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La Opinión

Canto notturno di un Pastore errante nel campo

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Il meccanismo della Roma s’è inceppato. Non che prima fosse fluido, scorrevole al 100%. Ma adesso non c’è niente che funzioni e, soprattutto, nessuno sa trovare la soluzione. Il presidente manda messaggi ironico-deliranti da oltre-oceano, l’allenatore scarica la colpa sui calciatori che si accusano tra loro ma allo stesso tempo difendono Di Francesco, così come Monchi, che fa scudo sull’ex Sassuolo forse consapevole dei suoi errori estivi.

Se c’è qualcosa che non torna nei calcoli della Roma sicuramente è relativo ai nuovi acquisti. Dei giocatori scesi in campo contro il Viktoria Plzen solo uno, Kostas Manolas, non è stato comprato dal DS spagnolo. Il resto sono tutti frutto delle sue idee e sono in molti a non aver reso, finora, quanto sperato. Patrick Schick non è riuscito nemmeno a tirare in porta per 90 minuti nella disfatta di Champions, Ivan Marcano ha centrato l’impresa di perdere la quarta partita su quattro da titolare, Steven Nzonzi e Bryan Cristante non vanno oltre un copione sterile, da compitino.

Ma il giocatore simbolo di questa disfatta giallorossa è senza dubbio Javier Pastore. Il fiore all’occhiello della campagna estiva, il talento capace della giocata improvvisa, che scardinasse le difese avversarie, per ora è solo l’ombra di sé stesso. Arrivato il 28 giugno per 24 milioni di euro è stato finora utilizzato appena 459 minuti, 6’ in più di Luca Zaniolo e meno di Juan Jesus, Justin Kluivert e Davide Santon. Al netto di questi numeri 1 minuto dell’ex PSG è costato, finora, alla Roma 52.000 €.

L’infortunio al polpaccio che lo aveva tenuto fuori oltre un mese a Parigi è tornato a farsi sentire a Trigoria. Già 10 partite perse, una forma fisica apparsa in netto ritardo, tentativi di recupero con visite mediche in Spagna e in Olanda. Doveva essere l’uomo con esperienza europea invece il suo esordio giallorosso in Champions League è arrivato solo a Plzen, all’ultima gara di fase a gironi. Come ha evidenziato Patrizio Cacciari per Rudi news, Pastore la scorsa edizione di Coppa Campioni ha giocato solo 68’ in tre partite, nell’edizione 2016-2017 appena 15’ contro Arsenal e Barcellona, nel 2015-2016 ancora 97’.

Pastore è un giocatore di tanta qualità, di esperienza, di maturità. Alzerà il livello della squadra sicuramente” diceva il direttore sportivo Monchi nel giorno della presentazione del Flaco. Ad oggi è un fantasma, un pastore errante tra campo ed infermeria. “Lui lo sa bene che non mi è piaciuto molto il suo percorso al Psg – ha raccontato Walter Sabatini, suo mentore ai tempi di Palermo – Il primo anno ha giocato un calcio sublime, raccontato addirittura in un libro. Poi si è un pochino seduto e ha accettato un ruolo di subalternità e questo un campione non lo può fare, altrimenti non si è veri campioni”.

Chi lo conosce lo descrive come un giocatore che va fatto sentire importante, al centro del progetto. A Roma, adesso, la sua forma fisica però è terza dietro a Pellegrini e Zaniolo. Il suo score è di 2 reti e 1 assist, sintomo della sua incapacità di incidere sulle partite dei giallorossi. Spesso avulso dal gioco, lento nelle giocate, nonostante Di Francesco abbia costruito proprio su di lui l’organizzazione tattica della squadra. Finora non è andata bene. Quando si ritroverà el Flaco forse si ritroverà anche la Roma.

SPORTS AGENCY SC24

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