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Gennaro Gattuso, il ‘Braveheart’ che ha fatto la storia del Milan e dell’Italia

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Gennaro Gattuso ex giocatore e attuale allenatore del Milan

Gennaro Gattuso è stato sempre un lottatore. L’episodio simbolo della sua carriera lo si può far risalire alla primavera del 2006, quando gli fu diagnosticato un infortunio alla coscia che lo avrebbe fatto rimanere fermo per circa 15 giorni. Sì, era quella primavera, qualche giorno prima dell’inizio dell’estate calcistica più bella per la generazione degli anni ’90. Piuttosto che non andare al Mondiale, mi lego al pullman come Fantozzi”. Non si legò al pullman, perché Lippi lo convocò tra i 23, e fece benissimo, perché alla fine l’Italia portò a casa la coppa.

Da Corigliano Calabro a Berlino, passando per la Scozia

Ci sono delle tappe fondamentali nella vita professionale di Gennaro Gattuso. La prima ovviamente è Perugia, in cui ha esordito in Serie B e in Serie A, mettendo in mostra già le caratteristiche che lo avrebbero fatto diventare uno dei migliori centrocampisti del mondo. Ma la prima vera pietra miliare è stato il trasferimento ai Rangers. In Scozia, Gattuso ha trovato il primo vero pubblico che lo ha amato, il quale lo ha ribattezzato Braveheart, per le sue doti da duro. L’allenatore dell’epoca, Walter Smith, è stato considerato un padre da Gattuso, che ha imparato sicuramente molto da un calcio maschio e duro come quello scozzese. In terra britannica, Rino ha trovato anche l’amore: è lì che ha conosciuto sua moglie Monica, con la quale ha concepito anche due figli, un maschio e una femmina. L’avventura scozzese è sempre ricordata con grande affetto da parte di Gattuso, che sa che una parte di quello che è diventato lo deve ai Rangers.

L’amore di tutta la vita: il Milan

“Io al Milan mi sentivo tifoso, capitano, presidente”. Gattuso non era ancora l’allenatore del Milan quando ha detto queste parole, che rispecchiano il suo amore per la squadra che lo ha portato ad altissimi livelli e a conquistarsi i trofei e la Nazionale. Inutile stare a contare quello che ha vinto, come le due Champions League sotto Ancelotti e i campionati con l’attuale allenatore del Napoli e Massimiliano Allegri, perché Gattuso è stato, prima che un calciatore, un uomo amato da tutti i suoi tifosi. Non solo milanisti, perché tutta Italia ha onorato quell’uomo che, nonostante non fosse una cima in tecnica, ha sempre messo tutto in campo, con una dedizione che lo ha fatto spiccare anche in confronto a colleghi che maneggiavano il pallone meglio di lui.

E ora, Gattuso è sulla panchina rossonera, tra mille difficoltà ma con la voglia di riportare il Milan ai posti che gli compete, alle battaglie che lo stesso Rino ha affrontato tantissime volte, con il supporto di un popolo che non ha mai voltato le spalle al suo condottiero. Un uomo duro, un vero Braveheart.

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