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La rivoluzione di Carlo Ancelotti, allenatore gentile

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Sono bastati poco più di due mesi a Carlo Ancelotti per stravolgere dalle fondamenta il Napoli. Nel solco della continuità, ci mancherebbe, ma con novità impercettibili ad una prima visione ma già fondamentali per gli azzurri e soprattutto per il prossimo triennio del club di Aurelio De Laurentiis. Serviva una svolta, dopo gli ottimi risultati dell’era Sarri: bella eppure poco producente, meravigliosa ma senza vittorie e titoli. Ora serve il passo più lungo della gamba. Serve, per dirla con Ancelotti, quell’ultimo step per raggiungere il gradino più alto della scala. Intanto la rivoluzione, terminata la sua spinta popular-sarrista, si è trasformata in assimilazione gentile di concetti che il tecnico di Reggiolo sta trasmettendo a piccole, ma fondamentali dosi.

LA RIVOLUZIONE GENTILE – Addio ai titolarissimi, la base di partenza. Ancelotti porta a Castel Volturno un concetto nuovo, assai scalfito, eppure insolito: le rotazioni. Una rosa di qualità dà spazio a tutti. Il primo tassello della rivoluzione di Carletto è stato questo. Schemi, tattiche, strategie: importanti sì, ma non fondamentali. Insomma, giocare sempre in un modo no: in tanti modi diversi, con soluzioni diverse, per evitare di incorrere in un circolo vizioso che è poi stato l’effetto collaterale della bellezza del gioco di Sarri: specchiarsi, anche troppo, in se stessi. Senza avere molte altre soluzioni, quando la partita è bloccata. Squadra ordinata e messa bene in campo, dialoghi continui tra i reparti. Fraseggio sì, ma non troppo. Compattezza sì, ma anche fantasia e libertà di esprimere le proprie doti. Quel che è mancato, finora, ma siamo solo alla seconda giornata, è un po’ di sicurezza ad una retroguardia praticamente impenetrabile pochi mesi fa. Difetti, se così si possono chiamare, a cui Ancelotti sta saggiamente, con calma, ponendo rimedio. Per un Napoli sicuramente competitivo. Se ancora ci fossero dubbi, alla faccia di ogni griglia, l’anti-Juve ha cambiato il direttore, prendendo il top del settore, ma non l’orchestra. Che si racconti una storia nuova, cantano in una canzone. Ma tanto la musica, comunque, suona. E bene.

SOGNI SCUDETTO – Chi si aspettava una risposta al colpo del secolo (Cristiano Ronaldo alla Juve) è rimasto assai deluso. Eppure la squadra dalla campagna acquisti, con una sola cessione ufficiale ed un addio a parametro zero, è uscita parecchio rinforzata nei reparti in cui più peccava. Simone Verdi è un colpo di primo piano per un attacco che, si spera, senza più essere orfano di Milik, assicura gol in quantità. Il centrocampo è stato arricchito dall’arrivo di un talento dal futuro roseo come Fabian Ruiz, una mezzala su cui il Real Madrid continua a tenere gli occhi ben attenti. Inoltre Allan ed Hamsik, col cambio ruolo annesso, sono una garanzia. E poi c’è Zielinski, che sarà la rivelazione di questa Serie A: col Milan due gol, tanto gioco, tanta classe. Un predestinato da tenersi stretto. I soliti Diawara e Rog attendono l’occasione per esplodere, avendone le qualità. Occorreva trovare un demiurgo che li plasmasse a dovere: ora quel demiurgo c’è. Dicasi lo stesso per Ounas: un talento cristallino che Ancelotti si sta già coccolando e che spera di trasformare in un giocatore fatto e finito. In porta Meret è il futuro, Ospina una panchina di lusso. La squadra, insomma, è rinforzata parecchio. Questo Napoli può contendere lo scudetto alla Juve? La risposta è sì. E può farlo su tutti i fronti: non sempre vincono i più forti. E può farlo salendo di categoria nell’unico tassello che manca: la mentalità che ti permette di vincere e perdere sul campo. Non di certo in un albergo a poche ore da un matchpoint scudetto.

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