Connect with us

Buzz

Ivan Perisic, la ‘Gallina’ e la polleria

Pubblicato

|

Ivan Perisic, la 'Gallina' e la polleria - Storie di Sport

Ante Cacic, l’ex selezionatore della Croazia, non ha mai dimenticato Ivan Perisic, tant’è che quando ricordava la fortuna che ha avuto a poter contare con tanti giocatori dei grandi club europei, il suo nome c’era sempre. “Modric al Real Madrid, Rakitic al Barcellona, Mandzukic alla Juve, Srna quand’era allo Shakthar e… Perisic all’Inter. Sempre, sempre e comunque nella sua lista.

Ante Cacic & Perisic

Per Cacic, il fatto che una grande parte dei suoi calciatori giocassero nei grandi campionati era un punto a favore e un salto di qualità. Poi un orgoglio. Glielo riconobbero inoltre gli allenatori che ha affrontato nell’ultimo Europeo, come il ceco Pavel Vrba, che dopo essere stato eliminato si ritrovò a dire che la sua squadra era ben più scarsa degli avversari poiché nella Repubblica Ceca c’erano giocatori del campionato nazionale.

Comunque, ai tempi, la Croazia non era la super potenza che è oggi. E lo stesso Perisic gioca in un campionato importante, ma in un club che continua a tentennare. L’Inter, dopo 8 stagioni senza vincere un campionato, è riuscita finalmente a centrare l’obiettivo Champions League. E l’ha fatto anche grazie al talento di Perisic. Un giocatore con una qualità tremenda e per questo mai dimenticato quando si citano i migliori.

Il giocatore, nato nel 1989 a Split, non ha deluso il suo allenatore. Ha risposto a quella fiducia con ottime prestazioni, l’ultima volta contro la Spagna. Prima ancora degli allora uomini di Vicente del Bosque, Perisic fu in grado di cambiare le sorti dell’Europeo e lasciare gli avversari nella parte di tabellone esplosivo: in un solo colpo allontanò Germania, Italia e Spagna. Negli ultimi Mondiali è stato il trascinatore della squadra, insieme a quel Mario Mandzukic compagno di mille avventure.

La Gallina che ha raggiunto l’elite

Ma la storia di Perisic, quella che poi l’ha portato all’elite, è stata forgiata nella lotta e nello spirito del superamento. Per iniziare, nella sua infanzia ha dovuto affrontare un soprannome di certo non amabile: ‘La Gallina’. Suo padre, Ante Perisic, portava avanti una polleria e suo figlio, per un po’ di tempo, dovette vivere con un nome che non era specificamente il suo.

Curiosamente, quel negozio fu ciò che permise a Perisic di debuttare nella prima divisione del campionato croato. Dopo dieci anni, quand’era ancora nelle categorie inferiori dell’Hadjuk Split, ‘Gallina’ si ritrovò a firmare per il Sochaux, club francese, e lo fece per una ragione: la polleria era lì per chiudere e suo padre aveva bisogno di soldi.

Perisic volò senza avere il minimo dubbio, andò in Francia per salvare il sostentamento economico della famiglia. Quello stesso sostentamento che, a volte, gli aveva regalato un soprannome ingiusto e cattivo, ma che a poco a poco – o meglio: azione dopo azione – andò sempre a scomparire. Il suo addio alla Croazia, in fondo, salvò l’attività e i suoi genitori. Da lì in poi fu per tutti solo Perisic.

Klopp, Perisic e la Bundesliga

Il giocatore balcanico iniziò da lì a bruciare le tappe nel calcio europeo. Nel Sochaux giocò appena, fu ceduto al modesto Roeselare, squadra belga. E da lì andò al Club Brugge. Lì vi rimase due stagioni e, nella seconda, fece addirittura 22 gol. Questo gli diede un biglietto d’andata verso il Borussia Dortmund nel quale arrivò ad essere allenato da tale Jurgen Klopp. Ecco: tempo dopo, lo fece anche arrabbiare. Aveva chiesto più minutaggio, ma l’aveva fatto alla stampa. 20 milioni di euro: è addio. Il passaggio al Wolfsburg, dove completa tre ottime stagioni. Specialmente la seconda e la terza. Per allora, la polleria aveva già smesso di avere problemi. Suo padre poteva respirare tranquillamente: l’economia familiare era ben più che salvata. Pure da tempo.

L’Inter e la consacrazione di Ivan

Nel 2015, Perisic cambia di nuovo aria: va all’Inter. Vi rimarrà abbastanza da diventare grandissimo. E dopo gli anni in Belgio e in Germania, e dopo l’esperienza nerazzurra, ora è uno dei più grandi giocatori della stessa Croazia. Cresciuto, e tanto, attorno alla figura del veterano e idolo nazionale Ivica Olic. Fu lui la chiave della sua crescita, avendolo aiutato a condurre il suo carattere egocentrico e prepotente verso un cambiamento incredibile, da uomo da squadra.

Con la nazionale, Perisic ha sempre avuto una relazione speciale. Facendo coincidere la sua ultima stagione in Belgio, quella delle 22 reti, all’arrivo tra i grandi. Tra i Modric e i Rakitic, tra i Mandzukic e i Srna. L’esterno da lì prese fiducia, lavorò e fece gol. Così fu il migliore della sua selezione in Brasile, nel 2014. E così fece 5 gol in Francia, nel 2016. In Russia, nel momento di maggiore gloria, Perisic non ha brillato sin dall’inizio. Frenato anche un po’ da Rebic. Poi, il gol del 2-1 con l’Islanda. Fino alla finale. Perché Ivan ci mette un po’, poi arriva. E si scatena.

IL NOSTRO LABORATORIO DIGITALE

SPORTS AGENCY SC24

MEDIA PARTNER

Pubblicità

Trending