di rotta appare necessario.

Juan Guaidó, presidente o usurpatore?

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