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La Opinión

Se fossi stato Mario Balotelli…

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Mario Balotelli, la fortuna (non) aiuta gli audaci

Minuto 61 del match tra Italia e Polonia, esordio azzurro nella competizione denominata UEFA Nations League. Mario Balotelli lascia il campo, tra i mugugni del pubblico bolognese, per far posto al Gallo Belotti, mettendo così la parola fine ad una prestazione scialba e apatica. Ennesima occasione sprecata per Supermario, che a 28 anni continua a mandare a quel paese i benefici di una fortuna ormai sfacciata. Non voglio però scrivere il solito articolo su quanto Balotelli avrebbe potuto e dovuto fare, su quanto non ha fatto et similia. Ormai non importa a nessuno; probabilmente, la maggior parte delle persone vorrebbe semplicemente non vederlo più in campo e basta. In questo pezzo, invece, passeremo in rassegna, con un velo di ironia, una serie di personaggi storici, sportivi e politici che non hanno avuto la fortuna di essere Mario Balotelli.

RIDAMMI LE MIE LEGIONI – Il più ricco e il meno abile dei tre che dominarono, al tramonto della Repubblica, la politica romana, Marco Licinio Crasso andò finò in Turchia a cercare la gloria che pretendeva per sé. A Carre, tuttavia, a festeggiare, oltre ai Parti, furono soltanto Cesare e Pompeo, che si tolsero dai piedi un fastidioso rivale. Beffato, secondo Plutarco, da un tranello, Crasso finì i suoi giorni da sconfitto, lontano dalla sua Roma. Un destino infausto. Così come infausto fu l’esito della Battaglia di Teutoburgo, in cui tre legioni romane, guidate da Publio Quintilio Varo, furono letteralmente annientate dai Germani di Arminio. Il fantasma di Augusto pare reclami ancora le sue legioni. Se fosse stato Balotelli, Varo avrebbe aperto a Roma le porte della Germania. Le chiuse, invece, per sempre. Sfigato fu pure Cola di Rienzo, che sognava di rendere Roma un comune, ma l’opposizione delle grandi famiglie laziali e una vena insana di follia lo portarono alla caduta. Il suo cadavere fu arso nel territorio dei suoi nemici, i Colonna. Il massimo dell’umiliazione.

Juan Martin Del Potro, in finale Slam dopo 9 anni

Juan Martin Del Potro, in finale Slam dopo 9 anni

LA DANZA DELLA PIOGGIA – Domenica tornerà a giocare una finale Slam Juan Martin Del Potro, fenomenale tennista argentino perseguitato da infortuni e sfiga. Amatissimo dal pubblico, Del Potro ha da chiedere indietro alla sorte chissà quanti trofei che essa gli ha negato. Il timore è che Novak Djokovic non sarà così clemente. Non è stato Mario Balotelli Andy Schleck, che ha fatto entusiasmare il popolo del ciclismo per tre stagioni, tra il 2009 e il 2011, grazie alle sue battaglie epiche con Alberto Contador. Perse tutte (un Tour gli è stato assegnato di ufficio in seguito alla squalifica assurda de Il Pistolero, ma la cosa interessa poco persino al lussemburghese stesso). Poi il declino e il ritiro nell’anonimato. Peccato. Cosa sarebbe accaduto se in Brasile, all’ultimo Gp della stagione 2008, non fosse piovuto? Massa campione del mondo, e l’onesto Timo Glock libero dall’ira funesta dei ferraristi. E invece, il non essere Mario Balotelli ha condannato Glock a divenire, indirettamente, responsabile del primo mondiale conquistato dall’odiatissimo Hamilton. Pietra dello scandalo, verrà ricordato per questo. Poveraccio.

Jeb Bush pare dire:" Aaah, se fossi stato Mario Balotelli"

Jeb Bush pare dire:” Aaah, se fossi stato Mario Balotelli”

LO SMACCHIATORE – Chiudiamo con due personaggi che, se fossero stati Mario Balotelli, avrebbero sicuramente un’espressione più giubilante e meno da eroi shaksperiani. Pierluigi Bersani aveva promesso a mari e monti (e a Mario Monti) di smacchiare il giaguaro, ma la sfiga ha voluto che finisse dritto dritto nel terremoto politico del 2013, che ha sconvolto le coordinate tradizionali. Spazzato via dal vento della storia, col senno di poi non era andato nemmeno così male. Disastroso, invece, lo sfortunato Jeb Bush, che con il suo cognome pesante avrebbe dovuto vincere a mani basse le primarie repubblicane e sfidare la Clinton per la Casa Bianca, in un testa a testa dal sapore vintage. Non aveva fatto i conti con l’avvento del populismo e con la discesa in campo di Donald Trump. Sconfitto e umiliato in lungo e in largo, ha preferito ritirarsi prima della fine. Se fosse stato Mario Balotelli, oggi sarebbe presidente.

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