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Tra gavetta e sogno Champions: Marco Parolo e una vita da mediano

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Ci sono giocatori che ogni allenatore vorrebbe nella sua squadra per impegno, abnegazione, determinazione e voglia di lottare. Ci sono giocatori che prima di arrivare in alto hanno dovuto sudare, salire gradino per gradino e fare quella che, nel gergo calcistico e non solo, viene definita gavetta. Marco Parolo è senza alcun dubbio uno di questi. Il 33enne è partito dalla provincia e ora è un pilastro della Lazio di Simone Inzaghi. Con un sogno nel cassetto: la Champions League.

Gli inizi: dal Como al Foligno

Nato il 25 gennaio 1985 a Gallarate, cresce calcisticamente nel Como, dove, dopo l’esperienza in Primavera, debutta in prima squadra nel 2004. La società comasca però fallisce e Parolo viene acquistato a titolo gratuito dalla Pistoiese. Resta in Toscana per due stagioni, offrendo buone prestazioni e iniziando pian piano a maturare. Il suo rendimento viene notato dal Chievo Verona, che lo acquista a titolo definitivo. Il buon Marco però ha ancora necessità di farsi le ossa ed è per questo che i clivensi lo mandano in prestito al Foligno, allenato a quei tempi da Bisoli. Ed è proprio qui che inizia a farsi notare dagli addetti ai lavori, grazie anche all’ottima stagione della squadra umbra, che sfiora la promozione in Serie B. L’ascesa continua fino al trasferimento, ancora con la formula del prestito, all’Hellas Verona. Con gli scaligeri segna 4 gol in stagione.

L’esplosione al Cesena

La svolta nella carriera di Parolo arriva però nell’estate del 2009, quando passa al Cesena. In terra romagnola ritrova Bisoli, l’allenatore che lo ha lanciato nel palcoscenico calcistico nazionale. La stagione 2009/2010 è storica per i bianconeri, in quanto coincide con il ritorno in Serie A dopo 19 anni. Il centrocampista è tra i grandi protagonisti, perché realizza la rete nella sfida decisiva contro il Piacenza. Ed ecco il 28 agosto 2010 per il classe ’85  il tanto atteso debutto in Serie A diventà realtà. La sua prima stagione nel massimo campionato è più che positiva: 37 presenze, 5 reti e 4 assist. Numeri importanti che valgono per lui la prima convocazione in nazionale, che arriva nel marzo del 2011. Intanto Marco rimane a Cesena e si conferma ad alti livelli. L’anno successivo i cesenati però retrocedono in Serie B. Un’avventura che comunque rimane importante e che ha svoltato definitivamente la sua carriera.

Si scrive Parma si legge continuità

Dalla Romagna all’Emilia. Parolo viene infatti, nell’estate del 2012, acquistato dal Parma. Il centrocampista, alla corte di Roberto Donadoni, trova continuità. Il gioco dell’ex commissario tecnico ne esalta le caratteristiche e gli permette di sfruttare le sue capacità di inserimento. Insomma, non solo fase di copertura e di interdizione. In maglia ducale vive due stagioni intense: 75 presenze, 10 gol e 10 assist. Un rendimento che non può passare indifferente e inosservato. Lo sa bene Cesare Prandelli, che lo convoca per il Mondiale in Brasile. Il coronamento di una carriera, nonostante il risultato sia tutt’altro che indimenticabile. Ma è con questo biglietto da visita che l’allora 29enne compie il definitivo salto di qualità. Un salto di qualità chiamato Lazio.

Tra gioie e dolori

Il buon Marco arriva in biancoceleste e diventa subito protagonista di un’annata a dir poco straordinaria. Ben undici le reti realizzate nella prima stagione nella Capitale. La squadra, allora allenata da Stefano Pioli, chiude al terzo posto in classifica e centra la qualificazione ai preliminari di Champions League. E proprio questi ultimi rappresentano la prima delusione dell’esperienza romana. Il Bayer Leverkusen cancella i sogni, seppur quella doppia partita rappresenti per Parolo l’esordio nelle competizioni europee. Quella successiva è un’annata difficile, che però si chiude con la partecipazione a Euro 2016. E paradossalmente questa rappresenta un nuovo inizio. Sì, perché l’arrivo di Simone Inzaghi sulla panchina della Lazio apre un nuovo ciclo dalle parti di Formello. Il centrocampista torna protagonista indiscusso, con il suo posto da titolare che è una certezza a dir poco granitica, e vive probabilmente una delle sue stagioni migliori. Come dimenticare infatti le quattro reti realizzate in quel di Pescara. Il resto è storia recente. Il resto è storia dell’anno scorso, della Supercoppa vinta con la Juventus e di una Champions sfumata all’ultima giornata. Marco non era in campo per infortunio, ma era in panchina a soffrire con e per i compagni. In molti si sono chiesi con lui sul terreno di gioco come sarebbe finita la sfida con l’Inter. Con i se e con i ma non si fa nulla. L’unica certezza è che quel sogno è ancora vivo e a portata di mano. ‘Una vita da mediano’ canta Ligabue. La canzone perfetta. Nonostante, a differenza di quanto detto dal Liga, in questo caso, oltre ai polmoni, ci sono anche i piedi buoni.

SPORTS AGENCY SC24

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