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Joao Mario, il Lodetti scambiato per Rivera

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Joao Mario

Joao Mario è il simbolo di come calciatori normali, che si trovano anche nei campetti di periferia, vengano iper-valutati in nome di un calciomercato che sfugge alla logica. Il ritorno in campo dell’ex Sporting Lisbona con la maglia dell‘Inter, ha riportato alla ribalta quello che viene considerato uno dei grandi flop dell’era post Triplete nerazzurra.  Dietro il trasferimento del portoghese in Italia concorrono diversi fattori che vanno analizzati.

Il fattore Kia Joorabchian

Non vi è dubbio che il merito (!?!) del trasferimento del portoghese all’Inter sia da ascrivere a Kia Joorabchian. Il potente procuratore iraniano è stato colui al quale Suning si è affidato non appena si è insediato all’Inter. Le due parti aveva già concluso affari con il Jiangsu ed è stato logico trasferire il rapporto in nerazzurro.

Joao Mario Naval da Costa Eduardo arriva a Milano dopo l’Europeo vinto con il Portogallo. Siamo nell’estate del 2016. I lusitani hanno posto fine ad un tabù di vittorie internazionali che neanche gente come Eusebio o Figo avevano infranto. In più lo hanno fatto con il loro uomo migliore, Cristiano Ronaldo, a mezzo servizio. Joao Mario impressiona per la corsa e i muscoli. Solo per quello, però, perchè i piedi appaiono subito “a banana”. Tanto basta, però, per considerarlo un crack.

Il Bluff

La lunga estate del 2016 vede Joao Mario cercato da molti club. Quando l’Inter, il 28 agosto, riesce a portarlo a casa, sembra un colpaccio. Vero che la valutazione di 45 milioni di euro a molti pare eccessiva per un giocatore che non è esattamente un top player, ma i tempi stanno cambiando e Joao Mario sembra pronto a diventare un pilastro dell’Inter. Non sarà così. Il grande equivoco lo si vede subito. Tutti credono che l’ex Sporting sia una sorta di Rivera portoghese, dotato di tecnica e visione di gioco. In realtà, si dimostra un Lodetti molto più lento. De Boer e Pioli si dannano nel trovargli una posizione senza successo. Non ha la corsa e il senso di inserimento dell’incontrista, non ha la visione di gioco del regista, non ha la tecnica del trequartista. In parole povere è un nullocampista. Eppure lo si vedeva chiaramente anche nel Portogallo, dove giocava ala appunto per sfruttarne le doti di corsa, creando la superiorità numerica. Che poi non azzeccasse un cross manco per sbaglio era secondario.

Annate da dimenticare

Il primo anno, Joao Mario gioca 22 gare su 38 dall’inizio e segna 3 miseri gol. Poco, troppo poco per chi doveva essere il nuovo faro dell’Inter e l’acquisto di punta del nuovo corso di Suning. L’anno dopo arriva Spalletti. Tutti immaginano che con il tecnico di Certaldo, Joao si rilanci. La posizione di “falso trequartista” dove Luciano lo colloca ha esaltato gente come Perrotta e Nainggolan. Perché non un campione d’Europa? Il campo, però, è impietoso. L’ex Sporting è un uomo in meno nello scacchiere nerazzurro. Gli mancano cattiveria e aggressività che caratterizza chi deve giocare in quel ruolo.

A gennaio va al West Ham dove gioca 13 gare e segna 2 gol. Pochino per un “Rivera”, appena decente per un “Lodetti”. Il ritorno in nerazzurro è obbligatorio per gli Hammers non sono fessi e non riscattano il nullocampista. Joao torna all’Inter, si allena a parte e cerca squadra. Nessuno, però, se lo piglia. Rimane così ai margini del progetto nerazzurro e i tifosi si scordano pure di averlo in squadra. Fino a quando Spalletti non lo schiera a sorpresa a Roma, contro la Lazio. La partita di Joao Mario è appena sufficiente.

Niente di esaltante, sia chiaro. Quanto basta, però, per farlo uscire dal limbo. L’Inter spera sempre di cederlo. La minusvalenza è certa. Joao, dal canto suo, cerca un’identità in campo. Non è Rivera, non è Lodetti. Magari è Simone Padoin.

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