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Mario Mandzukic, il piccolo rifugiato di Slavonski Brod

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Mario Mandzukic si spiega con un’istantanea: semifinali dell’ultimo Campionato del Mondo, la Croazia si gioca tutto contro l’Inghilterra. Mario è dall’altra parte del campo, corre fortissimo da un’area all’altra. Lo fa per novanta minuti. All’improvviso, il gol che qualifica il suo Paese per la finale del Mondiale. Sarà 2-1, alla fine. E sarà il compimento di una storia perfetta, che nasce vent’anni prima nella sua città, Slavonski Brod, attraversata agli angoli dal fiume Sava. La regione della Eslavonia, ad est del paese, nella quale ha saputo forgiare la sua mentalità da atleta d’un certo rango.

Il suo primo allenatore, Damir Ruhek, continua a insegnare calcio al NK Marsonia Slavonski Brod. È stato il suo primo maestro di calcio, e ricorda quel 1996 e il ritorno nella sua città natale del piccolo Mandzukic, dopo alcuni anni in Bosnia e poi in Germania, dove si era rifugiato durante la guerra dei Balcani. Quel bambino di 10 anni, nel ’96, entrò nella scuola calcio del Marsonia. E mostrò sin da subito le sue qualità.

Il ritorno nella Croazia ferita dalla guerra e il piccolo Manduzkic

Mario Mandzukic Slavosnki Brod

Mario Mandzukic con la maglia dello Slavosnki Brod

E anche suo padre Mato giocava a calcio, mi chiese di far fare un provino al figlio. Gli risposi ‘ok’, senza grosse aspettative. E dato che era evidente fosse troppo piccolo per giocare con quella squadra, lo inserimmo con i più piccoli”, racconta Ruhek ad AFP, in un’intervista telefonica che spiega tanto di Mario. “Dopo due o tre allenamenti, i primi, vidi che aveva qualcosa di speciale. Superava tutti i suoi compagni per la sua velocità, ma anche con una resistenza fuori dal normale“.

Ruhek aggiunge poi un dettaglio che sembra davvero agghiacciante, che fa capire come l’incubo della guerra fosse ancora molto forte negli occhi di tutti. Anche dei bambini. “Quando arrivò, non potevamo usare il campo principale, distrutto dai bombardamenti della guerra. Lo stadio è ubicato a largo del Sava e, oltre il margine, c’erano le forze armate serbe”, il suo ricordo.

I bambini più grandi si allenavano nel campo di gioco annesso, però per i più piccoli l’allenamento consistevano soprattutto nel correre. Dallo stadio alla spiaggia di Poloj, dove si allenavano, c’erano più di 2,5 chilometri. Per potarli lì? I due portieri andavano in macchina, ma gli altri dovevano correre. E il piccolo Mandzukic era sempre il primo. Un vero e proprio “miracolo”, lo definisce Ruhek.

Dallo Slavonski Brod alla Juventus, il grande salto di Mario ‘il perfezionista’

Mario Mandzukic, Champions League

Mario Mandzukic, durante una sfida di Champions League contro il Real Madrid

A 17 anni, il giovane Mandzukic correva 3,35 chilometri in dodici minuti. Lo raccontava il suo professore di educazione fisica, che l’aveva seguito anche dal punto di vista professionale durante i sei anni che passarono dall’esplosione del calciatore nello Slavonski Brod, squadra di una comunità di semplici 50mila abitanti. Per il professore, l’elemento sensazionale dell’attaccante è il suo perfezionismo, la continua insoddisfazione per il suo rendimento nei giorni in cui magari non riusciva a segnare per la squadra.

Dopo una sola stagione con il club che oggi gioca in terza divisione, Mario raggiunse la capitale per militare nel NK Zagreb e successivamente passò al gigante Dinamo Zagabria, dove brillerà principalmente in Champions League. Subito dopo, ecco l’occasione all’estero e la conversione in “Super Mario” per i suoi compatrioti, prima nel Wolfsburg e poi ancora tra i grandi con il Bayern Monaco e l’Atletico Madrid. Dunque, l’ultimo grande amore: la Juventus. Un sentimento coltivato, nato in sordina e scoppiato da tre stagioni in cui Mandzukic sta letteralmente trascinando la banda di Allegri. E’ l’ultimo a mollare, proprio come in spiaggia: e quest’atteggiamento paga in maniera incredibile con i tifosi. Che dopo Cristiano Ronaldo, probabilmente, indicano nel croato il giocatore di maggior peso in quello spogliatoio.

Mandzukic, Suker e Slavonski Brod

Mario Mandzukic accolto dal sindaco di Slavonski Brod

Mario Mandzukic, premiato nella sua Slavonski Brod

La storia di Mandzukic, in Croazia, è molto spesso intrecciata con quella di Suker. Nonostante il suo successo internazionale, Mario non ha mai dimenticato il NK Marsonia, dove fece il suo debutto da professionista. E dove anche un grande numero 9 della nazionale croata ha avuto un discreto impatto. Parliamo del magico mancino di Ivica Olic.

Ogni anno, ma davvero ogni anno, Mandzukic torna e porta maglie e scarpe per i bambini della scuola calcio. Qualche anno fa, ci ha dato dei soldi per rifare i nostri spogliatoi e le nuove docce. Non ci ha dimenticato”, continua il sorriso di Ruhek. Larghissimo. Secondo la stampa locale, ha inoltre sborsato 3000 euro per pagare un giro di birre per festeggiare la vittoria nei quarti di finale contro la Russia, tra le mura dello Slavonski Brod. La comunità di Slavonski l’ha dichiarato illustre cittadino. E per il primo cittadino Mirko Duspara è “un giocatore fantastico, ma soprattutto un uomo dal grandissimo cuore”. Ruhek continua a parlare del loro rapporto, e racconta delle telefonate, delle maglie del Wolfsburg e del Bayern che mostra con orgoglio nel suo ufficio. “Quando giocava nella Dinamo, mi mandava sempre biglietti per le partite. Un gran giocatore e un grande uomo”.

Con 32 gol, Super Mario ha realizzato un altro piccolo sogno: oggi è il secondo goleador della storia della Croazia. Prima di lui c’è un altro bambino di Eslavonia. Tale Davor Suker. Nato a Osijek, a cent chilometri da casa di Mario. I destini che s’incrociano. Bellissimi.

SPORTS AGENCY SC24

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