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Le più clamorose rimonte scudetto della storia della serie A

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Rimonte scudetto: la papera di Sarti che costò il titolo alla grande Inter

Il gol di Koulibaly al novantesimo di Napoli-Juventus rischia di capovolgere le sorti di un campionato che sembrava scritto. Prima di oggi, nessuna squadra che aveva sei punti di vantaggio a sei dal termine, ha mai perso lo scudetto. La banda Sarri potrebbe compiere un autentico capolavoro, dunque. La storia della serie A è però piena di recuperi miracolosi. In molti casi, queste sfide hanno visto protagonista proprio la Juventus, ma vi sono state altre storie epiche. Vediamo una rassegna degli sorpassi più spettacolari della serie A.

L’hannus horribilis dell’Inter (1966-67)

In un’epoca in cui si parla con estrema facilità di “double” o “triplete”, non si può non partire dalla doppia, clamorosa, disfatta della Grande Inter di Helenio Herrera nell’anno di grazia 1966/67. I nerazzurri sono un autentico squadrone e si ritrovano a dominare due competizioni, la Coppa Campioni e la serie A. Nella manifestazione europa giungono all’atto finale contro il Celtic. In seria A, a 4 giornate dalla fine (torneo a 17 squadre con due punti per vittoria) i nerazzurri hanno 4 punti più della Juventus. Il turno successivo, però, i bianconeri dimezzano lo svantaggio, vincendo lo scontro diretto. Ad una giornata dalla fine, l’Inter, si impantana in casa con la Fiorentina e i bianconeri battono il Vicenza, portandosi ad un punto. Il dramma avviene in una settimana, dal 25 maggio al 1 giugno. Prima i nerazzurri vedono sfumare la Coppa Campioni contro il Celtic e, sei giorni dopo, lo scudetto. Una papera di Sarti, a Mantova, costa il ko mentre la Juventus batte 2-1 la Lazio e firma il capolinea della Grande Inter.

Fatal Verona (1972-73)

Torniamo indietro di 45 anni, in una stagione che è passata alla storia per i tifosi del Milan e per quelli della Juventus. Una rimonta epica quella degli uomini di Trapattoni. Ricordiamo che il torneo era a 16 squadre e la vittoria valeva due punti. L’8 aprile 1973, a sei giornate dalla fine, i bianconeri furono sconfitti a Firenze e il Milan guidato dal tandem Cesare Maldini-Nereo Rocco, uscì vittorioso dalla sfida con la Sampdoria. Il distacco, a sei giornate dalla fine era di 5 punti. In mezzo ai due litiganti, per di più, c’era la Lazio neopromossa. Insomma: un film thriller dall’esito inatteso. Nelle successive cinque gare la Juventus battè in successione Palermo, Vicenza, Ternana, Atalanta e Inter, mentre il Milan pareggiò con il Torino e il Cagliari e perse lo scontro diretto con la Lazio. Ad una giornata dalla fine i rossoneri avevano un solo punto su Juventus e Lazio. Fu a Verona che si concretizzò il dramma. La squadra di Cadè, senza più alcun obiettivo, sconfisse i rossoneri per 5-3 in una gara rimasta negli annali. Contemporaneamente, la Lazio perse 1-0 a Napoli e la Juventus battè in trasferta la Roma per 2-1, dopo che all’intervallo, era sotto 1-0. Le reti scudetto furono firmate da Altafini e Cuccureddu.

I gemelli del gol (1975-76)

Tre anni dopo la Fatal Verona toccò alla Juventus subire la rimonta più amara della sua storia, dato che consegnò lo scudetto ai cugini del Torino. Quell’anno, la vena dei gemelli del gol, Pulici e Graziani (36 in due) schiantò gli avversari e consegnò ai granata l’ultimo titolo della loro storia. A nove giornate dalla fine, però, i bianconeri guidati da Parola avevano 5 punti di vantaggio sui rivali cittadini. Da quel momento, però, avvenne il crollo della capolista. Alla ventiduesima Zoff e compagni furono sconfitti a Cesena e il Toro, vincendo in casa contro la Roma, si portò a -3. La domenica successiva si giocò il derby e furono gli uomini di Radice a vincere, riducendo il distacco a un punto. Passò un’altra settimana e avvenne il sorpasso. Terzo ko consecutivo dei bianconeri (a Milano con l’Inter) e successo dei granata con il Milan. Il distacco aumentò fino a 5 punti, ma, ad una giornata dal termine, era appena di uno a favore del Toro. Il 16 maggio, il Toro non andò oltre il pari interno con il Cesena, ma gli uomini di Parola fecero peggio perdendo a Perugia e consegnando il titolo agli odiati rivali.

L’avvento di Sacchi (1988)

Cambiamo totalmente scenario e assistiamo al primo scontro tra il genio della panchina di Sacchi e quello sul prato verde di Maradona. Ad avere la meglio fu il romagnolo, firmando una rimonta entusiasmante. I partenopei, a 5 giornate dal termine si ritrovarono con 4 lunghezze sui rossoneri. Da lì in poi fu un’autentica escalation di Van Basten e compagni. Si iniziò già il turno successivo con la Juventus che stese la capolista per 3-1 a Torino e i rossoneri vittoriosi 2-0 a Roma contro i giallorossi. Il pareggio del Napoli a Verona alla ventisettesima giornata e il successo del Milan nel derby ridussero il distacco a 1 lunghezza. Il ribaltone avvenne nello scontro diretto del ventottesimo turno con il Milan corsaro al San Paolo. A quel punto la squadra di Bianchi scoppiò. Alla ventinovesima, il Milan pareggiò con la Juventus, ma Maradona e compagni, senza più energie, persero a Firenze. Nell’ultimo turno,  un nuovo pareggio di Van Basten e soci con il Como e un nuovo tonfo degli azzurri in casa con la Samp certificarono il primo titolo dell’era Sacchi.

La mano aperta di Abbiati (1999)

Altra rimonta epica del Milan questa volta ai danni della Lazio di Eriksson. In questo caso si tratta di un torneo a 17 squadre e con tre punti per vittoria. La squadra rossonera partì in sordina con molti acquisti nuovi e si ritrovò a lottare per il titolo quasi per caso. A 7 giornate dalla fine il distacco dallo squadrone imbastita da Cragnotti era di 7 lunghezze. Gli uomini di Eriksson però, tra la ventottesima e la ventinovesima incapparono in due ko pesanti nel derby e con la Juventus che ridussero il vantaggio a 1 punto. Cominciò così un testa a testa serrato con il sorpasso di Bierhoff e compagni che avvenne alla trentatreesima, quando gli uomini di Zac triturarono l’Empoli e quelli di Eriksson si faecero imporre il pari a Firenze. L’ultimo turno verrà ricordato per la parata a mano aperta di Abbiati contro il Perugia che consegnò di fatto lo scudetto ai rossoneri. Per i laziali inutile il successo sul Parma.

La legge del contrappasso (2000)

Perugia toglie, Perugia dà Un anno dopo la beffa subita dal Milan è la Lazio che si tramuta da inseguitrice a campione, questa volta ai danni della Juventus di Ancelotti. I bianconeri sciuparono un patrimonio di nove punti a otto giornate dal termine. Alla ventisettesima si arrivò già a -6 con il ko dei bianconeri a Milano contro i rossoneri e il successo della Lazio nel derby. Un solo turno dopo, scontro diretto, successo laziale e -3. Alla trentesima sembrava fatta per Zidane e compagni grazie al pari degli uomini di Eriksson a Verona contro l’Hellas e il loro successo contro l’Inter. Non fu così. Alla trentaduesima la “fatal Verona” è bianconera e la Lazio si portò a -2. Nell’ultima giornata, Nedved e soci stesero la Reggina e la Juventus si impantanò nell’acquazzone di Perugia. Per i biancocelesti arrivò il trionfo con un anno di ritardo.

Il 5 maggio (2002)

Basta la data e nient’altro. Di fatto è la più grande beffa dell’Inter. A cinque dalla fine i punti di vantaggio erano 3 sulla Roma e 6sulla Juventus. Da lì in poi, successe di tutto. Alla trentunesima l’Inter andò ko in casa con l’Atalanta, la Roma pareggiò a Venezia e la Juventus battè il Perugia. I nerazzurri videro così ridotti a 2 i punti sui gialoorossi e a 4 quelli sui bianconeri. A due giornate dalla fine, nuovo stop nerazzurro, a causa di un pareggio con il Chievo. La Roma non ne approfittò, pareggiando a sua volta contro il Milan, ma la Juve si, e, battendo il Piacenza con una bomba di Nedved, arrivò a -1 e sorpassò la Roma.  Quello che successe il 5 maggio è storia: l’uno-due micidiale della Juve contro l’Udinese, gli errori di Gresko, la doppietta di Podolski, le reti di Simeone e Simone Inzaghi e quella di Cassano. L’Inter passò da prima a terza in un mare di lacrime.

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