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Il Milan dei milanisti

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Con la tragedia di Genova il campionato del Milan è partito in ritardo, da Napoli, dove è arrivata una clamorosa sconfitta in rimonta, dopo che i rossoneri, grazie ad un gran gol di Bonaventura e di una rasoiata di Calabria erano andati in vantaggio due volte. Inutile dire che la critica si era scagliata su Gattuso e i suoi ragazzi che, però, contro la Roma hanno saputo rispondere colpo su colpo in campo. Il Milan ha trionfato contro i giallorossi, meritando la vittoria e lasciando ben sperare per il futuro. La grande missione del Diavolo, quest’anno, è tornare a competere a grandi livelli dopo anni di oblio. E le carte in regola per farlo ci sono tutte.

GATTUSO, MALDINI, LEONARDO – Il Milan è tornato in mano ai milanisti: il fondo Elliot ha fatto chiaramente intendere che c’è la volontà di investire su un progetto che sia serio e che porti risultati che l’anno scorso sono stati disattesi. La conferma di Gattuso è stato un segnale, in questo senso: da grande uomo di spogliatoio, il tecnico calabrese ha la sua grande occasione per dimostrare che a certi livelli e a certe altezze, non solo può reggere le pressioni ma gestirle ed andare oltre. Ha, insomma, la possibilità di applicare quanto imparato in tanti anni di Milan anche dal suo mentore, quel Carlo Ancelotti che è riuscito a batterlo, evitando che fosse l’allievo a superare il maestro. Ma, a Milano lo sperano tutti, il sorpasso al maestro è solo rimandato. Forte della sua personalità Gattuso, già nello scorso campionato, ha contribuito ad inculcare lo stile Milan ai suoi giocatori: rispetto per la maglia, pesantissima, che si indossa, dare il tutto per tutto in campo. Essere coesi, compatti, uniti. Gli serviva una spalla forte, dopo qualche debacle nello scorso campionato. Ed è così che è tornato Leonardo, che in campo è stato straordinario ma, se vogliamo, da dirigente è stato superlativo: Kakà, Pato, Thiago Silva, sono colpi del direttore brasiliano che nel Milan ha scritto pagine importanti anche dalle scrivanie. Il suo nome è garanzia di sicurezza. Il tassello che mancava, l’ultimo e il definitivo, per suggellare il nuovo corso e ridare carica a tutto l’ambiente, è stato aggiunto poco più di un mese fa: Paolo Maldini è tornato a casa dopo anni di rifiuti e tira-molla. Studia e studierà, al fianco di Leonardo, per portare a rossoneri tutto quello che il suo DNA ha in abbondanza: l’appartenenza ad uno dei cinque club che maggiormente hanno contribuito a rendere il calcio quello che è oggi.

SOGNI CHAMPIONS – Prima escluso, poi riammesso, il Milan giocherà l’Europa League. Una competizione che ha contribuito a ridimensionare i rossoneri, abituati al più prestigioso palcoscenico della Champions. Per rivivere notti come quella di Manchester o di Atene occorrerà ottenere il massimo in campionato. In questo senso, più dello scorso anno, la squadra dal mercato è uscita rinforzata. Gli acquisti di Caldara ed Higuain dalla Juve rappresentano due colpi niente male, una garanzia di successo. Caldara con Romagnoli andrà a formare il team che tanto sa di futuro, soprattutto per la Nazionale. Il Pipita, invece, è il numero nove che, se vogliamo, mancava dai tempi di Pippo Inzaghi. Poi c’è un Cutrone da far crescere, sotto i consigli dell’argentino. Le basi per fare bene ci sono, tutte. I giudizi li emetterà il campo. Solo da qui si potrà dire se i rossoneri sono tornati o meno.

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