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La Opinión

Fermate subito il campionato!

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Un morto, tre arrestati, mille polemiche. Odi, rancori, discussioni, confronti, anche futili. Sembra un bollettino di guerra, è invece il resoconto del primo boxing day in Italia. Doveva essere una festa, è stata una tragedia. Doveva essere il punto di svolta, uno dei punti di svolta del nostro movimento, è stata una tremenda farsa. Doveva essere un’occasione per festeggiare, come impone il Natale, come impongono le festività che dovevano, quest’anno, essere trascorse attorno ad un albero addobbato con una palla tra i piedi, è stato l’ennesimo sprofondare del nostro calcio, l’ennesimo punto di non ritorno raggiunto, il fondo del baratro toccato, ancora una volta. Ancora una volta in Italia.

Ed il tutto si è consumato in poche, terribili e drammatiche ore. Prima di Inter-Napoli, la partita di cartello della giornata: e che bella figura, che bello spot che abbiamo lanciato in mondovisione! Una guerriglia che sa di agguato, organizzato ad hoc con altre tifoserie, il solito trionfo dei soliti scemi, i malavitosi, i criminali che proprio non l’hanno capito che hanno contribuito a romperci il calcio. Il nostro gioco, il gioco di tutti. Il tutto per cosa? Per colpire una tifoseria avversaria. Che è poi voler colpire un popolo, quello napoletano. E per cosa? Odi, rancori, violenze. Ignoranza che si mescola a razzismo, che è grossomodo quasi sempre la stessa cosa. Ma perché? E poi la serata, questo triste spettacolo, è continuato all’interno dello stadio San Siro, per fortuna non condiviso all’unanimità dai sessantamila e più paganti. Cori razzisti dal primo minuto disponibile, a nulla sono valsi i richiami dello speaker di San Siro, si è continuato. E poi gli ululati, solo perché un calciatore ha la colpa di avere un diverso colore di pelle. Il trionfo dell’agghiacciante, dell’orrido, dell’abominevole. Ieri hanno perso tutti: tifosi, addetti ai lavori, arbitri, Federazione, Giustizia Sportiva. Ed oggi continuano a perdere tutti. Questa volta fermate il campionato!

Fermatelo, questo maledetto campionato, perché non parliamo più di calcio. Il calcio nel nostro Paese non esiste più. È stato distrutto, lo hanno distrutto. Fermatelo, questo campionato, perché c’è un tifoso morto, al di là delle sue colpe, e ancora si sta discutendo se fermarsi o no, mentre nella più totale indifferenza il prossimo turno del 29 dicembre è ancora confermato. Fermatelo perché in uno stadio non si possono sentire novanta minuti di ululati, non si può vedere un arbitro, evidentemente non all’altezza della situazione, acconsentire anche indirettamente a questo scempio. Non si può sentire né si può vedere. È finita, arrendiamoci. Fermate il campionato!

Hanno perso ancora di nuovo tutti, in particolare le istituzioni: il calcio italiano è l’immagine di un paese alla deriva, privo di riferimenti culturali e accecato dall’odio e dal razzismo, dalla paura dell’altro, del diverso, visto come nemico da combattere ed espellere. Non c’è bisogno di andare allo stadio, oggi come oggi basta prendere un pullman e fare un breve tratto di strada per rendersene conto. Il nostro è un paese alla deriva. Lo Stato ha fallito, e che vengano anche convocati summit e vertici non aggiunge né toglie. La FIGC ha fallito, con le sue minacce di oggi, con la promessa di una svolta. Hanno fallito gli educatori, un intero sistema va riformato da capo e c’è un solo modo per farlo: fermare a tempo indeterminato un campionato che non merita di essere ancora giocato. Qualcuno ritiri le squadre, qualcun altro faccia qualcosa e si continui nella protesta. Basta far vincere la logica degli interessi e dell’economia, per una buona volta vinca il buonsenso. Così qualcosa cambia, forse, e non a chiacchiere. Fermate il campionato, non ha più senso.

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