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Ma chi è? Diego Fuser, il razzo missile che aprì il biennio d’argento

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Ma chi è? Diego Fuser

“Ma chi è? Ma chi è? Diego Fuser, Diego Fuser”. Il coro nasce negli anni laziali, i migliori per Diego Fuser, centrocampista nato a Venaria Reale l’11 Novembre 1968. Personaggio schivo e gentile, Fuser rappresenta una generazione italiana, quella degli anni ’90, che ha assaporato in un decennio tanto il gusto dolce del trionfo quanto il retrogusto amaro dell’incompiuto.

LO SPECCHIO DEL QUASI – 25 presenze con la maglia azzurra, una fase finale ad Euro ’96 e una cavalcata da protagonista verso la spedizione in Belgio e Olanda. Apprezzato da Sacchi, meno da Maldini, molto da Zoff, che ne fece un perno della sua nazionale prima di scartarlo in vista di Euro 2000, nonostante fosse stato proprio Fuser a bagnare l’esordio da Ct per l’ex portiere. Il 5 Settembre 1998, un’Italia ancora convalescente dopo lo scacco matto di Francia ’98, affrontava a Liverpool il Galles per l’esordio delle qualificazioni. Al ’19 minuto Diego Fuser approfitta di un pasticcio della retroguardia gallese e deposita il pallone nel sacco; il match finirà sul punteggio di 2-0. Prima ancora di Wiltord, che siano state le divinità del calcio a punire Zoff per non aver premiato il suo talismano?

Diego Fuser, protagonista nella Lazio degli anni '90

Diego Fuser, protagonista nella Lazio degli anni ’90

IL RAZZO E LE MACCHININE – Appassionato di macchinine, un hobby che riprenderà a coltivare a carriera conclusa, Fuser costruisce la sua carriera sulla velocità e duttilità. Stimato, come uomo e come calciatore, praticamente ovunque, dal Torino al Milan degli Invincibili, fino alla Roma, dove si toglierà lo sfizio di conquistare la sua seconda Supercoppa italiana (la prima con il Parma nel 1999). Un successo ancora più grande se si pensa che, nel 1998, aveva alzato la Coppa Italia con la Lazio, a coronamento di una storia lunga sei stagioni, fatta di 242 presenze e 42 gol. Due trofei vinti in entrambe le sponde del Tevere. Un primato non da poco.

UNA STORIA ITALIANA – E pure la sorte non è stata sempre benevola. Non lo fu nel 2000, quando Zoff gli regalò la delusione più grande della sua carriera; non lo fu nel 2011, quando la vita gli portò via suo figlio. Il carattere vigoroso di Fuser gli donò la forza per andare avanti. La stessa forza che lo spinse ad appendere gli scarpini al chiodo nel 2012, in Promozione, all’età di 44 anni, non prima di aver conquistato il suo ultimo trofeo, un campionato Eccellenza, al Canelli, squadra della provincia di Asti. Sempre vicino Asti, Fuser gestisce oggi un autodromo di macchine radiocomandate, che pare raggiungano gli 80 km/h. Veloci sì, ma mica con un razzo missile.

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