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La pazza Inter, i primi errori di Spalletti e la stagione-crocevia

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Sono passati un bel po’ di anni dagli ultimi trionfi: sono otto, in totale, le stagioni in cui l’Inter non c’entra un trofeo di un certo livello. Eppure, mai come quest’anno, all’unisono si è gridato al ritorno dei nerazzurri, complice una stagione, come quella scorsa, di un certo livello e conclusa con un quarto posto al fotofinish, ed un mercato di pregevole fattura che ha portato a Spalletti gente come de Vrij, Nainggolan e la promessa del calcio argentino Lautaro Martinez. Aver poi confermato l’ossatura principale di tutta la squadra, inoltre, è un punto a favore dei nerazzurri che, però, dopo due giornate, si trovano già ad inseguire a meno cinque punti da Juventus e Napoli. Una sconfitta ed un pareggio, l’inizio peggiore per una squadra ambiziosa subito, o quasi, finita al centro del dibattito. La sensazione è che questa, per i nerazzurri, sarà una stagione-crocevia, che molto potrà dire sul futuro e sui reali obiettivi del progetto Suning.

PAZZA INTER, I PRIMI ERRORI E LE COLPE DI SPALLETTI – Contro il Sassuolo di De Zerbi l’Inter ha subito una bella lezione: annullati, annichiliti, costretti a tornare a casa con in mano un pugno di mosche, gli uomini di Spalletti non hanno saputo reagire, impattando clamorosamente anche alla prima in casa, facendosi recuperare due gol di vantaggio da un Torino mattatore nel secondo tempo, vicino più volte anche al terzo gol che avrebbe saputo di clamoroso ribaltone. I problemi, insomma, dalle parti di Appiano Gentile, non mancano. Nainggolan, intanto, ha cominciato la sua storia in nerazzurro con la prima esclusione post-discoteca, sintomo che non tutto è tranquillo per Icardi (ancora a secco, e questa è una notizia, n.d.r) e compagni. La sensazione è che non vi sia ancora un dosaggio equilibrato delle energie nervose: e l’Inter, finora, sta pagando questa sorta di impasse. Sul campo, a scanso di equivoci. Inoltre il clamoroso crollo della ripresa contro il Torino è un campanello d’allarme che denuncia seri dubbi, fondati, sulla gestione tecnica e sulla preparazione atletica dei nerazzurri. Inutile sottolineare che le colpe principali, come sempre in questo caso, sono ricadute su Luciano Spalletti. Pur sempre vero che in campo vanno i giocatori ma, nel calcio di oggi, l’allenatore non è più solo il gestore della parte atletica, ma anche gestionale e psicologica: è al contempo un manager, un amministratore d’azienda ed un mental coach. In questo, Spalletti, si è buttato da solo la zappa sui piedi. Questa Inter, diciamolo in partenza, non può essere l’anti-Juve e probabilmente non lo è. Dire, però, in diretta nazionale, che la definizione di anti-Juve crei pressioni eccessive che il gruppo non sa ancora gestire (in sintesi questo il concetto espresso dal tecnico toscano dopo il pari contro il Toro a Sky Sport, n.d.r) è stato un clamoroso autogol che ha fatto sorgere, in taluni casi confermare, i leciti dubbi sull’allenatore ex Roma: è o non è l’uomo giusto per riportare l’Inter dove compete e per far sì che i nerazzurri diventino l’antagonista della Juventus? Quando il mercato non basta…

IL CROCEVIA – L’Inter torna in Champions League e presto conoscerà il girone di competenza che, dal principio, data la quarta fascia d’appartenenza, non si prospetta tutto rose e fiori. E la Champions League sta per cominciare. Quest’Inter funzionale a metà, con crolli improvvisi e sparizioni sul campo, non può essere la squadra che la fa da protagonista su ogni campo e al di là della competizione. Fallire in questa stagione, per onor di cronaca, è impresa dura. Ma il confine tra vittoria e fallimento, in alcuni casi, è labile e non ci vuole poi molto a finire dalla padella alla brace. Nel bene e nel male, l’Inter è a un crocevia: vincendo, potrà forse andare avanti e con un altro po’ di pazienza, tornare a certi livelli. Perdendo subirebbe l’ennesimo ridimensionamento che, in otto anni, ha già stancato i tifosi della Nord. L’imperativo è vietato sbagliare.

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