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La Roma di Di Francesco, tra certezze e rebus

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La Roma di Eusebio Di Francesco è tra quelle squadre che, nella passata stagione, hanno raggiunto qualcosa in più degli obiettivi prefissati: i giallorossi, insomma, hanno alzato l’asticella. L’ottimo terzo posto, ottenuto combattendo contro Juventus e Napoli, è stato di per sé un grande traguardo, considerando anche la concorrenza agguerrita di Inter e Lazio; la semifinale di Champions League, dopo la finale di metà anni ottanta dell’allora Coppa dei Campioni, è stato il risultato più prestigioso ottenuto dai capitolini nella massima kermesse europea. Un risultato per molti versi storico, maturato in un percorso interrottosi solo contro il Liverpool, con una semifinale di ritorno dominata e un percorso idilliaco fino ai quarti. Eppure, nonostante i grandi traguardi raggiunti, ai nastri di partenza della nuovissima Serie A, la Roma è la squadra che si presenta con più rebus. Andiamo a scoprire perché.

TRA NUOVI ARRIVI E VECCHI PROBLEMI – Monchi, dal punto di vista gestionale, è una garanzia. A Siviglia si ricordano di lui per un progetto a lungo termine, giovane ed ambizioso, ma soprattutto vincente. I tifosi della Roma sono nelle mani sicure di un uomo d’affari perfetto come il direttore iberico. Il mercato, del resto, parla da sé: acquisti di prospettiva, già assicurata nel caso di Kluivert, e giusto mix di esperienza, tra Mirante e ‘Nzonzi. Eppure, per quanto riguarda le uscite, non si può fare a meno di notare una certa disparità: il pur bravo Olsen non vale l’ottimo Alisson ceduto al Liverpool. La partenza di Strootman, esperto e senatore dello spogliatoio, alla lunga potrà rivelarsi un clamoroso boomerang. Scongiuri a parte, le analisi vanno fatte debitamente. Dal punto di vista del gioco, Di Francesco ha dalla sua varie garanzie: la Roma è squadra insidiosa, pimpante e aggressiva. Nello scorso anno, in termini di gioco prodotto, è stata forse seconda solo al Napoli. Eppure ci sono difetti duri a morire e le prime due partite, in particolare la seconda contro l’Atalanta, hanno mostrato fragilità che, alla lunga, possono rivoltarsi contro a Manolas e compagni. La difesa, ad esempio, ha subito tre gol figli di un reparto disordinato al suo interno e troppo distratto, a tratti sbadato. Contro squadre, senza nulla togliere alla buona Atalanta, un tantino più attrezzate, certe partite non si pareggiano ma si perdono. Il 3-3 maturato sul campo all’Olimpico non è un’impresa, piuttosto una sconfitta evitata. Anche grazie ad un po’ di fortuna. 

ALLA RICERCA DELLA QUADRATURA GIUSTA – Il calcio d’agosto tale resta e non basta per emettere giudizi. Non è questo che si fa in questa sede. Il campionato non è che alle sue battute iniziali, ci sarà tempo e modo per rivedere gli errori e rimediarvi. Nonostante un calendario sempre più incalzante, che presto sarà arricchito dalla Champions League, la Roma dovrà sfruttare il tempo residuo rimasto per non farsi trovare impreparata nei mesi di settembre e di ottobre, quando cioè un gol in più, o uno in meno, cominciano a farsi sentire e soprattutto a pesare, nel computo generale del punteggio totale a fine stagione. Il più grande rischio che corrono i giallorossi è specchiarsi nella stagione precedente. O avere la presunzione di poter eguagliare, a prescindere, gli ottimi risultati dell’annata conclusasi a maggio. Un errore da non fare. Occorreranno tempo, relativamente poco; e pazienza, relativamente tanta. Non farlo sarebbe uno scotto troppo grande da pagare per gli ambiziosi giallorossi.

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