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Banská Bystrica provincia di Napoli: la storia di Marek Hamsik, il mito

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Marek Hamsik, slovacco capitano del Napoli

Banská Bystrica è una località turistica della Slovacchia che ai più non dice niente: ex gioiello del paese per i suoi giacimenti di argento e rame, ha poco più di 79.000 abitanti. Ma uno in particolare è l’unico che ha dato il nome ad un’altra località. Marechiaro, infatti, è quanto di più lontano ci sia dalla città slovacca. Eppure, dal 2007, è la meta più vicina. Mettete K al posto di CH e avrete scoperto il perché: Marek Hamsik è nato a Banská Bystrica; Marek Hamsik è stato poi ribattezzato, dai suoi tifosi, Marekiaro. Una fantastica storia, la sua, fatta di sacrifici e risultati raggiunti. E soprattutto di amore, gloria, mito. Come un vero eroe della Grecia antica. Con qualche tatuaggio e la cresta, sì, ma che sarà mai…

Marek Hamsik e quella macchina venduta per giocare a calcio…

Ha quattro anni, Marek Hamsik, ed il papà Richard, uomo-chiave nella sua storia e ancora oggi sempre molto vicino al figlio, decise che il figlio avesse le basi per poter sfondare nel mondo del calcio. E ci aveva visto lungo. La squadra della città era la Jupie Podlavice: è l’inizio di una storia lunga quindici anni. Marek gioca ed esplode con la sua prima, ed unica, scuola calcio. Fa record su record, alcuni, come quello dei sedici gol in una sola partita, ancora oggi insuperati in Slovacchia. Il grande salto è vicino e nel 2002 bussa alla sua porta lo Sparta Praga ma non se ne fa nulla: volete Marek? Bene, allora trovate un lavoro ai genitori. Niente da fare. C’è lo Slovan Bratislava, la squadra di una vita, ma non ci sono le possibilità di acquistarlo, data la crisi finanziaria del club. Ed allora la famiglia Hamsik cosa fa? Vende la sua auto, una Skoda Felicia. Il destino ha compiuto la sua traiettoria. L’anno dopo viene notato dal Brescia e comincia il capitolo più importante e significativo di Marek: l’arrivo in Italia è la certificazione che la parabola, aperta a quattro anni, sta per chiudersi.

Marek Hamsik, l’uomo che disse no a Raiola

74 gare e dodici reti nel triennio che gioca nel Brescia di Gigi Corioni, tra B ed A. Il 28 giugno tutto si compie: Marek Hamsik viene presentato dal Napoli di Aurelio De Laurentiis, fresco di promozione in Serie A. Schivo, quasi un pesce fuor d’acqua nel marasma della città partenopea, sembra essere giunto ad un’altra tappa, per poi riprendere il suo viaggio da predestinato: il Times stesso lo inserisce nella lista dei 50 migliori talenti del futuro. Non sa, in cuor suo, nemmeno può immaginarlo, che è l’inizio di un sodalizio lungo 12 anni e che continua ancora oggi. Un ragazzo, all’epoca, Marek, tutto estro e fantasia: centrocampista col vizio del gol, e che gol. Alla vergogna comincia a subentrare lo sprezzo del ragazzo convinto di sé; il ragazzo riservato fuori dal campo diventa un leone nel rettangolo di gioco. Arrivano i tatuaggi, spunta la cresta: il ragazzino partito dalla Slovacchia diventa un cult. Ed arriva la grande occasione, che si chiama Mino Raiola e che porta in dote un certo Milan. Il top del top, la storia del calcio mondiale. È una estate tribolata, quella del 2011. Fatta di dubbi e incertezze, di ripensamenti e tentennamenti. A metà calciomercato arriva il ‘no’ che ancora oggi, a distanza di quasi un decennio, fa ancora rumore. Marek rinuncia ai soldi, al prestigio, al blasone. Sceglie la maglia, l’amore, la gloria. Sceglie Napoli. Senza guardarsi indietro e senza paura di qualche conseguenza. Il tempo gli ha dato ragione. Anche con qualche trofeo, Coppa Italia e Supercoppa, giusto per inserire ancor di più il suo nome nella storia del Napoli.

Marekiaro Hamsik, fenomenologia di un mito

In campo praticamente sempre, insostituibile per Reja, Donadoni, Mazzarri. Con Benitez vive il suo periodo di appannamento maggiore, ma diventa capitano del Napoli. Con Sarri torna insostituibile, nel Napoli dei miracoli che sfiora l’impresa. Il 17 dicembre del 2017, tutto nel segno del suo numero, realizza la rete numero 115, quella valida per eguagliare Diego Maradona, top scorer del Napoli. Il 23 dicembre dello stesso anno lo supera: la storia diventa mito, leggenda: top scorer e giocatore con più presenze nella storia del Napoli, record distrutti dallo slovacco e che, probabilmente, sono destinati a resistergli nel tempo. Nell’ultima estate ancora un tentennamento, questa volta per andarsene a svernare. Tutto dimenticato dopo la chiamata di Carlo Ancelotti, imprescindibile anche per lui. Cambio di ruolo e nuovi stimoli, stavolta Marek fa il regista. Corre di meno, dicono, ma gioca di più: gestito al meglio, è diventato tuttocampista. Gli anni migliori forse sono alle spalle, ma il sipario è ben lontano dalla sua ultima calata: “Voglio vincere qualcosa con questa maglia, qualcosa di importante. Poi, dopo, vedrò, un ultimo anno allo Slovan lo vorrei giocare” – ha sottolineato più volte nel recente passato. Proprio da lì, dove tutto cominciò. Da quella macchina venduta, che di strada e storia ne ha fatta. Eccome se ne ha fatta…

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