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Alla scoperta dei segreti della Francia

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Alla scoperta dei segreti della Francia

Squadra giovane, veloce, tecnica. E soprattutto vincente. Dopo la vittoria della Francia ai mondiali di Russia, la scorsa estate, in molti si sono chiesti quale fosse stata la ricetta magica della squadra transalpina, in che modo il calcio francese aveva saputo rinnovarsi e aprire un nuovo, fantastico, ciclo.

Tutto sembra ruotare attorno a Clairefontaine en-Yvelines, comune francese di circa 900 abitanti, situato nella foresta di Rambouillet, a 50 km da Parigi. È qui che la Federcalcio dei Bleus ha realizzato il proprio quartier generale. È qui che ha avuto inizio la rinascita del calcio francese. Basata, in particolar modo, su autentiche stelle come Paul Pogba e Kylian Mbappé. Figli delle banlieu, ma anche eredi di una nuova idea e di un nuovo modo di fare calcio. Tante storie che si intrecciano e che hanno portato verso un trionfo che, a dirla tutta, non è stato poi così inatteso e sorprendente.

Dietro la Francia Campione del Mondo infatti c’è una grande parola chiave: investimento. La federazione francese ha speso oltre 24 milioni di euro negli ultimi dieci anni per ampliare i centri tecnici. Una cifra davvero importante e ambiziosa, ma allo stesso tempo un ruolo cruciale è stato svolto dalla selezione dei migliori allenatori a cui affidare i talenti, per farli crescere, maturare e sbocciare definitivamente. Per capire a pieno tutto questo basta pensare alle parole di Antonio Riccardi, uno dei primi allenatori di Mbappé, che ha definito il suo pupillo come “il miglior ragazzino che io abbia mai allenato. E probabilmente sarà il migliore di sempre”. Dichiarazioni che si riallacciano a quanto detto recentemente da un certo Gianluigi Buffon, ora suo compagno di squadra al Paris Saint-Germain: “Mbappè ha un qualcosa in più degli altri. È fin troppo evidente. Spera che rimanga umile e mantenga la voglia di crescere e sacrificarsi. Se lo farà scriverà la storia del calcio”.

L’attaccante classe 1998, dato come finalista del Pallone d’Oro insieme a Modric e Varane, è diventato un simbolo di Bondy, comunità periferica a qualche chilometro dal centro di Parigi. È qui che si è forgiato il suo carattere, tra malcontento sociale e povertà, tra voglia di riscatto e integrazione. La stessa storia di questa nazionale è legata a doppio filo con le periferie francesi.  Pogba viene da Lagny-Sur-Marne, il metronomo N’Golo Kanté invece dalle Suresnes, il bianconero Blaise Matuidi da Fontenay-sous-Bois, Benjamin Mendy invece da Longjumeau. Frammenti di vita comune, a volte periferica, distaccata. Poi il calcio, gli allenamenti, le partite, i sogni. E alla fine, magari, si diventa Campioni del Mondo.

Insomma, la Francia sembra aver capito quali siano i segreti per stare al vertice: la capillarità dei vivai, una struttura federale ramificata e presente nel territorio, la preparazione dei tecnici e gli investimenti economici. Un giusto mix e una giusta ricetta che fa capire che il futuro è sempre più dipinto di bleu.

Ma come funziona il centro di Clairefontaine? Quest’ultimo è un vero e proprio concentrato di modernità, che si estende su un’area di 56 ettari e che comprende otto campi, 16 spogliatoi, tecnologie all’avanguardia, palestre, piste d’atletica, campi da tennis, saune, piscine, ristoranti, studi medici e molto altro. Aperto nel 1988 e voluto fortemente dal presidente della FFF, tra il 1972 e il 1984, Fernand Sastre, è qui che i Campioni del Mondo del 1998 hanno iniziato a lavorare. Zidane, Blanc, Lizarazu, Thuram, Barthez.

Dopo vent’anni ecco che altre giovani promesse vivono la stessa vita immersa nel pallone e nello sport. Il compito della federazione è quello di accompagnarli costantemente nella crescita. Un lavoro che sta dando i suoi frutti, come dimostrano i risultati. La sensazione è che forse qualcuno in Italia dovrebbe farci un piccolo pensiero e provare a copiare questo modello. Il 2006 ormai è abbastanza lontano. Inutile vivere di ricordi annebbiati dal tempo.

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