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Champions League

Realismo e Marotta. Interisti bentornati sulla Terra

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Osservare le gesta dei nerazzurri a migliaia di chilometri di distanza dalla Madunina e dalla ‘basura‘ che circola sui social network ti permette di analizzare al meglio il valore assoluto di una squadra. All’Inter mancano ancora dei pezzi per fare il salto di qualità e abbattere il muro che la separa dall’Europa che conta.

Bisogna essere realisti e non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo dei tifosi e di una buona fetta della stampa che considerano la squadra nerazzurra come una top class del calcio italiano e europeo.

La rosa nerazzurra presenta attualmente diversi anelli deboli, paradossalmente gli stessi della passata stagione, nonostante una campagna acquisti che avrebbe dovuto colmare il gap con le big del calcio italiano e consentire alla Beneamata di ben figurare in Europa.

Non vorrei essere eccessivamente polemico e distruttivo, ma fatta eccezione per gli ottimi Politano e De Vrij, i nuovi innesti non hanno apportato quel quid in più alla compagine di Spalletti. Radja e Vrsaliko sono le controfigure dei due giocatori che abbiamo ammirato in giallorosso e rojiblanco. Asamoah è un guerriero, ma i tre anni da osservatore sul banquillo della Juve sono la prova contundente che l’ex bianconero non è altro che una buona riserva. Keita, ricercato persino da top club come la Juve, è tutto fumo e niente arrosto. Il suo apporto alla causa nerazzurra è per il momento nullo, nonostante la buona volontà dell’ex Lazio. Dulcis in fundo, – parere personale -, l’ipervalutazione di Lautaro Martinez. El Torito è ancora acerbo per il calcio europeo e non è in grado attualmente di fornire supporto ad un reparto avanzato Icardi-dipendente.  La speranza è che non faccia la fine di Gabigol, ma al momento il mio giudizio e quello di molti sulle sue prestazioni è decisamente insufficiente.

Marotta avrà tanto da lavorare a partire dalla prossima finestra di calciomercato per cercare di colmare le carenze qualitative dell’organico interista.

La giusta dosi di realismo passa anche dall’analisi dell’operato di Luciano Spalletti e dall’involuzione di Perisic. Il tecnico toscano ha mostrato nella gestione nerazzurra tutti i suoi limiti, soprattutto quelli legati al gioco monocorde che ha impostato fin dal suo arrivo alla Pinetina. Il monotono gioco che sfrutta le fasce per il cross alla ricerca di Icardi è ormai noto a tutti e rende l’Inter ultra-prevedibile. A livello tattico mancano trame centrali che possano permettere a Icardi e ai suoi compagni di reparto di esprimere al massimo il loro potenziale offensivo.

Spalletti sembra non comprendere l’antifona e continua ad intestardirsi su un modello tattico inflazionato soprattutto a causa dello scarso apporto di un campione come Perisic.

Il croato si è eclissato in questa prima fetta di stagione e sembra essersi trasformato nel fratello leggermente meno sfigato di Jonathan. Perisic sembra ormai fuori dal progetto Inter e la prossima finestra di mercato potrebbe portarlo in quella Premier League che sogna da tanto tempo. Aver in organico un giocatore svogliato e senza stimoli è controproducente per una squadra che sta cercando di ricostruire un’identità nazionale e internazionale dopo il declino post-Triplete.

Da questa analisi emerge il quadro reale di una squadra ipervalutata da tutti. Una buona dosi di realismo potrebbe essere la cura giusta per dimenticare la cocente delusione prodotta da questa eliminazione ‘inaspettata’ e per rilanciarsi sui tre fronti consoni al valore attuale della rosa. L’Europa League sarà l’ultimo esame per Luciano Spalletti e per molti giocatori, il cui futuro in nerazzurro è appeso ad un filo.

Marotta è ormai pronto a prendere le redini dell’Inter nel tentativo di risollevarla da quell’anonimato che una società del suo blasone non merita. Sono sicuro che molte teste cadranno e il primo indiziato è proprio il tecnico toscano.

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