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Le 5 doppiette di squadra che hanno fatto la storia del ciclismo

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Il primo arrivo in salita del Giro d’Italia 2018 ha sorriso alla Mitchelton-Scott, che ha fatto bottino pieno. Tappa e maglia azzurra al ritrovato Chaves (bentornato), secondo posto e maglia rosa per Simon Yates (benvenuto). Una doppietta figlia di una strategia di squadra efficace, che ha permesso ai due capitani di trovarsi nella posizione migliore sul finale. Un risultato raro, ma non unico nel ciclismo, che ha impresso alcune doppiette di squadra nella storia di questo sport. Ne abbiamo selezionate cinque.

5) ITALIA, BALLAN-CUNEGO, VARESE 2008: L’ultimo mondiale su strada conquistato dall’Italia maschile nella categoria élite è una giornata impossibile da dimenticare per gli azzurri. Siamo a Varese, è il 2008, e tutti gli occhi sono puntati sul campione in carica Bettini e sul suo rivale più credibile, Oscar Freire. Nell’ultimo passaggio della salita dei Ronchi i due favoriti si marcano, insieme a Boonen e Valverde. Le seconde linee hanno quindi via libera, e provano una serie di scatti. Quello decisivo porta la firma di Alessandro Ballan, che a 3 chilometri dall’arrivo pianta lì la concorrenza. Lo rivedranno soltanto all’arrivo, quando Damiano Cunego regolerà il gruppetto degli inseguitori andando a conquistare l’argento. L’urlo “Ballaaaan” di Auro Bulbarelli per la telecronaca Rai allo scatto del veneto è già un cult tra gli appassionati di ciclismo.

4) MAPEI, BETTINI-GARZELLI, LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 2002: Un’altra giornata di festa per l’Italia, che per la prima (e unica) volta nella Doyenne conquista le prime cinque posizione della classifica finale. La corsa si movimenta a circa 60 chilometri dal traguardo, quando sulla Côte de la Vecquee Codol attacca per rientrare sulla fuga del mattino. Su di lui rientra prima Garzelli, poi un gruppetto di circa dodici corridori. Tra questi c’è Paolo Bettini, che sulla Redoute rilancia e si porta dietro sei corridori, ricacciando indietro il gruppo che stava rientrando. L’azione decisiva è a meno di sei chilometri dal traguardo, quando Garzelli parte come un missile e si porta dietro solo il compagno di squadra Bettini. Il duo della Mapei-Quick Step arriva fino alla volata, dove il livornese è favorito ed è più fresco. Entrambi ricorderanno nelle interviste future che fu volata vera, ma Garzelli aveva tirato molto più del proprio capitano. Il verdetto è inevitabile: Bettini vince agevolmente, il varesino arriva alle sue spalle. Dietro si piazzano Basso, Celestino e Codol, per un tripudio italiano. E soprattutto della Mapei.

3) LA VIE CLAIRE, HINAULT-LEMOND, ALPE D’HUEZ 1986: La resa dei conti del Tour de France su una delle salite che hanno fatto la storia della Grande Boucle. Di fronte due campioni della corsa francese, due nomi passati alla storia del ciclismo: Bernard Hinault e Greg LeMond. Il francese aveva appena conquistato il suo quinto Tour nel 1985, aiutato proprio dall’americano. L’anno dopo la situazione è ribaltata, con il corridore di Lakewood in maglia gialla alla vigilia del tappone alpino che termina sull’Alpe d’Huez, dopo Galibier e Croix de Fer. Sulla salita decisiva il duo della La Vie Claire-Wonder-Radar prende il largo, facendo presto il vuoto. Lo svizzero Zimmermann, secondo alla partenza, arriverà a più di cinque minuti. LeMond e Hinault spingono al massimo, e alla fine l’americano, che consolida la sua maglia gialla, lascia il successo al francese, alla sua ultima partecipazione al Tour.

2) ITALIA, BARTALI-COPPI, BRIANÇON 1949: Un’edizione del Tour de France ricca di colpi di scena, risolta nell’ultima settimana a vantaggio della coppia italiana più famosa nella storia del ciclismo. La Grande Boucle del 1949, dopo un inizio a tinte francesi, sembra sorridere a Fiorenzo Magni, il Leone delle Fiandre. Gino Bartali tuttavia non ci sta, e il 18 luglio, giorno del suo trentacinquesimo compleanno, si lancia in fuga. La giornata non si rivela facile: al rifornimento il toscano non trova nessun addetto della nazionale italiana, e sull’Izoard soffre una crisi di fame, venendo raggiunto da Coppi. La coppia arriva quindi insieme fino a Briançon. Bartali vince la volata, forse per “regalo di compleanno” del compagno di squadra, forse perché semplicemente più forte su quel terreno.

1) MAPEI, MUSEEUW-BORTOLAMI (TAFI), PARIGI-ROUBAIX 1996: Il primo posto della nostra classifica spetta di diritto a un’impresa che supera la doppietta: il podio di una grande classica come la Parigi-Roubaix occupato interamente da un’unica squadra, la Mapei-GB. La corsa francese si decide nel settore 11, quando il forcing della squadra italiana spezza il gruppetto di testa. Nonostante la perdita del campione in carica Ballerini, attardato da tre forature nell’arco di 12 chilometri, la formazione riesce a staccare tutti i rivali, e rimane davanti con il belga Johan Museeuw e gli italiani Gianluca Bortolami e Andrea Tafi. Dietro Ballerini rientra sugli inseguitori, e insieme a Zanini (della Gewiss) prova a rientrare. Il vantaggio del terzetto di testa scende fino a un minuto, poi l’ammiraglia Mapei-GB si affianca a Ballerini e gli ordina di non dare più cambi. In questo modo i tre davanti arrivano fino al velodromo di Roubaix, quando Patrick Lefevere, DS della squadra, ha già annunciato l’ordine d’arrivo deciso dal patron Squinzi: Museeuw, Bortolami, Tafi. Così è, nonostante qualche rimostranza da parte di quest’ultimo. Ballerini chiude quinto, arricchendo il risultato di un’impresa storica per una squadra di ciclismo.

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