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La Opinión

Italia masochista: storia triste di un amore folle

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Italia masochista: storia triste di un amore folle

Avevamo atteso per 4 lunghissimi anni questo momento, diciamo pure 8, o forse 12 visto come erano andati i precedenti 2 e come si erano conclusi nel 2006. Un tumulto di emozioni, perché quando sei Campione del Mondo e nei successivi 2 Mondiali vieni eliminato dai gironi senza vincere mezza partita, senza battere nemmeno la Nuova Zelanda, Slovacchia o Costa Rica, hai dentro tanta di quella rabbia che aspetti anni solo per sputare fuori quell’urlo che trattieni da tanto, troppo tempo.

E invece no, è accaduto qualcosa di anche più grande, non andarci nemmeno ai Mondiali. Perché alzi la mano chi non ha detto in quelle due nefaste spedizioni “meglio non qualificarsi che fare queste figure“, ora venga a dirci che pensa la stessa cosa, mentre in questi minuti si scatena la cerimonia d’apertura dei Mondiali in Russia.

I primi che tante generazioni guarderanno senza l’Italia, perché la maggior parte sono troppo giovani, gli altri avevano troppi pochi anni per ricordarsi quell’ultima triste volta che non c’eravamo. Un dolore troppo grande nella notte di San Siro, contro una modesta Svezia priva dell’unico giocatore che avrebbe potuto spaventarci: un dolore talmente grande da restare vivo come un fuoco dentro di noi giorno dopo giorno, fino ad oggi e chissà ancora per quanto tempo. Che, forse, si spegnerà solo il 15 luglio, quando questi maledetti Mondiali avranno fine.

E allora si aspetterà altre quattro stagioni, ma nemmeno ci sarà il fascino dell’estate, sempre se ci saremo: perché saremo, speriamo, in Qatar, nell’inverno del 2022. Eppure, ancora una volta, alzi la mano chi in questi momenti non sta guardando una banale Russia-Arabia Saudita, non abbia giocato una schedina, o magari il fantacalcio applicato al Mondiale.

Avevamo detto tutti, nessuno escluso, che non ci saremmo stati e invece ci siamo. A vedere la Cerimonia d’Apertura, a leggere chi ci sarà e chi no, ad entusiasmarci per i grandi campioni che vedremo, a seguire il caso del Ct della Spagna cacciato nel pieno della vigilia, smaniosi di assistere a Portogallo-Spagna già nella seconda giornata di questi Mondiali. Perché il pallone è così, rotola e tu non puoi non fermare il tuo sguardo su di lui, soprattutto se lo fa sul prato più sognato da bambino, quello dei Campionati del Mondo.

Ci saremo, con nostalgia canaglia, ma ci saremo: sognando, piangendo, rimpiangendo. Ci saremo, perché anche se non potremo farlo coi nostri, restiamo un popolo fatto da 60 milioni di allenatori.

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