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Paolo Di Canio, l’Epifania e la (ri)nascita di uno strano mito

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L'esistenza controversa di Paolo Di Canio

Letteralmente, l’Epifania è una rivelazione, un episodio che rivela al soggetto il vero significato della propria esistenza. Per un personaggio fortemente legato al contenuto mitico (e mistico) dei simboli come Paolo Di Canio non deve essere stato difficile individuare la propria Epifania. L’ironia del caso ha voluto che essa si verificasse il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania religiosa.

Un personaggio controverso

Non sappiamo se Paolo Di Canio abbia mai letto Epicuro, ma se pure lo avesse fatto, ha deciso di non seguirne i precetti. La sua vita non è trascorsa nella mediocrità, la sua esistenza su questa terra ha lasciato il segno. L’ombra non esiste per Di Canio; è la luce, che taglia in due i fragili equilibri dell’essente, ad affascinarlo. Un personaggio controverso, non a caso idolo di una tifoseria altrettanto controversa. Dai tatuaggi ai gesti, dalle decisioni forti ai colpi di scena, Paolo Di Canio ha segnato un solco enorme ovunque abbia messo piede.

Un mito più grande della sua carriera

Paolo Di Canio e Totti a contatto

I due grandi rivali, Di Canio e Totti, in un raro momento di Fair-Play

Numeri alla mano, Di Canio è stato tutto fuorché un campione. Ha indossato dieci maglie, non ha incantato in nessuna delle squadre per le quali ha militato, fatta eccezione per rari colpi di classe. Questo è vero, tuttavia, solo se teniamo conto del calciatore, tralasciando l’uomo. Ha saputo diventare l’Alter Ego del grande rivale, Francesco Totti, pur non potendo vantare nemmeno un ventesimo di quanto fatto dal capitano della Roma, e pur essendo stato tutt’altro che una bandiera. La grandezza di Di Canio sta tutta qui, nella capacità di costruire un mito di sé che ha travalicato i limiti angusti di una carriera normale.

Una vita sulle montagne russe

L’esistenza di Di Canio è stato un susseguirsi di episodi forti. Positivi o negativi non importa, un figlio di Roma ambisce solo ad essere il re. L’Inghilterra ha sintetizzato in due momenti il movimento oscillatorio della sua vita. Con la maglia dello Sheffield si è beccato undici giornate per aver spinto un arbitro, con quella del West Ham ha vinto il premio Fair-Play per aver fermato il gioco con il portiere avversario a terra. Uno psichiatra parlerebbe di schizofrenia, ma per lo strano mito di Paolo Di Canio è la normalità ad essere anormale.

Bandiera della Lazio?

Il suo rapporto con la Lazio è stato, guarda un po’, controverso. Il popolo biancoceleste lo ha amato oltremodo, perdonandogli un lungo arrivederci che avrebbe potuto, e forse nella testa di Di Canio dovuto, essere un addio. Quando passò alla Juventus, nel 1990, i tifosi accolsero la cessione come un tradimento; il romano nato al Quarticciolo ne soffrì molto. Si dice che pianse ascoltando in televisione dei cori da parte dei tifosi biancocelesti contro di lui. Tornò a Roma dopo 14 anni, nel periodo peggiore per la sua Lazio. Se ne è riandato dopo due stagioni, in feroce polemica con il presidente Lotito. La sua Epifania, d’altronde, l’aveva ormai trovata.

Il derby del 6 gennaio

L'esultanza di Paolo Di Canio

Paolo Di Canio esulta dopo il suo primo gol in un Derby

La Lazio non vinceva una stracittadina da quasi 5 anni, la classifica vedeva la squadra di Papadopulo, subentrato a Mimmo Caso, ad un passo dalla zona retrocessione (a fine anno, i biancocelesti finirono solo 2 punti sopra il terzultimo posto occupato dal Bologna). Per uno come Paolo Di Canio, la situazione ideale. Il 6 gennaio 2005 arriva il derby della doppia Epifania. Sedici anni prima aveva segnato alla Roma e si era reso protagonista di una celebre corsa sotto la Sud. Sedici anni dopo, guida la Lazio alla vittoria contro i cugini, segnando il gol del momentaneo 1-0 e festeggiandolo con un’altra sfida al cuore della tifoseria giallorossa:” Sono io, sono proprio io!“. L’apoteosi per il suo popolo, l’Epifania per lui.

SPORTS AGENCY SC24

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