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Roma, il Gioco dell’Oca e l’ombra di Luis Enrique

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Luis Enrique, allenatore della Roma nella stagione 2011/12

Ormai non va più di moda, ma il Gioco dell’Oca è stato per decenni uno dei passatempi più amati, per giovani e meno giovani. L’obiettivo consisteva nel raggiungere per primi la casella finale, ma la sorpresa (negativa) era dietro l’angolo. L’incubo del giocatore di turno, infatti, era quella dicitura infame, “Ritorna al via”, che pareva una condanna a vita. Lo stato d’animo del malcapitato lo abbiamo sperimentato tutti, e quindi è facile comprendere quella sensazione di totale disillusione che attanaglia la Roma in questo periodo.

Il gol di Klose al '93, che condannò la Roma alla sconfitta nel Derby

Il gol di Klose al ’93, che condannò la Roma alla sconfitta nel Derby

LA NUOVA ERA – 21 punti in 15 partite sono un esordio, si fa per dire visto che siamo a Dicembre, che a Roma non ricordavano quasi più. Zero trofei in 6 anni, ma anche tanti punti accumulati e l’impressione che, tolta la Juve imbattibile, il giocattolo complicato costruito dalla dirigenza americana rappresentasse il meglio di quanto vissuto in oltre 90 anni di storia. E però, l’incubo è tornato, e per rivivere un inizio del genere occorre richiamare alla mente la (falsa) partenza della stagione 2011/12, casualmente la prima della nuova era giallorossa. Alla guida di una squadra quasi del tutto rinnovata rispetto all’annata precedente c’era l’acerbo Luis Enrique, appena uscito dalla Cantera blaugrana, che oltre a sfornare fenomeni con i piedi sembrava essere una fucina pure di cervelloni del pallone. E invece…

L’HOMBRE VERTICAL – La carriera di Luis Enrique ci dice che di calcio qualcosa capisce, ma quell’anno a Roma, per un motivo o per un altro, andò totalmente nel caos, tanto da annunciare l’addio prima della fine, causa eccessivo stress. L’avvio, a freddo, fu di quelli da dimenticare. La stagione partì alla seconda giornata, e fu KO in casa contro il Cagliari, salutato comunque con gli applausi di una tifoseria che si aspettava ben altro. La prima vittoria, dopo due scialbi pareggi con Inter (0-0) e Siena (1-1), arrivò a Parma, grazie all’acuto di Osvaldo. Alla settima giornata, la sesta disputata, la doccia fredda che segnò l’inizio della fine della luna di miele. In un derby partito nel migliore dei modi con la rete del solito Osvaldo, l’espulsione di Kjaer cambiò il volto del match e dell’intero cammino giallorosso. La Roma sperimentò il sapore della sconfitta in una stracittadina dopo due anni, e avvenne all’ultimo respiro. Una doccia gelata da cui nessuno, a Trigoria e dintorni, seppe riprendersi.

FLASHBACK – Il gol all’esordio di Erik Lamela, il colpo più atteso del mercato di Walter Sabatini, che regalò i tre punti contro il Palermo, non mutò il quadro complessivo. La Roma si trascinò come un pugile stordito, alternando buone partite a sconfitte brucianti, come il 3-0 patito al Franchi per mano della Fiorentina. Esattamente come quest’anno, la squadra provava a vivere sussulti di gran calcio, ma bastava un episodio per far ripiombare tutti nell’incubo. Dopo 15 giornate giocate, i punti erano 21, gli stessi raccolti dagli uomini di Di Francesco. Il campionato si concluse con un anonimo 7mo posto, frutto dei 56 punti raccolti. La speranza di un cambio di marcia accompagnò la Roma fino all’ultima partita.

SPORTS AGENCY SC24

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