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Vincenzo Grifo, l’azzurro nel sangue e nel destino

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Ieri è rimasto a guardare dalla panchina un’ottima Italia contro il Portogallo. Martedì, contro gli Stati Uniti in amichevole, farà di tutto per scendere in campo. È il nome nuovo dei convocati di Mancini: Vincenzo Grifo, l’attaccante che sogna Roberto Baggio, “da quando nonno mi regalò la sua maglia”.

Nato a Pforzheim, centomila abitanti ad ovest di Stoccarda. Cresciuto a pane e pallone prima nel Germania Brotzingen, poi nel Karlsruhe. È in terra tedesca che mamma e papà si sono conosciuti. Lei di Lecce, lui di Naro, in provincia di Agrigento.

Studiavo alla scuola tedesca, ma a casa ho sempre parlato italiano e lo so perfettamente. Per questo mi sento, anzi, sono italiano: ho il passaporto italiano, non quello tedesco”.

Ha le idee chiarissime il jolly classe 1993 dell’

‘Hoffenheim, dove è tornato dopo aver segnato addirittura 20 gol con il Friburgo e dopo aver stupito con il Borussia Monchengladbach. Nato centrocampista, ora esterno sinistro d’attacco, Grifo fa della polivalenza e dell’eclettismo le sue doti migliori.

Fino a 18 anni ho giocato da numero 10, poi al Friburgo mi sono spostato a sinistra. Ora vado spesso uno contro uno, cerco sempre il tiro o l’assist e per ora mi sta riuscendo”.

La svolta è stata l’anno nella serie cadetta tedesca. Qui, l’esterno chiamato da Mancini, ha fatto vedere le cose più belle. Nonostante partisse dalla sinistra, aveva carta bianca nei movimenti, poteva accentrarsi oppure muoversi verso il lato opposto per creare superiorità numerica. Fu tra i primi del Friburgo per tiri tentati, passaggi chiave e dribbling riusciti.

Se lo spartito azzurro visto fin qui dovesse continuare, Grifo sarebbe l’innesto perfetto. Agile, abile nelle verticalizzazioni, capacità balistiche non comuni. Un profilo perfetto per l’attacco rotante di Roberto Mancini, che ha deciso di convocarlo per la prima volta.

Ci ho creduto sempre. Ho sempre detto che mi sento cento per cento italiano. Gioco in Germania, ma il cuore batte per l’Italia. Quando avevo cinque anni avevo già la maglia dell’Italia, senza nome. Italia-Germania è sempre una grande rivalità. A novembre erano contenti, a loro ho detto che saremmo tornati. Siamo sulla strada giusta”.

Non è la prima volta che indossa l’azzurro. Nel 2013 arriva la chiamata di mister Alberico Evani, per l’Under 20, quando va anche a segno nell’amichevole contro la Svizzera. Poi, lo tesso anno, la prima convocazione in Under 21 da parte del CT Luigi Di Biagio. “Mister Evani mi ha mandato un messaggio, era molto felice. Sono tanti anni che aspetto questa chiamata. L’Under 20 e 21 sono stati bellissimi, ora è tutto un sogno”.

Che è diventato realtà. L’Italia nel sangue e nel destino. Nel passato, quando Igli Tare lo stava per portare alla Lazio. E ora nel presente. E sulla pelle.

 

 

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