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I dieci motivi per cui la Juve ha sconfitto il Napoli

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I dieci motivi per cui la Juve ha sconfitto il Napoli

Il campionato ha ormai emesso i suoi verdetti: la Juventus per la settima volta consecutiva, opera vera e propria che la proietta nel mito del calcio italiano, è campione di Italia. Una vittoria figlia di strategia lungimirante e oculata, ma sofferta e quanto mai prima d’ora sudata, per così dire. Per la prima volta in sette anni la Juve ha forse trovato un avversario che, seppur qualitativamente inferiore e con meno risorse, ha dato filo da torcere ai bianconeri che solo a fine aprile sono riusciti a dare una mazzata al campionato.

Noi di Sportcafe24 abbiamo trovato dieci motivi per cui la Juventus è riuscita, ancora una volta, a compiere un’impresa e a sconfiggere quella che aveva dalla sua tutti i favori del pronostico, il Napoli.

1 – LA SQUADRA

Indubbio dire che la Juventus abbia il team più completo in Italia e tra i più completi in tutta Europa. La strategia del club, quella di investire grazie agli introiti maturati negli anni, dà sempre i suoi frutti. La Juve si rinforza costantemente, senza mai indebolirsi. Quel che conta è il blasone di una società che, dalle ceneri di Calciopoli, è tornata più forte di prima. Dominante come non mai, con un appeal di tutto rispetto e un brand in continua crescita: moderno, innovativo, in perenne evoluzione. Dal 2012 la Juve non sbaglia un colpo, ha sbaragliato la concorrenza. Infine la qualità dei singoli non si discute: dalla difesa al centrocampo, rimpinguato peraltro con l’arrivo di un campione come Matuidi, per finire all’attacco. Un team completo, sempre affamato.

2 – IL CINISMO

Vincere è l’unica cosa che conta, il mezzo è un dettaglio. La Juve ha costruito le sue vittorie vincendo, anche 1-0, ma portando a casa i 3 punti nella stragrande maggioranza dei casi. Un esempio su tutti: la vittoria contro la Lazio al novantaquattresimo. Nessuna fortuna, ma solo freddezza e lucidità ad alti livelli. Le partite, giustamente, finiscono quando fischia l’arbitro, la Juve in questo è maestra. Altro esempio emblematico: 1 dicembre 2017, Higuain gela il “suo” San Paolo, la partita praticamente finisce lì, contro il Napoli. Una sola occasione? Bene, l’importante è sfruttarla sempre a proprio favore.

3 – MORIBONDI, MA MAI MORTI

Noi siamo la Juve e, anche quando sanguiniamo, non moriamo mai” – un semplice concetto, un po’ romanzato ma non nel senso, quello espresso da Gigi Buffon. Fa parte del DNA Juve: quando sembra al tappetto, la Vecchia Signora si rialza, molto spesso più forte di prima. Lo scorso ventidue aprile, contro il Napoli, una mazzata psicologica clamorosa, sulla falsariga della stessa che ha colpito proprio gli azzurri, si è trasformata in un incredibile quanto importante colpo di reni: la Juve non ha mai più subito uno stop. Moribondi sì, ma pericolosi proprio in quel trapasso metaforico, apparentemente definitivo.

4 – ABITUDINE ALLA VITTORIA 

Vincere aiuta a vincere“. Seppur in Europa, per varie ed eventuali, storicamente la Juve faccia fatica a cogliere poi la vittoria finale, in Italia la situazione è diametralmente opposta: in Italia gli scudetti per i bianconeri sono 36 sul campo (34 per la Lega), come nessuno finanche in Europa: nei campionati principali (Inghilterra-Spagna-Francia-Germania) la Juve è la squadra che più ha vinto. Spodestare questa squadra, destinata ancora a vincere, sarà opera dura. Non basterà un’impresa, ci vorrà qualcosa in più. Con conseguenze inaspettate ed imprevedibili.

5 – ALLEGRI 

Se Maurizio Sarri può essere considerato il miglior allenatore dal lunedì al sabato, Max Allegri è il miglior allenatore della domenica. Se c’è da vincere la partita, il tecnico toscano sa come farlo, leggendo le gare come pochi, pochissimi. I cambi giusti, i movimenti giusti, le indicazioni esatte. Allegri, comunque inviso ad una fetta di popolo bianconero, è il valore aggiunto di questa squadra.

6 – DUTTILI ED EFFICACI

Allegri non si è mai legato ad uno schema base, non è stato mai un tipo dogmatico. La grande capacità della Juve di adattarsi a qualsiasi squadra e a qualsiasi condizione di gioco è ormai una prassi. Dal 3-5-2 al 4-3-3 al classico 4-4-2, la Juve non ha una forma, ma solo sostanza. Un punto a favore quando competi contro un avversario che, al contrario, non vince se gioca in condizioni diverse da quelle a cui è abituato di solito.

7 – LA TESTA

Nessuno più della Juve fa delle vittorie una questione mentale. Nessuno ha la forza di reggere e colpire colpo su colpo senza mai retrocedere. Vincere non è normale, ma sempre straordinario e per farlo servono energie che non sono solo fisiologiche ma anche e soprattutto psichiche. La gestione del nervosismo, un esempio su tutti, in momenti delicati della stagione. Un esempio, in Europa stavolta, è il ribaltone quasi riuscito alla Juve in quel di Madrid. Il Napoli, peccato per lui, ha perso uno scudetto “in albergo, non sul campo”. Parola di Maurizio Sarri.

8 – IL SETTIMO SENSO

Ma chi avrebbe mai immaginato Cuadrado terzino? Dopo Mandzukic esterno alto, nella scorsa stagione, questa volta è toccato al colombiano obbedire alle richieste di Max Allegri. Cuadrado sulla stessa fascia di Douglas Costa. Una ricca scelta per il tecnico bianconero. Una squadra per ogni competizione, con la possibilità di dosare le forze e le energie per quando davvero conta fare lo step in più.

9 – LA FORTUNA

Quella che aiuta gli audaci, una componente che non può mai mancare. La Juve ha vinto per merito, ma ha avuto, a differenza del Napoli, anche più fortuna. Soprattutto dal punto di vista infortuni, dove sì, ha sofferto in alcune fasi della stagione ma non ha dovuto fare i conti con due pesanti stop per due infortuni altrettanti pesanti. Avendo poi una rosa completa sotto più punti di vista, con tante alternative, Allegri ha potuto sopperire a qualche mancanza nel corso dell’annata che si sta appena per concludere.

10 – LE DEBOLEZZE DEL NAPOLI

Era un campionato che il Napoli poteva perdere da solo. Ad un certo punto gli azzurri hanno subito un crollo. E questo è da imputare alle mancanze, strutturali e mentali, del club di Aurelio De Laurentiis. La Juve ha grandi meriti, vincere, dicevamo, è sempre straordinario ma mai come quest’anno gli azzurri avevano un discreto vantaggio, soprattutto motivazionale. Ad un certo punto è finanche sembrato che per la Juve, lo scudetto, fosse quasi un ripiego. Così non è stato. La Vecchia Signora ha vinto con forza e grinta e, dopotutto, ha approfittato dei punti deboli di un avversario che ha saputo tenerle testa e che l’ha impensierita fin in casa sua. Ma questa è una storia che non si racconterà: negli almanacchi rimarrà il mito dei sette scudetti consecutivi, di un ciclo che sta andando ben al di là dei suoi tempi naturali.

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