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Addio Champions, Inter così no: il provincialismo di Spalletti

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L’Inter saluta la Champions League e lo fa nel peggiore dei modi, sprecando l’occasione gentilmente offerta da un Tottenham che, come previsto, non è stato capace di espugnare il Camp Nou. Al tempo stesso, un’Inter che viene eliminata in suo pieno stile: fra mille rimpianti, al termine di una folle partita, condita da un paio di regali e condotta con la mentalità di chi ancora deve farne di strada prima di capire che cosa è la Champions League.

Il primo a salire sul banco degli imputati è Luciano Spalletti. Se la sua squadra è passata sei volte in svantaggio su tutte e sei le partite del girone, un caso non è. Segno di una mentalità ancora provinciale, non all’altezza di sfide e competizioni così importanti: vero che l’Inter aveva un gironi fra i più tosti dell’intera Champions e che ciò nonostante è arrivata ad un centimetro dalla qualificazione.Vero anche che i punti conquistati sono stati quasi tutti frutto di reazioni emotive e sull’onda delle precedenti reti subite, quando si era creato poco e costruito ancora meno.

L’Inter ha mostrato carattere e nulla più, insieme ad un Mauro Icardi anche ieri commovente e di gran lunga il migliore insieme a Politano. E se è un ex Sassuolo per la prima volta in Champions a mostrare la personalità di un dribbling e di una giocata, allora qualcosa non va’ in chi sulla carta avrebbe dovuto fare la differenza. Perisic non esiste, il Ninja infortunato e Asamoah fra quelli con più esperienza tradisce nella serata più importante.

A discolpa del tecnico toscano una squadra incerottata e improvvisata, con Candreva mezzala e Perisic inventato terzino nel finale, ma non battere il Psv in casa è una colpa che fugge ad ogni alibi. Ecco perché è lui il primo fra gli accusati, ora costretto a condurre l’Inter in un’Europa League che dovrà necessariamente essere giocata e vissuta da protagonisti: in parole povere, con la fame e la rabbia di chi, rosa alla mano, può e deve provare a vincerla.

L’Inter da questa eliminazione perde una valanga di milioni di euro che rischiano di pesare sul Fair Play Finanziario da cui sarebbe dovuta uscire al termine di questa stagione, una volta per tutte. Dunque, non è esclusa e diventa probabile anzi una cessione importante, magari sin dal mercato invernale ormai alle porte. Perisic candidato n.1 per età e voglia, mal celata, di provare una nuova ed ultima esperienza.

Con un campionato in cui si lotta per il secondo posto, forte di un vantaggio anche teorico importante sulla quinta in classifica, i nerazzurri potranno concentrarsi maggiormente su una competizione europea che deve rappresentare la chance di riscatto e un modo per tornare a far strada in Europa dopo anni: sottovalutarla o peggio, snobbarla, sarebbe il peggiore dei crimini.

Peggiore anche del match point sprecato ieri sera in un San Siro ammutolito, ma con la netta sensazione di aver assistito ad un film già visto.

SPORTS AGENCY SC24

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