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La Opinión

Roma, un progetto che non ammette ritardi

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C’è un rischio, altissimo, nella programmazione della Roma, nel progetto tecnico giallorosso. Lo sguardo al vertice, l’accrescimento delle spese per essere sempre al top, la corsa ormai appurata e frenetica alla plusvalenza, ai ricavi europei, non ammette passi falsi.

Non ci si può fermare un momento. Anche se ogni estate si riparte da capo. La sfida del miglioramento perpetuo: ad un Marquinhos deve seguire per forza un Benatia, ad un Lamela deve succedere inevitabilmente un Salah. L’ingresso in Champions deve essere la normalità, il superamento della fase a gironi anche.

Se il meccanismo si dovesse inceppare, anche solo per un anno, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. La Roma di quest’anno, che aveva ereditato un terzo posto e aveva nel bagaglio dell’esperienza una semifinale contro il Liverpool, vede l’Europa come un miraggio. Milan e Lazio scapperanno ancora, e con loro il quarto posto, e c’è il rischio di vedere anche Sampdoria e Fiorentina un gradino più in alto. Contro i viola è arrivato il secondo pareggio consecutivo, dopo quello del San Paolo contro il Napoli, per gli uomini di Di Francesco. Che possono sì recriminare per un rigore molto dubbio (calcio in testa ad Olsen da parte di Simeone, lanciato a rete da un retropassaggio assassino di Under) ma il ritardo rispetto alle altre inizia ad essere incolmabile.

Un ritardo atletico e fisico, innanzitutto, con calciatori in debito di ossigeno al 70esimo, in difficoltà nel pressing, vittime di continui infortuni muscolari (Manolas e De Rossi sono solo gli ultimi di una lunghissima fila). Un ritardo tattico, con una squadra priva di soluzioni e senza idee di gioco. Un ritardo dei singoli, con nessun giocatore in grado di prendere sulle spalle la squadra, capace di azzardare una giocata. Simbolo di questo è senza dubbio Edin Dzeko, che anche al Franchi è riuscito a divorare la sua occasione, ma anche El Shaarawy, ripetitivo e sterile, e Patrick Schick, molle e irritante.

La linfa vitale che sembrava aver regalato il derby è durata appena 90 minuti. La Champions League, ad oggi, sarebbe veramente un miracolo.

E allora il rischio, a questo punto, è veramente serio. A metterci la faccia, nel post partita contro la Fiorentina, è stato il fautore di questa stagione giallorossa, il direttore sportivo Monchi, che ha parlato al posto di Eusebio Di Francesco per scelta societaria: “Oltre a parlare del rigore, non possiamo dimenticare che non stiamo andando bene, oggi la Roma è stata più vicina a quella che dovrebbe essere. Dobbiamo migliorare il nostro calcio, senza guardare al momento la classifica che è deprimente. Dobbiamo ripartire dalla prestazione che per me è stata buona. Quelli contro Napoli e Fiorentina sono due punti buoni anche se non possiamo accontentarci”.

Non può accontentarsi soprattutto lui, ora più che mai sul banco degli imputati. Il suo mercato, ad oggi, è stato fallimentare: Kluivert è una riserva, Marcano non è proponibile, Nzonzi continua a peggiorare, Pastore è continuamente fuori, Cristante è l’ombra di sé stesso. “Se entro due anni non vinco nulla, saluterò e me ne andrò”. È il rischio, altissimo, di questa programmazione. Che non ammette ritardi.

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