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Rischiamo una nuova Calciopoli?

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Marcello Nicchi, presidente dell'Associazione Italiana Arbitri

La denuncia è di quelle che faranno rumore, giunge direttamente dal n.1 degli arbitri Nicchi e se la parola Calciopoli giunge dal massimo esponente della classe arbitrale, qualcosa di pesante davvero sta accadendo.

La polemica nasce dalla volontà della CONI di impedire il diritto di voto degli arbitri, un 2% che solitamente poco incide nelle importanti decisioni del Palazzo, ciò nonostante la mozione potrebbe passare, scatenando l’ira dello stesso Nicchi.

Le sue parole sono un fulmine a ciel sereno: E’ anacronistico che il CONI voglia togliere il diritto di voto all’AIA. Si vuole indebolire il peso politico, minare l’indipendenza e la terzietà per aprire uno scenario che potrebbe essere l’inizio di una nuova Calciopoli. C’è qualcuno che vuole mettere le mani negli arbitri, mettere le mani sugli arbitri significa che ognuno dice la sua nelle designazioni e nel modo di arbitrare. Calciopoli è nata proprio perché c’era gente che metteva bocca in cose che non gli competevano. E’ una decisione antidemocratica, perché elimina un diritto di voto meritatamente acquisito che è contrario a una legge dello Stato (la Melandri), agli statuti del CONI e della FIGC”.

L’ira di Nicchi è però dovuta ad altri importanti fattori, fra tutti i gesti violenti di cui sono costantemente oggetto i giudici di gara, soprattutto nei campi delle categorie inferiori: “La situazione interna è drammatica: dalla violenza, ai budget, ai rimborsi in ritardo. E’ incredibile e imbarazzante, si vuole toccare la nostra autonomia. Anche domenica scorsa un ragazzo di 18 anni è stato picchiato da un energumeno di 32, è andato all’ospedale e nessuno dice niente. Ci costringeranno a rimanere a casa perché i genitori non manderanno più i figli ad arbitrare, ad oggi sono 100 gli arbitri picchiati nei vari campionati, noi oggi dobbiamo proteggere questi ragazzi perché nessuno si preoccupa di loro”.

Per Nicchi la questione relativa ad un calciopoli bis è una provocazione, ma fino ad un certo punto. il clima di “odio” attorno alla classe arbitrale continua ad essere alimentata dagli stessi protagonisti del pallone, anche da chi come Buffon vive in questo mondo da oltre 20 anni e rappresenta il Paese a livello calcistico da tempo immemore: “Quanto accaduto è una cosa che devono gestire gli organi internazionali preposti, non esprimo giudizi sull’operato tecnico dell’arbitro. Buffon è un grande campione che si avvia a una bellissima carriera dirigenziale, ma a certi livelli bisogna stare attenti a cosa si dice perché ci sono i ragazzi che ascoltano. Se fosse successo in Italia avrei difeso l’arbitro, che non può essere offeso e minacciato né prima, né durante e né dopo”.

Infine, sull’applicazione della Var e gli sviluppi prossimi, Nicchi afferma con positività per il futuro: “E’ uno strumento che funziona, migliorabile e ormai voluto e accettato da tutti. Ci sono occasioni in cui si deve andare al monitor e altre in cui non c’è bisogno. Ma a decidere è sempre l’arbitro in campo, questo deve rimanere un caposaldo. E’ uno strumento che fa giustizia. L’anno prossimo gli errori saranno ridotti al lumicino“, chiude il n.1 della classe arbitrale Nicchi.

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