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Pastore e i suoi fratelli: la Serie A ha ritrovato i propri principi azzurri

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Javier Pastore, il ritorno del "maleducato del calcio"

Volgarizzando non poco i principi della selezione naturale, potremmo dire che, così come nel mondo dei viventi, anche nel calcio i ruoli che non si adattano al mutare delle condizioni sono destinati a scomparire. E’ il caso del trequartista, la figura più affascinante, almeno per chi scrive, di questo gioco, sacrificato dopo anni di onorato servizio, sull’altare del più dinamico 433, che dell’esteta compassato e sognatore non ha di che farsene. Poi, all’improvviso, qualcosa è cambiato. Arriva Javier Pastore, che certifica un cambio di paradigma già in parte iniziato. E tutto pare acquisire un senso nuovo.

UN RAPSODO IN CAMPO – Saponara è un talento che ha tanto da raccontare“. Marco Giampaolo è uno che di trequartisti se ne intende. Sotto la sua guida, Gaston Ramirez è tornato ad essere un calciatore incisivo, dopo anni di muffa in Inghilterra. Sotto la sua guida, abbiamo conosciuto uno dei più fulgidi talenti italiani nati negli anni ’90, quel Riccardo Saponara che solo ad Empoli, con Giampaolo, ha mostrato gli sprazzi di classe purissima che hanno riempito a lungo gli occhi dei tifosi. Passo leggiadro come se pattinasse, sguardo alto come se danzasse. Saponara è tutto qui, dal Bolshoi al Ferraris in un attimo.

Sulle orme di Pastore: Miha Zajc, il trequartista venuto dal futuro

Sulle orme di Pastore: Miha Zajc, il trequartista venuto dal futuro

IL MALEDUCATO – Maradona lo aveva definito “maleducato del calcio“, anche se in pochi hanno il garbo e la cortesia di Javier Pastore. Alla Roma la sua presenza sta generando non pochi problemi di natura tattica. Difficile da collocare nel 433 di Di Francesco, impossibile da lasciare in panchina. Il motivo sta nelle parole di Maradona prima ancora che nel genio del Flaco. Nessuno tratta la palla come Pastore, nessuno ha la capacità di leggere il calcio con la sua stessa lucidità. E nonostante ciò, o forse in virtù di ciò, il suo talento è stato schiacciato dai profeti del calcio moderno, quello degli inserimenti e degli esterni a piede invertito. Più efficaci, più produttivi, più devastanti. Ma il teatro non è per forza un campo di battaglia.

RITORNO AL FUTURO? – In Serie A ormai non sono pochi gli allenatori che utilizzano il trequartista per scardinare le retroguardie avversarie. Maran sta attendendo come acqua nel deserto il ritorno di Joao Pedro, genio maledetto che, quando è in giornata (non capita spessissimo) illumina il gioco come i fuochi d’artificio il cielo nella notte di Capodanno. C’è curiosità intorno al nome di Medeiros, che lo scorso anno ha lasciato intravedere dei lampi di classe; il portoghese sarà chiamato ad ingentilire lo spartito del roccioso Genoa di Ballardini. Infine, uno sguardo innamorato e sognante verso Miha Zajc, l’ennesimo talento sfornata dalla terra feconda dei Balcani. Un trequartista che, quando lo vedi giocare, pare portarti nel futuro.

Nei piedi di Pastore e dei suoi fratelli l’auspicio, al contempo vano e profetico, di un calcio diverso.

 

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