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Diego Simeone, l’antieroe del calcio moderno

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Diego Simeone, l'antieroe del calcio moderno

Nessuno, forse, gli avrebbe dato un euro quando tornò in Italia, ma da allenatore, per salvare il Catania. In molti non sapevano che in pochi mesi Diego Pablo Simeone, el Cholo, aveva creato, cosa non semplice, un gruppo con gli attributi: chiedetelo al Papu Gomez, che di quell’esperienza col tecnico argentino ricorda tutto. Sono passati anni, e di strada, el Cholo, ne ha fatta. Fino a diventare il vero antieroe del calcio moderno, elemento di rottura di una tradizione, quella degli allenatori, troppo abituata a facili cliché e a certi stereotipi. In un posto dove non è ospite, ma padrone, Simeone ha a suo modo rivoluzionato il modo di intendere il calcio e le sue dinamiche. E ci è riuscito con la sua immensa personalità che, nella giornata di ieri, l’ha portato a conquistarsi un’altra finale, in Europa League, dove sfiderà il Marsiglia. Sì, molti diranno che è stato eliminato dalla Roma e dal Chelsea in Champions, che in campionato chiuderà dietro al Barcellona. Intanto, coi Colchoneros, anche quest’anno si giocherà qualcosa di importante, in contrapposizione agli eterni rivali del Real Madrid e all’alter ego dell’argentino, quel Zinedine Zidane così simile eppure così diverso dal Cholo.

Anche contro l’Arsenal, tra andata e ritorno, una lezione gratuita di filosofia, un cambio di tendenza che di volta in volta caratterizza il suo Atletico Madrid che sì, è pieno di ottimi giocatori, ma che ha in lui il suo vero punto di forza. Un allenatore-giocatore a tutti gli effetti, come quando guerreggiava in campo e, se vogliamo, addirittura più granitico che mai. Grinta, garra, ferocia e cattiveria. Ed un unico, solo diktat: “Juega cada partido como si fuera el último“. Un dittatore che non ammette deroghe. Senza mai mollare, pieno di orgoglio e con un’innata capacità di calarsi nelle viscere della sua squadra e del popolo che rappresenta.

L’Atletico cambia spesso forma, mai sostanza. E molto lo deve a questo antieroe in giacca e cravatta, che sbraita e si danna per 90 e più minuti. Senza mai retrocedere: perché è quello che gli hanno insegnato e che per oltre un ventennio, in Italia e nel mondo, ha fatto. A testa alta, sempre. Con rispetto per ogni avversario ma con una incredibile capacità credere sempre e comunque nella forza della propria essenza: senza snaturarsi. Giocando, certamente. Belli, a tratti, ma soprattutto efficienti: conta più altro, in certe situazioni. 

Simeone ha cucito sul corpo dei suoi non una maglia, ma una seconda pelle. Quando un giorno, perché purtroppo arriverà anche quello, saluterà il mondo colchoneros che tanto gli ha dato, si ricorderanno questi anni per il fatto che la tifoseria dell’Atletico, calda e passionale, non è mai più stata il cosiddetto dodicesimo uomo in campo, ma il tredicesimo. Prima c’è el Cholo, il resto viene dopo di lui, dietro le sue larghissime spalle e alla sconfinata consapevolezza nei suoi mezzi e nei suoi metodi. Se ne può parlare all’infinito, intanto il Cholismo dilaga e raccoglie consensi: il Marsiglia è avvisato. 

C’è chi lo ricorda duro e incazzato, chi invece lo ricorderà come uno dei tanti, chi ancora come un buon allenatore ma poco vincente. Qualcuno, mica pochi, lo ricorderanno per quel che è: un antieroe capopopolo, fuori dagli schemi ma capace come nessuno di imporre le sue idee e la sua mentalità. Hasta siempre, Cholo. 

GeDo

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