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La Opinión

Icardi, Wanda e Instagram: da social a casi sociali

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Inter Wanda Nara

C’era una volta il televideo, il giornale al parrucchiere, tutto il calcio minuto per il minuto e Pressing. Tutto questo c’è ancora, vero, tranne la storica trasmissione condotta dal grande e indimenticato Raimondo, ma ormai sono mezzi obsoleti che se solo ti azzardi a nominare o a consultare, sei da antiquariato. Oggi, che tu voglia sapere di finanza o gossip, di calciomercato o cronaca nera, è sufficiente abbia almeno un profilo social: Instagram o Facebook non importa, o magari anche twitter ed ecco che la finestra del mondo è spalancata su di voi.

Spuntano voci e sussurri ovunque, bisbigli e comunicati ufficiali sotto forma di minacce velate, come l’ultima squallida di Mauro Icardi. Non un giocatore qualunque, bensì il capitano giovane di una delle squadre storiche del calcio mondiale, che si prende il lusso di inviare tramite un banale post un chiaro messaggio alla società di appartenenza, che profumatamente lo paga per giocare a pallone e che rappresenta più di ogni altro, in teoria, portando quella fascia al braccio.

Che mette i brividi al pensiero sia la stessa di Meazza, Facchetti, Picchi, Mazzola, Altobelli, Zenga, Bergomi e Javier Zanetti: gente che se i social fossero esistiti ai tempi, li avrebbe giusto usati per qualche messaggio rivolto a Famiglia Cristiana, o roba del genere. Tra Maurito e Wanda fioccano i riferimenti ad un mancato rinnovo, a cifre basse offerte e a presunti interessi altrui, a dire il vero mai realmente verificati. E’ arrivato il buon Marotta a far capire che l’andazzo non è più quello del Paese dei Balocchi, che per troppo tempo si è vissuto alla Pinetina: multe ed esclusioni dai convocati fioccano con l’ex Juve, senza guardare in faccia nessuno.

I social come caso sociale ed umano, usati, sfruttati ed abusati per tornaconto personale. Affari privati che diventano pubblici, minando la serietà e soprattutto la credibilità di un presunto professionista e di conseguenza, cosa più grave, l’immagine della società a cui appartengono. Un andazzo destinato a finire, prima o poi, dove la proibizione dell’uso social andrebbe a costituire il primo punto a cui attenersi per qualsiasi tesserato, prima di fare troppi danni.

Un Icardi che già aveva incrinato i rapporti con la Nord in particolare, dopo averli presi a pesci in faccia nell’autobiografia uscita tre anni fa e che definitivamente segnava una spaccatura fra l’uomo e i tifosi. Tutti i gol di questo mondo non possono bastare, quando è sufficiente un post a mandarli in vacca.

Ma questo forse non importa a chi ha fatto di Instagram la propria “sociale” ragione di vita.

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