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La Opinión

Non è un paese per centravanti

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Icardi Gli sfigati del lunedì

Forse non è un paese per vecchi, secondo il film dei fratelli Coen del 2007, e nemmeno per giovani, stando a quanto ha detto Giovanni Veronesi 10 anni dopo. Di sicuro, il nostro, non è neanche un paese per centravanti. Chiedetelo a Roberto Mancini, che in veste di commissario tecnico è alle prese con la carestia offensiva più importante dell’ultimo ventennio. C’è Ciro Immobile, ma se all’azzurro gli si toglie il bianco della Lazio non riesce proprio a segnare. Ci sarebbe Mario Balotelli, ma ormai lo scaricano anche a Nizza. Magari bisogna solo aspettare Pietro Pellegri, classe 2001 ex Genoa scappato a Monaco, dove ha giocato però solo tre partite. E allora ecco che l’attacco tricolore è un vorticare di esterni e falsi nueve, di folletti e scugnizzi, di Bernardeschi, Insigne e Chiesa in rapido movimento ondulatorio e sussultorio nel tridente d’attacco.

Il caso di Milano. Dalla sponda rossonera…

Non è un paese per prime punte, l’Italia. Non è una città per centravanti nemmeno Milano. È qui che è scoppiata la polemica della settimana, la bomba ad orologeria i cui fumi e detriti ancora si vedono ben chiari. Milan e Inter sono agitate, scosse. Hanno perso il sonno, sono irrequiete, provano a guardare al futuro, all’Europa, ma si girano subito dall’altra parte. La colpa è tutta dei loro top player, dei loro attaccanti. Del capitano e del fuoriclasse arrivato per vincere.

Aveva iniziato Gonzalo Higuain a far inceppare il meccanismo. L’argentino ha segnato in rossonero 6 gol (gli stessi di Ilicic all’Atalanta e Benassi alla Fiorentina, per intenderci, e meno di Caputo e Zapata), e nei due mesi di novembre e dicembre ha fatto registrare appena due gol. Decisivi entrambi, a onor del vero, contro Sampdoria e Spal. Ma la media è comunque di 1 rete ogni 370 minuti. E allora ecco i mal di pancia, la voglia di riabbracciare Sarri in quel di Londra, le parole di Leonardo che lo invitava a “prendersi le sue responsabilità e a pedalare”. Adesso la pista che porta al Chelsea sembrerebbe essersi raffreddata, ma i malumori del Pipita continuano. Forse ci penserà gennaio, a risollevare le sue sorti (o magari solo il suo prezzo): dal 2013 in poi Higuain ha segnato, nel primo mese dell’anno, ben 20 gol.

…a quella nerazzurra

Anche dall’altra parte del naviglio non stanno tranquilli. L’Inter è ai ferri corti con il suo centravanti. Che, però, è anche il capitano, il calciatore con maggiore visibilità, caratura e fascino. Proprio per questo gli argomenti, e i milioni, su cui discutere sono tanti. “Il mio rinnovo avverrà nel momento in cui l’Inter mi sottoporrà un’offerta corretta e concreta” ha scritto Maurito sui suoi social, forse aizzato dal suo procuratore Wanda Nara. Che in tasca ha un paio di proposte clamorose da Liga e Premier League. E sul cellulare un sacco di messaggi di altri giocatori che vorrebbero finire nella sua scuderia. Tra questi, anche un certo Patrick Schick, che a Roma sta faticando, per usare un eufemismo. E guarda se anche la Capitale dovesse rivelarsi una città anti-centravanti.

SPORTS AGENCY SC24

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