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Tanto amato quanto odiato: il bello (e il brutto) di Mauro Icardi

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Mauro Icardi capitano Inter esultanza

Basterebbero i numeri per spiegare la sua forza e il suo essere decisivo. Basterebbero le sue parole per capire il personaggio. Mauro Icardi però è molto altro. Il capitano dell’Inter è uno dei quei personaggi da studiare, da analizzare e da capire fino in fondo. Perché, in casi come questi, un libro è meglio non giudicarlo mai dalla copertina. E lui di libri se ne intende, visto che ha scritto una biografia, scatenando polemiche e discussioni infinite.

Gli inizi di Mauro Icardi

Nato a Rosario il 19 febbraio del 1993, inizia a giocare a calcio all’età di cinque anni.  Nel 2002 però, quando il piccolo Mauro non ha ancora compiuto dieci anni, la sua famiglia si trasferisce in Spagna, più precisamente a Vecindario, un piccolo paese di Gran Canaria che dista soltanto 30 minuti di macchina da Las Palmas. Un addio all’Argentina dettato dalla difficile situazione economica del Paese sudamericano. La vita però dà e offre sempre una seconda chance per ripartire e per continuare a sognare. E il sogno dell’Icardi bambino era quello di correre dietro a un pallone. Le doti e le qualità di certo non gli mancano. Viene tesserato dal Vecindario e realizza la bellezza di 384 gol in sei anni. Numeri sbalorditivi, che vengono notati da un certo Barcellona. Insomma, non proprio un club come gli altri.

Parentesi catalana e approdo in Italia

Maurito si aggrega alla cantera catalana nel 2008. Mette a segno 38 gol i due anni. Il suo fiuto del gol è un qualcosa di puro e di innato. Eppure tutto ciò non basta a convincere Guardiola che non lo fa mai debuttare in prima squadra. La cessione quindi diventa un qualcosa di ovvio e di inevitabile, soprattutto per la crescita del calciatore. L’addio diviene realtà nel gennaio del 2011, quando Icardi approda, con la formula del prestito, alla Sampdoria, che lo riscatta poi nel luglio successivo. Dopo un periodo in Primavera, il debutto in prima squadra arriva nel maggio del 2012, in un match di Serie B contro la Juve Stabia. Ed è, neanche a dirlo, un debutto con gol. Una rete che tra l’altro vale la qualificazione ai playoff, grazie a cui i doriani risalgono in massima serie.

Icardi, rivelazione blucerchiata

Il buon Mauro entra così di diritto a far parte della prima squadra e, nell’annata 2012/2013, è una delle più grande rivelazioni della Serie A. Chiude il campionato a quota dieci reti, di cui tre alla Juventus. L’attaccante argentino è il grande protagonista soprattutto nella sfida dello Stadium, dove, con una doppietta, gela i tifosi bianconeri. L’immagine più chiara del suo talento e del suo senso del gol, ma anche della sua personalità e del suo carattere. E l’estate successiva ad aggiudicarsi le sue prestazioni è la più  acerrima rivale della Vecchia Signora, ossia l’Inter.

Amore e odio nerazzurro

La palla che rotola in rete: non esiste espressione e immagine migliore per descrivere l’avventura di Icardi in maglia nerazzurra, fatta di gol, molto spesso decisivi e importanti, e di esultanze, molto spesso rabbiose e polemiche. Questo perché il suo rapporto con i tifosi, soprattutto con la parte più calda di questi ultimi, non è mai stato profondamente idilliaco. Lui ha sempre provato a rispondere e a zittire le critiche sul campo. La prima stagione con i meneghini è stata condizionata da tanti problemi fisici. Dalla seconda in poi però l’attaccante ha iniziato a caricarsi la squadra sulle spalle, vincendo il titolo di capocannoniere. Nell’annata 2015/2016, a soli ventidue anni, viene nominato capitano. Un’altra decisione che suscita discussioni e che fa storcere il naso a molti, ma che è uno dei tanti simboli della sua personalità. Con l’Inter arriva anche il debutto nella competizioni internazionali, ma soltanto in Europa League, in cui l’argentino non riesce a fare la differenza come in Italia.

Buona la prima… forse no – Il resto è storia recente: l’arrivo di Spalletti, il secondo titolo di capocannoniere, una Champions conquistata per la prima volta e all’ultima giornata nello scontro diretto contro la Lazio. Già la Champions. Sei partite in cui Icardi è stato trascinatore, leader e protagonista, realizzando quattro reti. Gol che però non sono bastati per ottenere la qualificazione agli ottavi. Lo strano scherzo del destino per un giocatore che però, a soli 25 anni, ha ancora tanto da dire e da scrivere. Si spera, nell’ultimo caso, non si tratti però di altre biografie.

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