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Calcio Estero

Hernández Hernández, ‘Dentone’ e la faccia più squallida del Clásico

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Erano anni che non mi divertivo così tanto guardando una partita in streaming e ringrazio il ‘mitico’ Hernández Hernández per avermi regalato una serata indimenticabile, nonostante il fastidioso delay tra il mio Acer e il bar culé di Passeig de Sant Joan.

L’ultimo Clásico di Iniesta entrerà nella storia come un documentario di cosa si nasconde dietro la facciata dorata dei club che hanno monopolizzato l’ultimo decennio del club europeo. Il comico Hernández Hernández e il suo arbitraggio trash hanno fatto emergere la vera natura di teatranti adorati come star da quella larga frangia di tifosi che sale sempre sul carro dei vincitori e dei potenti.

L’attore protagonista è sempre Luis, ‘dentone‘ Suárez, che noi italiani conosciamo bene dai tempi della disastrosa spedizione azzurra in Sudafrica. L’ex attaccante del Liverpool si è reso protagonista di oltre 10 simulazioni di tentato omicidio per tutta la durata del match, nel tentativo di far perdere il lume della ragione agli avversari. Ma l’amore è cieco e a 5 minuti dal fischio finale il Camp Nou gli ha tributato addirittura una standing ovation.

L’interpretazione monstre di ‘Dentone’ è stata enfatizzata dall’ottimo cast, tra cui emerge (per la prima volta assoluta sugli schermi planetari) Lionel Messi in versione ‘kamikaze0 su Ramos, Sergi Roberto nei panni di Pacquiao e Gareth Bale emulo di ‘Karate Kid’ su Umtiti.

Abbiamo assistito a 95′ di puro teatro e risse da terze categoria tra le due squadre che avrebbero dovuto regalare alla sconfinata platea uno spot indimenticabile dello sport più bello del mondo, il tutto sotto la supervisione del visionario regista Hernández Hernández.

La faccia più squallida del Clásico conferma come sia impossibile per i veri cultori del calcio tifare per queste due corazzate infarcite di campioni pompati da social, giornalisti e tifosi invasati. Bambini viziati e super milionari che dovrebbero usare la propria immagine per esaltare l’essenza dello sport più amato dal pianeta. È un paradosso, ma Chievo-Crotone e Lazio-Atalanta sono stati dei veri spot del ‘pallone gonfiato’.

Io, come molti colleghi e tifosi, non mi identifico nei colori di queste creature potenti e artificiose, preferisco il calcio dei numerosi club non baciati dal ‘Dio Danaro’ che devono compiere delle imprese per vincere una Champions, una Europa League, uno scudetto o una semplice promozione. Questo calcio non ci appartiene, questo calcio non ci rappresenta.

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