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Lorenzo Insigne, l’ex ambulante diventato icona di Napoli

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Lorenzo Insigne, l'ex ambulante diventato icona di Napoli

Aveva otto mesi, quando fu battezzato dai genitori a Sant’Anastasia, comune della provincia di Napoli a pochi chilometri da Frattamaggiore, il centro della nostra storia. Poco meno di trentamila anime ed una sola passione: il Napoli, per la stragrande maggioranza dei frattesi, è religione. Nessuno, nell’ormai lontano 1991, poteva immaginare che quel bambino che andava pazzo per i dolci sarebbe diventato profeta in patria. Non lo sapeva nessuno, nemmeno in famiglia, che Lorenzo Insigne sarebbe diventato, all’età di ventisette anni, icona di Napoli, anche al di là del calcio. Per volontà del destino invece tutto quello che non era immaginabile oggi è realtà. E che realtà!

Lorenzo Insigne, l’ambulante che sognava Ronaldo (e Del Piero)

Secondogenito di una famiglia di calciatori, Insigne scopre ben presto l’amore per il calcio: ha otto anni quando scende in campo nel suo primo torneo con la scuola calcio di Grumo Nevano: “Il pallone è più alto di te!” – gli dicono. E segnatevela questa eresia, perché non è la prima volta che ritornerà in questa storia. Alla fine si convincono, lui gioca. E incanta: il pallone sarà anche più alto, ma si abbassa dinanzi alla classe di Lorenzo. Ma le possibilità della famiglia Insigne sono quelle che sono. Lui chiede solo scarpe e palloni, il calcio, come molti a quella età, è vita per Lorenzo. E allora a lavoro, al mercatino di Frattamaggiore. Per comprare un paio di scarpe, le mitiche R9 di Ronaldo, il Fenomeno. Fu quello il primo regalo per Lorenzo. Conquistato con sacrificio e soprattutto caparbietà. Perché questa, cari lettori, è una storia di caparbietà. Ed è un esempio: se si crede fortemente in un sogno, presto o tardi lo si raggiunge. Ma Ronaldo non è l’idolo di Lorenzo, quello è Del Piero, il modello di una vita, l’esempio da seguire, il mito da ripercorrere. Lui, napoletano tifoso del Napoli, non l’ha mai nascosto.

Lorenzo, il nano diventato Magnifico

“Mi hanno scartato diversi club, perché ero troppo basso!” – l’ha detto più volte, Lorenzo. E, come ad otto anni, anche andando in là con l’età, la statura è un po’ il tallone di Achille di Insigne. Sì, forte, ma basso. Non sfonderà, dicono i soloni, sarà sempre penalizzato, sottolineano altri, non andrà lontano. E così via. Se lo dicono tutti, ma non Beppe Santoro, team manager del Napoli di Mazzarri che si innamora letteralmente di lui. Comincia una storia d’amore che continua ancora oggi. Nel Napoli fa tutta la trafila del vivaio, fino alla Primavera e, in un Livorno-Napoli del 2010, debutta in Serie A. La parabola si è conclusa, Lorenzo è arrivato dove doveva. Ora, però, nel calcio che conta, c’è da farsi le ossa. Cominciano una serie di prestiti. E poi, in silenzio, come solo i grandi maestri sanno fare, arriva Zeman. È la svolta.

L’altro amore di Lorenzo: Zeman e la consacrazione

Gioca a Cava de’Tirreni, poi finisce al Foggia, dove lo vuole Zeman che intanto è tornato coi Satanelli per un Zemanlandia bis. Segna, è tra i migliori centravanti di quell’annata. Lui, che centravanti non è, viene chiesto dal boemo anche in B, nel Pescara di Verratti e Immobile. Esplode, incontenibile, inesorabile, e finalmente è pronto per tornare a casa, a soli ventuno anni. Il Napoli lo richiama e comincia una nuova storia, quella di Lorenzo Insigne, il Magnifico. Che per i napoletani, oggi, occupa un posto di tutto rispetto in quella particolare nicchia occupata da Diego Maradona e Marek Hamsik, compagno di squadra di Lorenzo, che lo ha anche eletto capitan futuro. Oggi la fascia è di Marek, quando non gioca di Lorenzo. Domani avrà un solo padrone. Sul braccio di un napoletano, la più grande negazione del nessuno profeta in patria.

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