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La rivoluzione silenziosa di Ancelotti: Napoli, ora devi vincere

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“Non sono io ad aver conquistato il Napoli, ma è Napoli che ha conquistato me”. È un Carlo Ancelotti che sa e parla con sicurezza di quel che sta realizzando da quando ha dato il via al nuovo corso del Napoli. Gli azzurri, secondi in classifica, continuano la loro marcia anche contro l’Empoli, asfaltato con un secco 5-1, dopo il mezzo passo falso contro la Roma, in una gara a tratti stregata, dove è maturato un pareggio che ad Insigne e compagni sta parecchio stretto.

Ventuno partite casalinghe di fila e gli azzurri sempre in gol; Insigne, nelle prime dieci, ha siglato sette reti, come mai prima d’ora; Mertens, con la tripletta ha raggiunto e superato in un solo colpo José Altafini ed un bomber come Antonio Careca, diventando il sesto marcatore di sempre nella storia del Napoli; inoltre, dopo ieri, per i ragazzi di Ancelotti sesto risultato utile consecutivo e momentaneamente miglior attacco del campionato con 24 reti all’attivo. Se non volete chiamarli record, chiamatela, se non altro, rivoluzione. O un’altra faccia di una rivoluzione partita da lontano e che ha trovato in Carlo Ancelotti il condottiero ideale per arrivare alla conquista di quel piedistallo che dalle parti del Vesuvio manca da un bel po’. E la strada, al netto della super-Juve di CR7, è quella giusta. Contro l’Empoli l’ennesima prova di forza di un gruppo che sa vincere, che sa concedersi anche qualche distrazione: la rete subita, in questo senso, è un lieve campanello d’allarme: sono dodici i gol subiti da una retroguardia che non ha ancora quella impenetrabilità che l’ha contraddistinta nelle passate stagioni. Andrà rodata meglio, la difesa, ma sul resto non c’è preoccupazione. Il bel gioco, spumeggiante sì ma forse schiavo della sua stessa bellezza, che ha contraddistinto il ciclo-Sarri, oggi si è trasformato in una cinica certezza: il Napoli, e l’ha dimostrato anche contro l’Empoli, sta facendo della concretezza la sua maggior virtù. Meno possesso, più concretezza. Il resto, poi, è una conseguenza. Ma soprattutto ieri sera al San Paolo l’ennesima dimostrazione di una squadra che cambia, e cambia anche tanto (con Ancelotti praticamente ad ogni partita, ndr) ma come nella proprietà commutativa, gli addendi possono cambiare, il risultato no. Il leader calmo, come viene definito Ancelotti, sarà anche stato conquistato da Napoli ma di certo ci ha messo del suo per conquistarla, la squadra; per farla innamorare, una città che si esalta per poco e demoralizza per meno.

Ne ha abbracciato lo spirito popolare, scegliendo di viverla dal suo cuore. Ha mischiato il sacro e profano, si è calato nella magia di una nuova esperienza, per molti versi unica. E ci ha messo tutto se stesso: non c’è da meravigliarsi se in così poco tempo il Napoli, che fu di Sarri, è diventato repentinamente di Ancelotti. D’altronde è nelle corde dei grandi leader, quello di affascinare le menti e suggestionare gli animi. E a Napoli Carletto sa che può realizzare un vero e proprio miracolo. Che manca da anni e che da qualche tempo è ostacolato dalla Juve: è l’ultimo, grande passo da compiere. Ci vorrà del tempo, probabilmente, ancora un po’ di pazienza. Ma a questo Napoli succederà, perché una squadra così non può che trovare la sua totale realizzazione in qualcosa di veramente eccezionale. Manca l’ultimo tassello. Vincere, per rendere la rivoluzione eccezionale. Vincere, giocando bene, con umiltà, anche subendo. Per renderla straordinaria.

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