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Milan Skriniar, il difensore rigorista che sognava con Ronaldo

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Icardi e Skriniar, grandi ex di Inter-Sampdoria

Di questi tempi, sono poche le certezze nella vita di un interista. Pareggiare sul campo dell’ultima in classifica e in casa contro uno dei club più forti del mondo sono le stesse facce di una fede che più volte ha alternato brutti scherzi a gioie immense. Una delle poche sicurezze misura 188 cm per 80 kg, ha la faccia da bravo ragazzo e si chiama Milan Skriniar. Sontuoso nei suoi interventi, elegante nell’impostare l’azione, devastante nell’arrestare gli avversari nell’uno contro uno. Dopo i vari Campagnaro, Vidic e Andreolli l’Inter ha ritrovato il muro su cui costruire la propria barricata difensiva. Non se ne vedevano dai tempi di “The Wall” Samuel vocifera qualcuno, forse parlando con troppa enfasi. Di sicuro lo slovacco è un giocatore piuttosto differente da uno dei protagonisti del Triplete, anche solo per la sua capacità di gestire il pallone e far ripartire l’azione dei suoi.

«Diventerai un calciatore»: sulle tracce di Skrtel

Il primo allenatore di Milan Skriniar è il padre Lubomir. Buona tecnica e visione di gioca al servizio dei compagni, tanto da guadagnarsi il nomignolo di “Gago”. Quando appende gli scarpini al chiodo, trasmette al figlio il suo modo di passare ai raggi X il campo da gioco per servire il compagno più smarcato. Sarà uno degli elementi che permetteranno al ragazzo di distinguersi dagli altri. A 12 anni Milan effettua il suo primo provino, allo Zilina. «Diventerai un calciatore», gli ripete costantemente il padre-allenatore. E non ha tutti i torti. Il primo “colloquio di lavoro” finisce nel migliore dei modi, e lo slovacco viene inserito nelle giovanili.

Voleva indossare il numero 17, come il suo idolo Martin Skrtel, ma nella rosa era già occupato. Allora sceglie il 37, che porterà in futuro in tutte le sue esperienze italiane. Ma l’aspetto più difficile, a dodici anni, è convivere con la distanza da casa: il collegio in cui vive per potersi allenare è a più di 100 chilometri dalla famiglia, e non gli permette di vederla, se non durante le festività. Il ragazzo stringe i denti per contrastare la malinconia e inizia la carriera come attaccante. La sua sensibilità nel tocco di palla non sopprime il suo senso di posizione e la sua capacità di leggere le situazioni in fase di non possesso. Skriniar scivola quindi a centrocampo, come mediano di interdizione e costruzione, e poi definitivamente nella retroguardia, dove farà le sue fortune.

Invisibile con Montella, poi Giampaolo

All’età di diciotto debutta finalmente in prima squadra, ritagliandosi sempre più spazio. La sua tecnica gli permette di ricoprire un ruolo del tutto singolare: è lo stopper della squadra, ma anche il rigorista. In quattro stagioni va a segno dodici volte tra campionato e coppa slovacca, richiamando l’attenzione degli osservatori italiani. La Sampdoria riesce ad accaparrarselo anticipando la concorrenza e portando a segno un gran colpo, anche se l’ambientamento non è semplice: nei primi sei mesi Vincenzo Montella gli concede tre gettoni, tutti nel finale di stagione e solo uno da titolare.

La svolta avviene l’anno successivo, con l’arrivo di Giampaolo sulla panchina dei blucerchiati. Skriniar diventa un perno della difesa genovese, nonostante qualche sbavatura di troppo. Contro il Milan un controllo impreciso permette a Suso di lanciare Bacca per il gol decisivo, ma il tecnico rinnova la sua fiducia e sfrutta le sue caratteristiche. Nel gioco orchestrato dal giuliese le sue doti in fase d’impostazione e nella gestione del pallone si rivelano fondamentali; con il tempo il difensore acquista fiducia nei propri mezzi e diventa una certezza del nostro campionato. La nazionale slovacca nota i suoi miglioramenti e decide di convocarlo per la prima volta. Ma una stagione da protagonista assoluto non passa inosservata, e l’Inter si aggiudica le sue prestazioni. Skriniar diventa il giocatore slovacco più pagato della storia.

Il nuovo muro nerazzurro

“Il mio idolo era Ronaldo il Fenomeno, quello interista”. Difficile presentarsi meglio di così, fuori dal campo. Ancora più difficile farsi amare in questo modo da una tifoseria scettica per il suo costo, 34 milioni di euro per uno che ha fatto una buona stagione in Serie A. Tutte critiche zittite a suon di interventi decisi ma puliti, quasi mai ricorrendo all’intervento in scivolata.

Nell’era spallettiana risulta un intoccabile: gioca tutte le partite da titolare nella prima stagione, rimane fuori solo in un paio di occasioni per acciacchi muscolari nella successiva. In Champions League traballa solo al cospetto del Barcellona, al Camp Nou, con due leggere imprecisioni all’interno di una partita altrimenti di altissimo livello. Ma la crescita di Milan Skriniar continua imperterrita. Magari non tanto da diventare come il Fenomeno, il suo idolo, ma abbastanza da farlo entrare nel cuore dei suoi tifosi. Arretrando sempre di più, da attaccante a ultimo uomo in difesa pronto a fermare i più grandi avversari. Con il suo talento e la sua determinazione, a Skriniar manca solo di fare il portiere. Non dategli quest’idea: ne va del futuro di Handanovic.

SPORTS AGENCY SC24

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