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Football

L’esplosione di Nicolò Zaniolo e i meriti di Eusebio

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Le ricordo tutte le facce di quel pomeriggio di giugno. Ricordo le parole, le mani nei capelli, i sorrisi isterici e sconsolati. Di tutti, pure di chi scrive. “Idea Zaniolo come pedina di scambio”, “Inter-Nainggolan, la chiave è Zaniolo”, “La Roma chiede il baby trequartista”.

Illazioni, fantasticherie, menzogne. Non poteva essere vero, Monchi non poteva vendere uno degli ultimi top player rimasti a Roma per una nuova, ennesima, promessa. Non si poteva cedere un altro tassello fondamentale di quella spina dorsale giallorossa che avrebbe sicuramente perso, di lì a poco, anche Alisson. Invece era tutto vero.

Da quel momento ad oggi, da quel caldo pomeriggio di rivoluzione a cui i tifosi romanisti ormai sono abituati a questa fredda sera post natalizia, c’è in mezzo un mondo.

Il veto alla cessione di Zaniolo

Un mondo fatto di ipotesi di prestito, di affari col Frosinone saltati all’ultimo secondo. Poi di convocazioni in Nazionale senza aver mai giocato, di maglie da titolare contro il Real Madrid al Santiago Bernabeu, in Champions League, di esordi in Serie A. In mezzo, è bene ogni tanto sottolinearlo, c’è il lavoro di un allenatore di cui si sbattano in prima pagina solo le colpe, gli errori e i limiti. Eusebio Di Francesco ha imposto il suo veto sulla cessione di Nicolò Zaniolo, era stato lui, insieme a Monchi, a volerlo (al posto di Davide Santon era stato chiesto Andrei Radu, estremo difensore classe 1997 già promesso al Genoa). È stato lui a concedergli possibilità importanti, a farlo sentire partecipe, a plasmarlo. E Zaniolo ha ricambiato, in campo.

Quello con il Sassuolo è il suo primo gol da professionista, bellissimo, poetico, illuminante. Una corsa impetuosa, la finta in area di rigore, lo scavetto sotto, per molti un cucchiaio, il gol. Lampi di luce che, da queste parti, non si vedevano da tempo, e che hanno fatto scattare paragoni scomodi, pesanti, speranzosi. Ma quel gol è solo la punta dell’iceberg, solo la ciliegina di una torta fatta di tackle in mezzo al campo e palle recuperate, di pressing asfissiante e di movimenti senza palla. Zaniolo è infatti tra i più attivi dello scacchiere romanista: il primo ad andare a pressare la retroguardia avversaria, il primo ad offrirsi al compagno per dettare il passaggio.

Zaniolo: Personalità e tecnica, fisico e volontà

Queste le armi di un ragazzo che non ha patito per niente il salto da giovanili a professionismo. Anzi, ha addirittura migliorato molti dei suoi parametri. L’ha sottolineato Valerio Albensi su rudi.news, facendo leva sul dato dei tiri in porta (passato dai 3.31 dei tempi dell’Entella e dell’Inter, ai 4.22 attuali), delle palle perse (calate da 9.64 a 8,16 ogni 90 minuti di gioco) e della qualità dei passaggi.

C’è molto della sua volontà, della sua fame, in questi numeri. C’è molto, però, anche di Eusebio Di Francesco. Tra i principali indiziati nella stagione deludente della Roma, ma anche tra i maggiori responsabili dell’esplosione dei suoi talenti. Oltre a Nicolo Zaniolo, infatti, si deve imputare a lui la crescita e la scoperta di Lorenzo Pellegrini come trequartista.

Ora la sfida sarà proprio far coesistere i due giocatori, quando l’ex Sassuolo rientrerà dai box. Problemi di abbondanza che farebbero piacere a chiunque.

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